Parità di genere e Covid-19: pandemia e gender pay gap

Di questi tempi si parla molto di parità di genere, o meglio, di disparità di genere. Una disparità che vede le donne – soprattutto quelle con figli – farsi carico di una quantità di impegni insostenibile, cercando di trovare un equilibrio familiare e lavorativo, spesso con la conseguenza di dover rinunciare alla carriera per cercare lavori più “flessibili”. La situazione si è ulteriormente aggravata con l’avvento dell’epidemia di Covid-19: nel 2020, il gender pay gap, cioè la differenza di salario a parità di competenze tra uomini e donne, ha ricominciato a crescere, invertendo la rotta che fino al 2018 aveva visto una progressiva riduzione delle disuguaglianze.

Impatto del Covid sulle donne

A commento del report ONU intitolato L’impatto del Covid-19 sulle donne, uscito nell’aprile 2020, António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, afferma:

I primi dati indicano che i tassi di mortalità da Covid-19 sembrano essere più alti per gli uomini, ma la pandemia sta avendo conseguenze sociali ed economiche devastanti per donne e ragazze.

Il report fotografa una situazione radicata di disparità di genere nelle retribuzioni, facendo emergere il dubbio che la parità di genere potrebbe essere l’ennesima vittima del Covid-19. Quasi cancellando le ultime conquiste sull’uguaglianza fra i sessi, la pandemia sembra riportare l’orologio indietro di cinquant’anni, arrestando la riduzione del gender pay gap e ampliando il dislivello retributivo.

Ma com’era la situazione pre-Covid?

Non che prima la situazione fosse del tutto rosea, infatti le donne erano in svantaggio economico già prima dell’avvento del Covid-19.

Un rapporto pubblicato da UN Women ha rilevato che la maggior parte delle donne nel mondo è pagata in media il 16% in meno rispetto agli uomini e che quasi una su cinque ha subito violenza domestica nell’anno precedente. Numerose ricerche dimostrano che le donne senza figli sono più vicine alla parità di genere quando si tratta di salari e promozioni, mentre le donne con figli sono penalizzate.

Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) i pregiudizi rallentano il progresso femminile a tutti i livelli di carriera, e tali pregiudizi tendono a riemergere con forza durante le crisi economiche.

La recessione causata dal Covid tocca una quota importante dell’occupazione femminile

Storicamente le crisi economiche hanno colpito settori a predominanza maschile, come la produzione e l’agricoltura, ma la recessione causata dal Covid-19 tocca una quota importante dell’occupazione femminile. Con la pandemia il calo del tasso di occupazione e il ricorso alla cassa integrazione hanno avuto ripercussioni su tutti ma, per la posizione di partenza svantaggiata, sono le donne ad averne sofferto di più.

Con lo smartworking, la chiusura delle scuole e degli asili nido, e complice la diminuzione della possibilità di ricevere aiuti esterni, aumenta il lavoro di cura della casa e della famiglia, responsabilità che in larga parte ricade sulle donne e che in molti casi finisce per rivelarsi insostenibile. Troppo spesso la conseguenza di questo è la scelta di rinunciare alla carriera per restare a casa e gestire meglio il carico di responsabilità.

La situazione italiana

A livello personale, familiare e professionale si confermano le donne, ancora una volta, ad aver subito maggiormente le conseguenze della pandemia. Durante i mesi di lockdown il 60% delle donne italiane (contro il 21% degli uomini) si è trovato a dover gestire figli, famiglia e persone anziane, spesso insieme al lavoro: un carico pesantissimo, che ha portato una donna su due in Italia a dover abbandonare piani e progetti personali a causa del Covid.

Il rapporto Global Gender Gap del World Economic Forum per il 2020 classifica l’Italia al 76° posto su 153 paesi (in calo di sei posizioni rispetto al 2018). Dall’indagine emerge un quadro cupo sullo stato di gran parte delle donne italiane al lavoro. Le strutture per l’infanzia statali e private risultano scarse e la maggioranza delle madri che lavorano sono costrette a fare affidamento sull’aiuto dei nonni, che, secondo i dati, si fanno carico del 40% delle cure all’infanzia in Italia.

Anche superato l’ostacolo dell’accudimento dei figli durante le ore di ufficio, recenti studi della Banca d’Italia e del gruppo di ricerca Ipsos hanno evidenziato che la maggior parte delle donne non riesce a raggiungere i vertici di carriera e che ha meno probabilità di ottenere finanziamenti per attività imprenditoriali.

Il meccanismo è radicato, agire è difficile

Cathy la Torre, avvocata specializzata in diritto antidiscriminatorio afferma che il meccanismo che vede uomini e donne ricevere paghe diverse è talmente radicato che diventa difficile agire:

Le donne stesse faticano a denunciare una discriminazione: anche chi ha un ruolo dirigenziale non si rende conto delle disparità che colpiscono le colleghe lavoratrici, proprio perché non riconosce l’elemento di violenza e lo considera parte di una relazione normale. E allo stesso tempo, spesso non si denuncia per l’incertezza del futuro

Come afferma Giovanna Pugliese, l’assessora alle pari opportunità della Regione Lazio:

In questo contesto si inserisce l’importanza del parlare dei fatti che quotidianamente accadano, se davvero vogliamo evitare che in futuro continuino a esistere queste manifestazioni di odio e discriminazione

Non bisogna smettere di raccontare ciò che accade, se non se ne parla si continuerà a fare fatica nel rendersi conto della frequenza con cui accadono questo tipo di discriminazioni nella nostra società.

Le cause del gender pay gap

La discriminazione di genere di natura economica va persino oltre la questione retributiva. Si tratta dell’estromissione dalle scelte finanziarie familiari fino alla privazione delle informazioni sui conti bancari condivisi. Una situazione aggravata dal fatto che spesso le donne per tradizione non si interessano di economia. Proprio per questo motivo si stanno moltiplicando le iniziative per l’educazione finanziaria al femminile. Alla base delle differenze salariali c’è anche la diversità nelle mansioni. Spesso le donne preferiscono impieghi più flessibili (di conseguenza meno retribuiti) per conciliare casa e lavoro.

La scuola e la destrutturazione dei ruoli

A dispetto di quanto si possa pensare, il problema del gender pay gap non è attribuibile a un dislivello di istruzione, perché, al contrario, le donne sono mediamente più istruite. La scuola può giocare un ruolo fondamentale nella destrutturazione dei ruoli, facilitando la possibilità di raggiungere l’obiettivo della parità di genere su tutti i livelli. La differenza salariale è solo una delle manifestazioni della discriminazione femminile ancora perpetrata nelle società e sarebbe fondamentale rendere più donne parte attiva dei processi decisionali.

L’appello verso un cambiamento

Dall’Organizzazione delle Nazioni Unite al World Economic Forum fino a UN Women, l’appello è verso l’adozione di misure politiche per ridurre l’impatto della crisi sulle donne. Per cambiare la situazione è necessario migliorare le opportunità economiche per le donne incentivando il loro accesso ai finanziamenti, lavorare sulla parità di genere in materia di occupazione e pensionamento e facilitare l’ottenimento di congedi.

I governi dovrebbero investire tempestivamente in servizi di assistenza per alleviare le responsabilità domestiche e per incentivare una maggiore partecipazione delle donne alla politica e in posizioni di leadership.

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