Le super band: il top e il flop della musica

Non è raro sentire parlare, nell’ambito della musica specie rock e pop, di super gruppi o super band per designare un gruppo musicale – spesso temporaneo – formato da artisti già noti per la loro carriera in altri complessi musicali o per la loro carriera da solisti. Si tratta di un fenomeno molto in voga tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta: alcuni ebbero fortuna e durarono a lungo, altri furono parentesi brevi e fugaci per evadere dalla solita routine.

Oggi vedremo, dunque, quali furono le formazioni più importanti di cui sicuramente avrete sentito parlare e quali lavori discografici portarono sul mercato musicale internazionale.

Crosby, Still, Nash & Young

Un nome che è tutto un programma. Forse uno dei super gruppi per eccellenza quello formato da David Crosby già cantante e chitarrista dei Byrds, Stephen Stills, allora cantante dei Buffalo Springfield, Graham Nash tastierista e chitarrista del gruppo inglese Hollies, e Neil Young, presente anch’egli nei Buffalo Springfield e successivamente nei Crazy Horse.

La storia della formazione, come accade spesso, è travagliata e vede l’entrata e l’uscita di scena di alcuni componenti. Tuttavia, il collettivo musicale riscosse un notevole successo anche dal punto di vista delle vendite.

Il gruppo prese forma attorno al 1968: tutti e quattro i componenti provenivano da esperienze folk-rock e i primi che si incontrarono con l’intenzione di collaborare a un progetto ampio furono Stills e Crosby, ai quali si aggiunse poco dopo Nash, reclutato dai primi due per il contributo importante che poteva dare.

Così nel 1969 uscì il primo lavoro dei tre, intitolato semplicemente Crosby, Stills & Nash.

Possiamo dire che galeotto fu il Festival di Woodstock. In in quell’occasione, infatti, si aggiunse anche Neil Young e la formazione si completò.

Da quel momento in poi la strada fu tutta in discesa: ebbe inizio la rivoluzione e la sinergia di quattro voci, tanto diverse tra loro quanto simili e amalgamate in un sound innovativo, a metà strada tra il folk e il blues. I CSNY stavano lasciando il segno nel panorama musicale. L’11 marzo del 1970 uscì Deja Vu, capolavoro ancora oggi menzionato a cui seguì A Way Street, doppio album live dei loro concerti a New York, Chicago e Los Angeles.

L’amore non è bello se non è litigarellodiremmo noi. Infatti si percepivano già le prime crisi e tensioni interne tra i quattro artisti. Se dal punto di vista musicale erano qualcosa di superiore, di sofisticato e di inimmaginabile precisione, non possiamo dire altrettanto dal punto di vista caratteriale. Le grandi star ci hanno abituato a questo.

Così, di fatto, i CSNY si avventurano in strade soliste, alle quali però non mancarono reunion anche relativamente recenti, che ci permettono ancora oggi di affermare come questo gruppo non abbia mai trovato avversari validi.

Cream

Siamo nella metà degli anni Sessanta, in Inghilterra. I protagonisti sono Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker e il loro marchio di fabbrica è il jazz blues. Oltre ad essere una delle prime super band nella storia della musica, sono considerati anche il primo power trio che si è formato, ossia un gruppo con un line-up lineare: batterista, chitarrista e bassista di cui uno è pure il cantante. I Cream furono protagonista della scena musicale per circa quattro anni, strumentisti eccezionali, e diedero filo da torcere ai migliori artisti dell’epoca. Cream è solo l’abbreviazione di cream of the top, la crème de la crème, il meglio del meglio, come volete. Il concetto resta il medesimo; erano bravi e sapevano di esserlo.

Quattro furono gli album che i tre pubblicarono: Fresh Cream, Disraeli Gears, Wheels of Fire, Goodbye. Giunto il momento delle incompatibilità delle loro composizioni, il trio si divise lasciando certamente l’amaro in bocca a chi sapeva che il loro era tutt’altro che un semplice gruppo. Nel 1993 vennero inseriti nella Rock and Roll Hall Of Fame alla cui celebrazione seguì la pubblicazione di un dvd documentario e nel 2005 la reunion a Londra e a New York.

