Viaggiare – Reportage di vite in viaggio

Viaggio, dal latino viaticum, cioè “viatico”. Nella Roma antica il viatico era l’insieme delle cose necessarie a chi si metteva in viaggio. Curioso, no? L’idea del viaggiare nasce, dunque, in funzione degli oggetti e delle persone che portiamo con noi per il viaggio. Se ci pensate, non tutti gli spostamenti sono considerati viaggi.  

Ulisse, il primo viaggiatore

Il viaggiatore per antonomasia è lui, il solo e unico: Ulisse. Il suo è un viaggio di ritorno, vero, ma è chiaro che non si possa esaurire con l’arrivo alla sua Itaca: il tragitto consiste nel superare mille pericoli, ostacoli, prove e nel vivere esperienze diverse. Quindi, il significato del viaggio è in questo caso principalmente nel suo percorso.  

Ma cosa significa viaggiare? Ovviamente non esiste una risposta univoca. Di viaggi ci parlano un’infinità di autori di ogni epoca, ma coloro che meglio riescono a fare del lettore il proprio compagno di rotta sono coloro che effettivamente l’hanno sperimentato. Il viaggio, tuttavia, ha un sapore, un profumo diverso per ognuno di loro, e soprattutto ciascuno di questi giramondo gli attribuisce un significato differente. Denominatore comune è sicuramente la scrittura: scrivere per ricordare, per documentare, per raccontare, per vivere. La scrittura, nella sua semplicità, accompagna ciascuna di queste personalità e i loro percorsi.  

Il giro del mondo con i più grandi autori viaggiatori

Lo storico della storia

Erodoto di Alicarnasso (485-425 a.C. circa) è considerato il “padre della storia”. Dedicò la sua intera vita a viaggiare. Unici strumenti che utilizzava e fedeli compagni di viaggio furono il suo sguardo curioso, l’ascolto attento e la riflessione critica sui dati raccolti. Non aveva alcuna intenzione di parlare di antichi miti, eroiche gesta o vicende divine, piuttosto:

Lo scopo è quello di impedire che i fatti degli uomini finiscano per sbiadire con il tempo e perdano la dovuta risonanza imprese grandi e degne di ammirazione.

Ciò che Erodoto raccontò nei suoi scritti era il risultato di una ricerca personale (histories apodeixis, dal greco letteralmente “esposizione di una ricerca”). Questo era per lui il viaggio: ricerca. E il suo lavoro di storico consisteva nel raccontare di queste sue indagini. 

Il sognatore anticonformista

Jack Kerouac fu il padre della Beat Generation, descritta dallo stesso così: “un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondo”. Antitesi del letterato, Kerouac decise di viaggiare a 17 anni, di percorrere l’America vivendo “sulla strada” – come intitolerà il suo più celebre romanzo – e così iniziò a scrivere. A noi lettori racconta di una generazione disillusa che non ha aspettative per il futuro; ci narra della strada e di piccole avventure all’apparenza insignificanti. L’America degli anni ‘50, in piena Guerra Fredda, fa da sfondo alla desolazione dei giovani ribelli che spostandosi cercano sé stessi sulla strada. Anche per Kerouac vagare rappresentava un’inquieta indagine su sé stesso: la ricerca di una meta ancora sconosciuta.  

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»

«Dove andiamo?»

«Non lo so, ma dobbiamo andare»

L’Oriana

Si spiega da sé. A pensare a come definirla, niente sembra più adatto di “L’Oriana” perché Fallaci era questo. Nei suoi scritti trapela la sua tenacia di giornalista e scrittrice, ma soprattutto di narratrice di vite. Il suo viaggiare diventò quasi un dovere nei confronti dell’umanità: lei non ricercava, ma scavava. Giorno dopo giorno, durante i suoi viaggi, si assumeva la responsabilità di raccontare ciò a cui assisteva con la fermezza di un soldato. Entrava con mani e piedi nella vita delle persone, le osservava da vicino e le raccontava. 

Indubbiamente scrisse di guerre, atrocità, grandi eventi del Novecento, ma sopra ogni altra cosa si erse a testimone del presente in cui viveva e delle vite che incrociava. Fu testimone della Resistenza, della guerra in Vietnam, delle rivolte studentesche, del primo allunaggio e tanto altro. E per tutta la sua vita scrisse: questo era il viaggio per lei.

 

Il Maestro

Ryszard Kapuscinski era uomo per nascita, vagabondo per scelta. Da infaticabile viaggiatore qual era, attraversò continenti, rischiò più volte la vita e raccontò ogni cosa. Maestro di tolleranza, rispetto e curiosità verso l’altro. Era convinto che ogni cultura avesse la propria dignità e il rispetto fosse l’unico modo per sopravvivere e vivere in pace. “Dallo scambio e dalla comprensione reciproci scaturisce l’essenza stessa della nostra identità” (tratto da un’intervista rilasciata nel 2005 dopo l’uscita del suo libro In viaggio con Erodoto). Viaggiare per lui era conoscenza di séInfatti, nella stessa intervista affermò che:  

Ci sono due strade da percorrere simultaneamente per capire il mondo. Una ti porta in giro per il mondo, l’altra dentro te stesso. […] Il viaggio serve a fare esperienza dei propri sentimenti, del proprio pensiero. Non si possono separare.

Il giornalista itinerante

Tiziano Terzani è stato un grande reporter italiano del ‘900. Anche questo autore dedicherà al viaggio una grossa fetta della sua esistenza, significando per lui soprattutto conoscenza e tanto, tantissimo confronto. Un confronto che Terzani troverà soprattutto in Asia e che ci racconta nel suo libro Un indovino mi disse. Titolo bizzarro che si riferisce a un evento particolare accaduto al giornalista: un anno un indovino gli disse che nel 1993 avrebbe dovuto evitare gli aerei. Lui colse questa occasione, usandola più come un escamotage che per scaramanzia, per riscoprire il viaggio via terra e via mare. Così partì da Laos e in un anno viaggiò per tutta l’Asia, raccontando non tanto dei ministri e delle grandi personalità, ma della gente comune. Ecco che con Terzani si delinea un altro modo di intendere il viaggiare: non tanto come una ricerca, ma come una riscoperta di vite lontane e silenziose derivante dall’incontro con il diverso. 

Ritorno alla realtà: il viaggio per noi

Arrivati a questo punto, dopo aver accompagnato questi grandi autori a spasso per il mondo e nel tempo, la domanda sorge spontanea: ma allora, cosa significa viaggiare? Un termine all’apparenza semplice, dall’uso quotidiano. Ma se proviamo a cercarne la definizione sul dizionario non ne troveremo una soddisfacente che catturi tutte le sue sfumature. Viaggiare è conoscere, testimoniare, confrontarsi, ma anche meravigliarsi, stupirsi, crescereNon esiste un’unica risposta, è chiaro ormai, ma una cosa è certa: viaggiare significa vivere.


FONTI

Unaparolaalgiorno.it

Storicang.it

Culturificio.org

Doppiozero.com

Jack Kerouac, Sulla strada, Mondadori, 1957

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