Alwar Balasubramaniam: tra materia e assenza

Alwar Balasubramaniam noto anche come Bala, è un artista indiano, nato nel 1971, che opera con una varietà di espressioni artistiche diverse come la scultura, la pittura e la stampa. Il suo lavoro, che spazia in soggetti dal corpo sinuoso e frammentario e il suo rapporto materiale con il mondo all’ombra di un’ombra, è stato oggetto di consensi internazionali ed è stato presentato in musei e mostre in tutto il mondo. Bala si muove tra la presenza e l’assenza, la materia e l’inconsistente, cercando di trovare una simbologia intrinseca nel nostro mondo.

Una formazione artistica internazionale

L’interesse di Bala per l’arte è vivo fin dalla sua prima adolescenza. Ha infatti conseguito nel 1995 il  BFA (Bachelor Of Fine Arts) presso il Government College of Arts della città indiana di Chennai.  Qui è iniziato il suo percorso formale con un focus sulla stampa, che poi si è sviluppato in corsi post-laurea all’Edinburgh Printers Workshop (EPW). E nella capitale scozzese hanno dunque preso vita i suoi primi lavori, concentrati su stampe e dipinti. Bala non ama però essere connotato come artista, ma preferisce nominarsi come una persona che crea arte. Questo perché la sua tecnica artistica si focalizza su ciò che deve essere espresso e sui materiali più adatti a farlo. Non lascia quindi che il materiale ispiri il suo lavoro e crei un’opera di conseguenza.

Allo stesso modo, il lavoro di Bala, a differenza di quello di molti suoi contemporanei, evita in gran parte i riferimenti alle realtà sociali o geografiche contemporanee. Il nostro, invece, centra il suo lavoro sul corpo e sulla sua relazione con il mondo materiale. E la sua peculiarità sta nel concentrarsi in particolare sugli elementi immateriali (luce, aria, ombra), perché sono questi che strutturano l’esperienza fisica.

L’arte risponde a domande esistenziali

Ogni opera d’arte di Bala, quindi, rispecchia le domande che l’artista pone a sé stesso e le particolarità che lo affascinano del nostro mondo. I suoi interrogativi riguardano dunque la soggettività della nostra percezione, la nostra fede o l’incredulità di fronte a qualcosa che non può essere visto e toccato. Non solo, ma si concentra anche sulla posizione che i nostri corpi hanno in relazione a noi stessi e al nostro mondo. Le sue opere forniscono dunque più sfaccettata comprensione di queste domande. Perché Bala gioca con le nostre percezioni, i nostri preconcetti, proponendo un nuovo modo di vedere le cose.

Allo stesso modo, molte delle opere di Bala riguardano l’energia, quella forza animatrice invisibile ma assolutamente fondamentale della vita. Tuttavia, mentre le sue opere precedenti si riferivano spesso all’energia in modo visivamente simbolico, questa alla fine diviene una presenza sempre più  latente nelle sue composizioni. Una forza evocata piuttosto che indicata, conosciuta solo dai suoi effetti. Le installazioni dinamiche di Energy Field (2009) o Link (2009), ad esempio, possono manifestare fisicamente la presenza di forme di energia. Queste non si vedono e al tempo stesso confondono e stuzzicano lo spettatore,  sottolineando la miriade di forze non visibili al lavoro nel mondo fisico.

Arte come inclusione totale: usare il proprio corpo come mezzo

Spesso usando il proprio corpo come base per le sue sculture, Bala si impegna in un’indagine profonda, ma non priva di umorismo, sulla metafisica dell’essere. Molte delle sue serie scultoree, infatti,  hanno incluso parte della componente umana, concentrandosi in particolare sulla pelle come confine letterale e metaforico che separa l’interno dall’esterno, il visibile dal nascosto, il sé dal mondo esterno.

Self in progress

In un primo lavoro, Self in progress (2002), ad esempio, una figura seduta a grandezza naturale, presa dal suo stesso corpo, appare radicata all’interno di un muro. La creatura viene catturata a metà di questa soglia di transizione, entrando da un lato del muro ed emergendo da un altro, con una testa non visibile, apparentemente bloccata all’interno della parete. La scultura sembra così un’audace affermazione della volontà dell’uomo, che rende la materia parte di sé, rimanendo inerme. Per un momento che passa, sembra esistere una connessione tra tutte le cose animate e inanimate, l’arte e lo spazio in cui vive diventano una cosa sola. Come ha osservato l’artista una volta:

Di solito cerchiamo chiarezza nei dettagli mentre l’intera immagine può essere sfocata. Per me la vita non riguarda momenti chiari ma cerca chiarezza nella vita nel suo insieme.

Il messaggio delle opere di Bala: i limiti dei nostri sensi

Quello che Bala riesce a dirci è che i nostri sensi sono così limitati, che non si può capire o percepire tutto. C’è un modo per percepire tutto quello che vediamo come un simbolo o un segno? E per arrivare davvero al punto, dovremmo andare oltre, andare dall’altro lato del muro, come se fosse invisibile. Perché quando vediamo camminare qualcuno, vediamo le orme. Ma se estrapoliamo quelle orme dal tutto e proviamo ad analizzarle, non troveremo l’essenza del viaggio. Perché? Perché il vero viaggio avviene tra quelle orme, le quali non sono niente se non un segno del tempo che passa.


FONTI:
ted.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Sbuffo cerca redattori!

Unisciti a noi come associato e comincia il tuo percorso di formazione giornalistica: quattro articoli al mese in una realtà giovane e propositiva, dove sarai affiancato da correttori di bozze e da tanti collaboratori volenterosi di crescere e migliorarsi!

Inviaci il tuo articolo di prova inedito a

info@losbuffo.it

e se vuoi... Aiutaci a spargere la voce!
Grazie