Traveling Wilburys

Formazione da brividi quella dei Traveling Wilburys composta da Bob Dylan, George Harrison, Tom Petty, Jeff Lynne e Roy Orbison. Il super gruppo fu attivo a partire dalla fine degli anni Ottanta e ha rappresentato un pezzo importante e vivace nella storia della musica mondiale. Sembra quasi una storia allegra e spensierata di cinque amici, quella che porta all’unione di questi colossi della musica in un ordinario giorno qualunque.

La carriera solista di Harrison  – dopo lo scioglimento dei Beatles – era ben avviata e nel 1988 si trovò a chiamare Lynne e Orbison per la registrazione di un brano che sarebbe apparso nel lato B di un suo disco singolo. I tre chiesero a Dylan di poter usufruire del suo studio di registrazione in California, egli accettò volentieri e si trovò a far parte, quasi per sbaglio, di questo progetto musicale. Alla combriccola si unì poi Tom Petty il quale venne invitato da Harrison il giorno stesso in cui si presentò a casa sua per ritirare la chitarra dimenticata qualche giorno prima.

Presero così forma i Traveling Wilburys che debuttarono nell’ottobre dello stesso anno con il disco Traveling Wilburys Vol.1, che spiazzò i fan increduli e allo stesso tempo sospettosi di chi potesse celarsi dietro quel nome e a quel lavoro. L’album, nemmeno a dirlo, sbancò le classifiche e venne inserito dalla rivista Rolling Stone tra i 100 migliori album di sempre.

Pochi giorni dopo l’uscita del lavoro, il più anziano del gruppo Orbison morì per arresto cardiaco e il gruppo si fermò temporaneamente, per tornare ed uscire di scena contemporaneamente nel 1990 con un nuovo disco, prosieguo del primo.

Emerson, Lake & Palmer

Altro super gruppo di rilievo degli anni Settanta è quello formato da Keith Emerson, Grek Lake e Carl Palmer. Con i suoi otto anni di carriera, dal 1970 al 1978, per riunirsi poi negli anni ’90, fu il trio più duraturo tra quelli qui citati.

La storia è più o meno sempre la stessa: la stabilità delle band di appartenenza comincia a vacillare, i membri cercano opportunità altrove attraverso progetti musicali alternativi che possano unire non solo colleghi “di musica” ma veri e propri amici. Così si incrociarono le carriere di questi tre musicisti, esponenti di spicco nel panorama del rock progressivo.

Il gruppo vendette più di 30 milioni di dischi in tutto il mondo, consacrandosi come un capolavoro a livello musicale: tastiere, suoni elettronici, sfumature più classiche. Il primo lavoro uscì nel 1970, intitolato semplicemente con il nome del complesso al quale fecero seguito Tarkus, Trilogy Brain Salad Surgery, nei tre anni successivi e altrettanti lavori sporadici sino al 1994. Tra le super band qui citate, gli Emerson, Lake & Palmer furono sicuramente gli artisti che durarono più a lungo, ma non mancarono di certo continui tira e molla che portarono i tre a separarsi più volte per poi tornare insieme e pubblicare nuovi progetti discografici. Alla base delle continue separazioni vi erano le incomprensioni caratteriali e i diversi orizzonti di pensiero.

Che le super band furono un gran trovata anche a livello commerciale oltre che a quello prettamente musicale, è poco ma sicuro. Si trattava pur sempre di artisti già affermati e di un certo spessore. Questi diedero vita a esperimenti nuovi che destarono la curiosità del pubblico e della critica.

Ci furono altri progetti musicali analoghi che videro l’unione di cantanti famosi e che, seppur nel breve tempo, riuscirono a regalare alla musica nuove sonorità e nuove collaborazioni. Dal punto di vista personale, tuttavia, c’è da dire che incongruenze di vario tipo, differenti modalità di fare musica e forse responsabilità troppo marcate, portarono questi gruppi a sciogliersi in breve tempo, lasciando comunque una piacevole parentesi musicale.

Se le cose non fossero andate così, però, non avrebbero ottenuto forse il successo mediatico e l’eco che sono stati invece capaci di portarsi a casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caro lettore, per noi de Lo Sbuffo l'educazione ad un uso consapevole del web è fondamentale. Se puoi, ti chiediamo di dedicare due minuti del tuo tempo alla lettura di questo articolo di Accademia Civica Digitale.

Con la cultura per un web migliore!

Grazie,
Lo Sbuffo