Nikita Golubev: lo street artist moscovita che dipinge con la polvere

Si sa, il mondo della Street Art negli ultimi decenni si è arricchito di una grande varietà di orientamenti artistici, intrapresi attraverso le strade più insolite e le tecniche più bizzarre. Ne è un esempio Nikita Golubev, in arte ProBoyNick, artista e illustratore di Mosca. Dal 2017 realizza raffigurazioni incidendo, semplicemente con le dita della mano o eventualmente piccoli pennelli, lo strato di polvere e di smog che si accumula sulle carrozzerie e sui vetri delle auto e dei furgoni.

Mediante semplici lavorazioni in negativo, Golubev toglie gli strati di polvere e smog, ricavando pregevoli raffigurazioni di diversa natura. Le sue preferite sono le composizioni di animali, ma talvolta i suoi lavori sono arricchiti con riferimenti a grandi opere del passato. Come nel caso delle “mani in preghiera” tratteggiate sugli sportelli posteriori di un furgone moscovita, che rimandano ad un disegno di Albrecht Dürer per uno studio del 1508. 

Dirty Painting: “anche lo sporco luccica quando brilla al sole

Proprio in riferimento ai particolari interventi artistici attuati, l’artista russo definisce la tecnica da lui impiegata come “Dirty Painting”. Letteralmente una “pittura con lo sporco”, quello della polvere e dello smog che si stratifica sulle automobili su cui interviene. 

In questo senso è lo stesso Golubev ad aver dichiarato di aver fatto propria, come un mantra artistico, la celebre frase (una delle tante) di Goethe, che recita:

Anche lo sporco luccica quando brilla al sole.

Da questo punto di vista, l’operazione artistica che sta alla base degli interventi di Street Art di Nikita Golubev apre un’interessante riflessione sulle potenzialità intrinseche della rappresentabilità. In questo caso si esprime come una riappropriazione (tipica della contestualità della street art) di circostanze oggettive, materiali e ambientali date (le superfici sporche delle auto/camion). Queste vengono riconfigurate dall’artista ai fini della raffigurazione, trasformando qualcosa di “sporco” in qualcosa di piacevole allo sguardo. 

Insomma trasformare lo sporco in “sporco che luccica” è uno dei principi che stanno alla base dell’operazione artistica dello street artist moscovita. 

Il carattere degli interventi di ProBoyNick

Con la firma di ProBoyNick, i lavori realizzati vengono fotografati e pubblicati sul relativo profilo Instagram. Grazie a questo, l’artista trova la possibilità di catturare in modo permanente le sue composizioni, che diversamente svanirebbero con il movimento delle automobili. 

Quello che infatti occorre sottolineare è il carattere costitutivamente effimero degli interventi di Golubev. Come molte altre tecniche oggi impiegate dagli street artist, anche quella di ProBoyNick, e grazie alla quale si è fatto conoscere attraverso i sociali, non può che portare alla realizzazione di composizioni figurative che si esauriscono velocemente. Questo proprio perché ricavate su automezzi sporchi di polvere o terra ma che poi, sia per effetto del movimenta sia – banalmente – perché lavati, vengono ripuliti dagli strati sedimentati. 

L’artista impiega mediamente solo trenta minuti per le sue composizioni, destinate ad esaurirsi più o meno con la stessa velocità.

Tra il site-specific e l’effimero

Da questo punto di vista, analizzando l’attività di Nikita Golubev contestualizzata nel più ampio bacino dell’arte contemporanea,  i suoi interventi artistici  si collocano perfettamente sul confine tra due versanti e orientamenti caratteristici degli ambienti artistici attuali.

Da un lato, come si è ribadito più volte, Golubev rientra a pieno titolo nell’ambito della street art ed è peraltro così che lui stesso si definisce e si rappresenta. Nonostante l’insolito materiale artistico infatti, l sua attività è sempre mirata a intervenire su circostanze urbane preesistenti (un automezzo sporco di polvere/terra) per modificarle, riconfigurandone l’orizzonte di senso. 

Dall’altro lato e al tempo stesso, come si diceva, le opere dello street artist sono sempre caratterizzate da una natura effimera, dovuta al materiale e al contesto di realizzazione. In questo senso, proprio perché destinate a scomparire, nel loro piccolo rientrano a pieno titolo in un orientamento artistico che comprende  anche il celebre e pluripremiato artista sudafricano William Kentridge.

Triumph and Laments (2016) di W. Kentridge: l’effimero nell’arte contemporanea

Non è un caso che alcuni abbiano ravvisato una certa connessione, pur nella siderale distanza artistica che li separa, tra due registri stilistici. Da un lato ci sono artisti come Golubev, che operano intenzionalmente con materiali e superfici destinate a consumarsi, dall’altro l’opera del site-specific di Kentridge, Triumphs and Laments, realizzata nel 2016 a Roma sui muri che costeggiano il percorso pedonale del lungo Tevere. L’opera di Kentridge, intenzionalmente realizzata con materiali effimeri, consisteva in una lunga raffigurazione murale di figure, personaggi ed eventi che hanno caratterizzato la storia di Roma. Da quella antica a quella recente, dall’antichità imperiale agli eventi legati agli anni ’70, come ad esempio l’assassinio di Aldo Moro.

Sezione dell’opera Triumphs and Laments, W. Kentridge, 2016, Roma lungo Tevere

In questo modo, passato e attualità convivono in una lunga processione, che a tratti ricorda il fregio srotolato di una colonna coclide. Su questa si articola una dialettica tra gloria e sconfitte, fasti e miserie che hanno caratterizzato la storia, recente e passata, della capitale. Nella direzione di suggerire il carattere effimero dell’esistenza – e della storia – verteva anche la tecnica impiegata da Kentridge. Il lungo e monumentale fregio (550m. di lunghezza x 10m. di altezza) era stato realizzato dall’artista sudafricano. La tecnica consisteva nella rimozione della pellicola biologica stratificatasi sulla pietra (licheni, residui organici ecc.), che lentamente si sarebbe riformata fino a cancellare ogni segno dell’opera. 

Nonostante l’evidente distanza e qualità artistica che separa un grande artista come William Kentridge dallo street artist Nikita Golubev, entrambi sembrano essere, ciascuno con la propria specifica arte, indicativi di alcuni aspetti ricorrenti della temperie artistica contemporanea.


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