Liliana Nechita, l’Imperatrice

Il primo romanzo di Liliana Nechita è L’imperatrice, pubblicato in Romania nel 2017 e in Italia nel 2021 da Fve editori. Consiste in una saga familiare che ruota attorno a Olga, matriarca e contadina rumena. Ha vissuto la guerra, la fame e la privazione che ha comportato; ora è orgogliosa del suo benessere relativo. Più di una volta nel corso del romanzo afferma che, se avesse studiato, sarebbe stata imperatrice.

L’imperatrice è incentrato sulla sopravvivenza: la protagonista ha lottato tutta la vita per sfamare se stessa e i suoi cinque figli, che si trasferiscono tutti in città. Olga ormai è vecchia e rimasta sola dopo la morte del secondo marito.

A raccontare di Olga è la nuora Elena, che col tempo conquista la sua benevolenza dimostrandosi instancabile a zappare la terra. Descrive la suocera con ammirazione e un certo timore reverenziale. In qualche modo entrano in sintonia, si occupa di lei anche dopo un ictus che la porta alla perdita dell’autonomia. Ma verso la fine la narratrice dichiara di aver smesso di amare la suocera in questo momento:

“Ma tu perché non trovi qualcuno per dare in adozione le tue figlie?” All’improvviso, l’anima mi si gelò: “Che cosa stai dicendo? Non ho capito.” Avevo inteso, ma non volevo comprendere. “Guarda che è costoso crescere i figli! Se solo pensi a quanti calzini devi comprare finché diventeranno grandi. Ti spaventi a pensarci; adesso sono piccole e non chiedono tanto, ma vedrai più tardi, mica devi tribolare per tutta la vita!” […] Sapevo anche che non dovevo prendermela troppo, i bambini per lei erano come dei gattini. Non era cattiva, ma sapeva che si può sopravvivere anche senza dei figli. Non era egoista, ma aveva paura della povertà estrema: si ricordava i giorni in cui lavorava sul campo, riceveva un pezzo di pane e non lo mangiava per portarlo a casa, i suoi figli l’aspettavano affamati.

Liliana Nechita

Liliana Nechita è una scrittrice di origine rumena. Da più di quindici anni si trova in Italia, dove ha lavorato a lungo come badante. Oltre a L’imperatrice ha pubblicato Ciliegie amare (2017) e Bambole di fango (2019), mentre il suo primo libro scritto in italiano è Piccola mamma (2020). Ciononostante non si definisce una scrittrice, dichiara di essere solamente una persona che ha delle cose da dire. Infatti si distingue con il suo impegno sociale, per il quale  in Romania ha ricevuto il Premio donna dell’anno nel 2013.

Non riuscendo a trovare un altro lavoro, Liliana Nechita fa ancora la badante e, quando la signora di cui si occupa si riposa il pomeriggio, apre il portatile e scrive.

L’autrice racconta che in Romania, pur lavorando in una fabbrica di vestiti, riusciva sempre a ritagliarsi la sera il tempo per leggere e scrivere. I libri oltretutto sono l’unica cosa che le era rimasta durante il regime di Ceausescu, che Liliana Nechita, nata nel 1968, ha vissuto. Ci trasporta poi in un mondo che ha sperimentato, perché sembra essere lei stessa Elena.

Lo spopolamento e il lavoro delle donne in una società atemporale

Ci viene offerto uno scorcio di un mondo del tutto estraneo alla nostra quotidianità. L’autrice ci permette di entrare in una società contadina atemporale, che si staglia solida sulle tradizioni, intatta di fronte ai mutamenti della modernità e del regime. Qui il tempo è scandito dalle feste religiose e le credenze popolari spingono a risolvere gran parte dei mali, scacciando il malocchio. Si trascorre tutta la vita nello stesso luogo, senza smettere mai di lavorare.

Con gli anni la campagna si spopola per l’assenza di terra e di opportunità di una vita migliore. I giovani si stabiliscono in città oppure partono verso l’Italia, spesso clandestinamente, perché la Romania all’epoca non faceva parte dell’Unione Europea. Dunque perdono i contatti con la famiglia rimasta nel paese d’origine e, se tornano, lo fanno dopo anni. In questo caso però, tendono a tacere l’emarginazione e il trattamento subito.

Le donne intanto si spezzano la schiena per occuparsi della famiglia, della terra, degli animali. Sfamano i figli, mentre gli uomini appaiono raramente. Spesso tornano a casa ubriachi, pretendono la cena e riempiono le mogli di botte e ingratitudine. Constantin, il secondo marito di Olga, muore tornando dalla casa dell’amante. Olga con l’età ha imparato come comportarsi e sopravvive a entrambi i suoi due mariti. È indipendente e non ha intenzione di sposarsi di nuovo per poi fare da schiava, anche se un uomo molto ricco sarebbe disposto a sposarla.

Il contesto storico

Ceausescu si autoproclama presidente nel 1974 e instaura uno dei peggiori regimi del blocco sovietico, più indipendente dall’URSS rispetto ad altri paesi dell’Est Europa. Avvia un processo di deruralizzazione a favore dell’industria. Eppure il Paese rimarrà sottosviluppato: infatti, negli anni ’80 la popolazione si ritrova a soffrire la fame per la scarsità dei generi alimentari, spesso anche priva di elettricità.

Inoltre Ceausescu nella sua megalomania fa realizzare monumenti e opere pubbliche che esaltino la sua grandezza: la metropolitana più grande di tutta Europa, un palazzo enorme e l’autostrada. Il presidente e la moglie Elena vengono giustiziati nel 1989 con una rivoluzione sanguinosa. Al crollo del regime il Paese è in ginocchio, carente dei servizi essenziali e il contesto, che descrive Liliana Nechita, seppur successivo a Ceausescu, deriva da questa dittatura.

L’imperatrice, una lettura che affeziona

Liliana Nechita riesce a dar voce agli invisibili e a dar vita a una realtà con la quale non avremmo altro modo di entrare in contatto. L’imperatrice è un libro che si legge tutto d’un fiato: all’inizio si ha l’impressione di spiare qualcosa d’altro da sé, senza esporsi, ma con grande curiosità. Poco dopo la familiarità che si prova verso questo mondo contadino e i suoi abitanti cresce. Anche se il contesto è così distante da ciò che ci è noto, siamo condotti a comprendere le sue tradizioni, le sue abitudini e la sua morale, pur senza arrivare a condividerli. L’effetto si verifica grazie al potente legame empatico creato dall’autrice. Infatti il romanzo è basato sull’intrecciarsi di relazioni umane, si racconta di donne, uomini e delle loro storie. Eppure parla di vita narrando una storia: questa potrebbe essere la centralità della sua forza, così autentica e vera. In definitiva è una lettura che affeziona e della quale, una volta terminata, si sente la mancanza.


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