Truffe musicali

Truffe musicali: dai Milli Vanilli a Den Harrow

Ultimamente sentiamo parlare molto del concetto di autenticità per quanto riguarda il mondo della musica. Un progetto artistico autentico sembra essere diventato sinonimo di “originale” e contrapposto all’idea di “commerciale”. In realtà, ogni canzone è commerciale o, almeno, punta a essere tale. Un brano non verrebbe pubblicato se il proprio autore non volesse che fosse ascoltato. Per questo motivo, l’altra faccia della medaglia della “musica autentica” è quella di “musica falsa”. No, non stiamo parlando di CD masterizzati o download illegali. Facciamo riferimento alle truffe musicali: artisti che spacciano per propri brani o album che, in realtà, appartengono ad altri.

La storia della musica pop è tristemente ricca di questi episodi, con storie più celebri di altre. Scopriamone alcune.

Il caso più clamoroso delle truffe musicali: i Milli Vanilli

A distanza di più di 30 anni dal misfatto, i Milli Vanilli continuano a far parlare di sé per come siano riusciti ad aggirare pubblico e critica alla fine dei ruggenti Ottanta. Ma procediamo con ordine. Per chi non li conoscesse, i Milli Vanilli sono stati un duo formatosi nel 1988.

l loro sodalizio musicale fu tutto tranne che naturale. Dietro al progetto si nasconde il nome di Frank Farian, produttore discografico che in quell’anno aveva per le mani una band con buone potenzialità. Charles Shaw, John Davis e Brad Howell suonavano bene, scrivevano dei testi convincenti e s’inserivano appieno nel gusto mainstream dell’epoca. Avevano solo un difetto: l’immagine che proponevano non convinceva. Era il periodo di MTV. I giovani “vivevano” per i videoclip e non c’erano vie di mezzo: o bucavi lo schermo o passavi inosservato.

Così, Farian ha un’idea durante una sera in discoteca. Vede due giovani che si scatenano in pista e ne rimane affascinato. Si tratta di Fab Morvan, francese, e Rob Pilatus, tedesco. Ecco, loro sono i personaggi di cui ha bisogno. Il produttore propone a Morvan e a Pilatus di mettere su una band dove loro devono semplicemente fare da “prestavolto”. Le canzoni, gli arrangiamenti e soprattutto le voci sarebbero stati di Shaw & Co., ma nessuno l’avrebbe saputo perché le facce dei Milli Vanilli rimanevano quelle di Fab e Rob.

I neo-ventenni accettano, non sapendo che sarebbe stato l’inizio della fine. Ottengono da subito un successo internazionale. Pubblicano Girl you know it’s true, una hit ascoltata in tutto il mondo. Seguono poi l’album All or Nothing e il secondo singolo Baby Don’t Forget My Number. Le mosse dei Milli Vanilli funzionano perfettamente. Sono accattivanti e guadagnano confidenza con il playback, tanto da risultare convincenti anche nelle numerose ospitate televisive a cui partecipano.

La tragica fine dei Milli Vanilli

Il successo della band gestita da Frank Farian culmina con la vittoria di un Grammy. Siamo nel 1989 e la categoria è quella del Best New Artist. Un tale risultato non poteva che portare ulteriori richieste per le apparizioni pubbliche e in TV, come quella del celebre concerto estivo di MTV con un pubblico di circa 80.000 persone.

I dubbi che ormai da diversi mesi attanagliano le coscienze di Morvan e Pilatus arrivano il culmine: se qualcosa andasse storto con il playback, le loro movenze non basterebbero più e verrebbero scoperti. Il produttore, però, è irremovibile: è un’occasione più unica che rara. Come uno scherzo del destino, il disco Girl you know it’s true s’inceppa e la copertura del playback salta. Rob scappa dietro alle quinte, mentre Fab cerca di resistere dicendo che quel giorno non stavano bene e per questo avevano ricorso alla voce pre-registrata.

Quell’episodio crea tanti sospetti. Innanzitutto, nelle interviste i Milli Vanilli non parlano bene la lingua inglese, date le loro origini straniere, ma nelle canzoni non si sente neanche una flessione sbagliata. Strano. Poi, nei brani, c’è sempre un coro femminile che nelle esibizioni “live” viene cantato da Pilatus. Ancora più strano. Infine, Charles Shawn, il cantante della vera band, raggiunge l’apice dell’insoddisfazione e svela lo scandaloso retroscena dell’astuto progetto di Frank Farian. Quest’ultimo abbandona subito i Milli Vanilli a loro stessi.

I due giovani sono subito messi alla gogna da critica e fan, tanto che viene tolto loro persino il Grammy. Cercano di creare un loro autentico progetto musicale ma falliscono miseramente. Nel 1998, Rob Pilatus muore di overdose, dopo otto anni vissuti allo sbando. Fab Morvan ha conosciuto una sorte più favorevole: fa il radiofonico e dopo diverso tempo è riuscito a pubblicare un suo vero album, Love Revolution.

Truffe musicali italiane: Den Harrow e non solo

Le truffe musicali non avvengono solo all’estero. Probabilmente in Italia il caso più eclatante è stato quello di Den Harrow. Sotto questo nome, si cela quello di Stefano Zandri, ma per anni si pensava che lo pseudonimo nascondesse l’identità di tal Manuel Stefano Carry. Secondo le notizie dell’epoca, Mr Carry sarebbe nato nel 1962 a Boston, ma la sua famiglia avrebbe deciso di trasferirsi in Italia quando lui aveva cinque anni. Con questo stratagemma si giustificava la sua perfetta conoscenza della lingua italiana. Peccato che Zandri, il vero Den Harrow, sia nato a Nova Milanese e la sua entrata al mondo della musica la deve alla carriera da fotomodello che aveva precedentemente avviato. Ottiene successo dal 1983 con singoli come To Meet Me, A Taste Of Love, Mad Desire e Future Brain, oltre alla voce falsa secondo cui l’artista avesse vinto due Grammy Award.

Le polemiche attorno a Den Harrow riguardano la fase più florida della sua carriera, fino al 1991. Ogni brano presentato sotto il suo nome in quel periodo non porta la sua voce ma quella di altri quattro interpreti: Chuck Rolando, Silver Pozzoli, Anthony James e Tom Hooker. È proprio quest’ultimo che nei primi Duemila si è battuto caparbiamente per far riconoscere l’inautenticità del progetto. Dal canto suo, Zandri ha tentato più volte di smentire le affermazioni di Hooker o di metterle a tacere, ma nel 2012, in un’intervista a «Vanity Fair», ha finalmente confermato le supposizioni.

Infine, per concludere la panoramica delle truffe musicali italiane, si devono ricordare anche i Baltimora. Il frontman, Jimmy McShane, sfoggiava il suo indiscutibile fascino ma cantava grazie alle doti del tastierista e produttore del gruppo, Maurizio Bassi.

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