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Co-ed: la moda che scardina i ruoli. Utopia o realtà?

Le collezioni co-ed sono il futuro?

In un mondo caotico, contrassegnato dal frastuono, una dose di cambiamento è necessaria. Il mondo della moda ne è sempre più cosciente e traduce questa consapevolezza portando sulle grandi passerelle internazionali la formula co-ed, che unisce le creazioni delle collezioni maschili a quelle femminili in un unico fashion show. Tutto sembrerebbe indirizzarsi verso un futuro più rilassato, diverso, dove la moda non è più forzata.

Il cambiamento

In un ambiente piatto un cambiamento dall’impronta moderna è necessario. Se ci pensiamo, la nostra vita quotidiana è segnata da fratelli e sorelle che spesso si scambiano – o meglio, “rubano” – gli abiti l’uno dell’altro. Il risultato è un guardaroba rigenerato, con capi dall’aspetto formale, casual e uno stile street.

Per troppo tempo la moda è rimasta imprigionata in questa gabbia dorata contraddistinta da generi e tendenze. Oggi gli stilisti pensano che il cambiamento debba partire da un’unione di questi riferimenti senza compiere una classificazione, così come riescono a fare le nuove generazioni X e Y, ma anche i Millennials.

Sicuramente la società, l’ambiente entro cui viviamo, condiziona il nostro modo di pensare e agire. Il nostro guardaroba fa un po’ da specchio di questa cultura stereotipata e, forse, è solo liberandoci dai suoi limiti che saremo in grado di comprendere noi stessi e tutto quello che ci circonda. Di questo fa parte anche la rivoluzione in atto nella moda maschile e femminile.

Una moda più sostenibile

Il mondo del fashion non solo sta proiettando tutti verso una distinzione di genere più sfumata, ma si presta a essere anche una scelta inclusiva ed ecologia: i brand possono organizzare meno sfilate e di conseguenza meno spostamenti, promuovendo un messaggio e un modello di mercato più green.

Su questo argomento, in un’intervista, Marco De Vicenzo ha espresso la sua opinione:

Io credo che siano una diretta conseguenza del ritmo. Dal punto di vista creativo pensare due collezioni insieme è molto più facile e per me crea anche un’uniformità di espressione maggiore. Credo che tutti i designer affaticati dalle collezioni continue, abbiano voglia di lavorare a un progetto unico. E poi devo dire che è innegabile che l’estetica del mondo maschile e femminile si stia sintetizzando in una. Ci sono molti mercati come soprattutto quelli orientali dove le differenze sono ancora del cliente – del compratore – e si sono assottigliate. Io stesso negli anni ho venduto per esempio capi da donna anche a uomini.

Alcune collezioni

Burberry nel 2019 ha proposto una collezione del tutto inedita, firmata Riccardo Tisci. Vi troviamo gonne contraddistinte da pieghe profonde, bluse con linee femminili, corsetti e abiti di strada.

La caratteristica che più mi entusiasma in Burberry è che il marchio si rivolge a tutti, a prescindere dall’età. Pensando alla mia prima campagna qui, sapevo che avrei voluto accanto un gruppo di collaboratori per aiutarmi a interpretare pienamente ciò che questa grande casa di moda rappresenta per tante persone di generazioni diverse, a livello nazionale e internazionale.

Burberry da tempo è molto attento all’inclusività e alla sostenibilità. In quest’occasione l’abbigliamento uomo è affiancato all’eleganza dei capi femminili con motivi-fantasie vivaci, giovanili e rivoluzionarie.

Nella collezione Cruise di Dior, Maria Grazia Chiuri ha prestato molta attenzione al tema del girl power e alla determinazione del mondo femminile nell’affrontare certe situazioni in ambito privato e professionale. Il risultato si è tradotto in un mix di combinazioni tra abiti bianchi, gonne voluminose, stivali neri e cappelli da cow-boy. Con l’intento di spiegare le sue ragioni, la direttrice creativa dell’omonimo marchio ha affermato:

Mi piacciono le Escaramuzas o Adelitas, le donne soldato della rivoluzione messicana, perché fanno qualcosa che è così macho, con indosso però, costumi eleganti e femminili.

https://cloth-fabric.tumblr.com/post/635008302174044160/gucci-fall-rtw-2019

Gucci è stato uno degli iniziatori del concetto di co-ed, ma con la collezione autunno/inverno 20/21 ha deciso di lasciarsi alle spalle questo tipo di sfilate uomo e donna, allargando maggiormente il dibattito sulla mascolinità e più in generale sull’uomo. Il messaggio è cristallino e d’impatto: Alessandro Michele desidera che le persone arrivino a comprendere che non serve conferire agli abiti significati, simboli e ruoli che la società ha stabilito fino a questo momento. Queste indicazioni di ordine sono tutte menzogne, inganni: bisognerebbe liberarsene.

Il pensiero critico  ci aiuta a comprendere che l’obiettivo di cui abbiamo parlato è quasi impossibile da raggiungere.

I ruoli sono difficili da abbattere perché sono funzionali alla politica che, attraverso essi, governa più facilmente le persone.

Nella società odierna è diventato sempre più complicato accettare questa cultura caratterizzata dalla prevaricazione; manca il tipico racconto mitico dell’antica Grecia, che rendeva tutto più facile. Fortunatamente la semplicità o le scorciatoie non sono una prerogativa e Alessandro Michele, con il suo lavoro, ha deciso di porre l’attenzione sulla cultura maschilista ancora molto presente, invitando gli uomini a tornare a scuola per studiare un modo migliore per essere maschi.

Tornare a sfilare con l’uomo è stata l’occasione per riflettere sulla mascolinità, ma non ho voluto fare una narrazione che esclude quella mainstream: vorrei soltanto dire che la mascolinità non è soltanto quella cosa che ci è stata insegnata. Ai maschi come alle femmine sono state raccontate cose sui loro ruoli sociali e personali che oggi sappiamo essere inesatte. Entrambi i sessi hanno subito delle modificazioni culturali. In questo show ho immaginato di tornare un po’ bambino, che è il momento in cui ci è permesso di non essere etichettati. Siamo più liberi, perché poi quando cresciamo arrivano i divieti: questo non lo puoi più fare. Tornare a essere infantili è dire ‘Impariamo di nuovo’. Essere maschile in un modo stereotipato è pericoloso per entrambi: l’uomo ne è schiavo, la donna lo subisce. Forse all’asilo si era tutti uguali, lì si è tutti bambini.

Definire i ruoli è diventato sempre più complicato. Probabilmente la direzione verso cui si stanno indirizzando molti marchi ci porterà, in un futuro, a una realtà più fluida, labile, in cui tutti possono sentirsi se stessi. Tutto ciò rappresenta qualcosa di quasi utopico: difficile dire se si arriverà mai a cancellare quella linea spessa che divide maschile e femminile.


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