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MySpace: il primo social per la musica dei Millennials

Scoprire musica nuova oggi è abbastanza semplice. I social network sono sicuramente uno dei pezzi privilegiati per la promozione musicale, sia per gli artisti più affermati che per quelli emergenti. Inoltre, non bisogna dimenticare piattaforme come Spotify, Apple Music, Shazam e Deezer che permettono la pubblicazione di album, EP e singoli. Questa realtà sembra ormai consolidata, come se fosse da sempre così. In realtà, basterebbe tornare indietro di una quindicina d’anni per vedere una situazione molto diversa. Il primo strumento alleato dei giovani aspiranti musicisti – e non solo – aveva un nome: MySpace.

La storia di MySpace in sintesi

MySpace nasce nel 2003, lungo la costa dell’ovest degli Stati Uniti. Deve tutto all’idea di due studenti delle università di Berkeley e Southern California, Tom Anderson e Chris De Wolfe. Il concetto alle spalle di questo primo social era semplice: creare una comunità virtuale e offrire ai propri utenti blog, profili personali, gruppi e contenuti digitali, quali musica e video.

Se pensiamo all’Italia, nel 2003 il termine “social network” era ancora lontano anni luce. Infatti, nel nostro Paese, MySpace arriva più tardi, nel 2007. Nello stupore generale di molti, la piattaforma americana diventa in poco tempo un successo, con l’apertura di almeno 4500 profili al giorno, ovvero un nuovo utente ogni 5 secondi. Quella che era definita come “rete sociale” piace perché costituisce una delle prime connessioni virtuali dove non si stringevano solo delle conoscenze, ma si “incontravano” persone anche in base alle proprie passioni, in particolare la musica.

Il declino di MySpace negli Stati Uniti, dovuto alla nascita di Facebook e Twitter, incise in maniera prepotente sul distaccamento italiano. MySpace Italia chiuse solo due anni dopo, nel 2009.

Il ruolo di MySpace nel mondo della musica

Se ancora oggi si va su MySpace appaiono molti contenuti riguardanti il mondo della musica. Oltre a ciò, c’è ben poco. La maggior parte dei profili sono inutilizzati, ma resta qualche traccia della “gloria del passato”. Infatti, benché non fosse nato con il preciso scopo di promuovere canzoni ed EP, la piattaforma di Anderson e De Wolfe divenne il rifugio sicuro per molti giovani artisti. Possiamo dire che MySpace abbia aiutato il passaggio dalla musica “prodotta nella propria cameretta” a quella fruibile gratuitamente da tutti. Tutto quello che oggi pensiamo sia merito di YouTube o Spotify, in realtà lo è di quel social ora popolato da utenti inattivi.

Brani, demo e filmati girati in maniera “artigianale” affollavano le varie bacheche. Ciò che serviva era solo un po’ di curiosità e voglia di mettersi a cercare un cantautore o una band affine ai propri gusti musicali oppure lasciarsi consigliare dagli amici virtuali.

La piattaforma dei Millennials: dagli Arctic Monkeys a Mika

Va da sé che sin dalla sua impostazione, MySpace fosse lo strumento prediletto di tutti coloro che ancora non sapevano di chiamarsi Millennials. Uno dei casi più eclatanti è di certo quello degli Arctic Monkeys.

La fondazione del gruppo di Alex Turner risale al 2002 e i loro primi demo vennero distribuiti su MySpace da amici e fan. Questo diede loro una popolarità rapida senza precedenti, che li portò ben oltre i confini di Sheffield, la loro città natale. Inoltre, ciò che sconvolse fu il fatto che gli Arctic Monkeys iniziassero a riempire club e locali per i loro concerti senza aver ancora pubblicato in maniera ufficiale un disco. Infatti, il loro primo singolo, I Bet You Look Good on the Dancefloor, è del 2005. Potevano già vantare un sostegno considerevole sul social e il brano entrò subito al primo posto nella classifica del Regno Unito. Solamente nel 2006, arrivò l’album d’esordio, Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not.

Con la loro esperienza, Alex Turner e compagni insegnarono a tutti una lezione importantissima: grazie alla rete, ci si poteva far conoscere senza un’etichetta discografica. Così, una piattaforma virtuale poteva diventare un luogo d’incontro per artisti e discografici e s’instaurava per la prima volta un meccanismo che oggi viene considerato normale. Consiste nella distribuzione di una canzone online, seguita solo successivamente dalla pubblicazione dell’album.

Molti altri giovani, che sarebbero diventati poi delle icone degli anni Dieci del Duemila, seguirono l’esempio degli Arctic Monkeys. Stiamo parlando di Adele, che deve molto a MySpace. Infatti, prima dell’uscita nel 2008 di Chasing Pavements, il suo primo brano celebre, gli utenti del social californiano avevano potuto ascoltare sia quella che altre canzoni sin dal 2006. Adele incarnava la classica ragazza amante della musica, che girava video amatoriali nella sua stanza accompagnandosi con la chitarra. Quei filmati postati su MySpace l’aiutarono a emergere, portando la sua musica e la sua notorietà al livello che sappiamo tutti.

Infine, non possiamo dimenticarci di Mika. Anche la popstar libanese, naturalizzata britannica, ha sfruttato MySpace per sfondare nel mondo della musica. Già nei primi anni Duemila pubblicava brani su quella piattaforma, riscontrando parecchi consensi da parte degli utenti.  I discografici della Island Records si accorsero del suo talento e nel 2007 uscì il primo singolo, Grace Kelly. Seguì poi il suo l’album d’esordio, Life in cartoon motion, che vendette ben milioni di copie.

Lo scandalo del 2019

Come già accennato, la popolarità di MySpace diminuì drasticamente con la nascita di Facebook, YouTube e Twitter. Tuttavia, le demo e i brani caricati nel corso di quella manciata d’anni non erano mai scomparsi dalla sua rete fino al 2019. Infatti, durante una migrazione di dati qualcosa è andato storto, e ciò fa sì che più di 50 milioni di canzoni e video siano andati persi per sempre. Si tratta di contenuti digitali che vanno dal 2003 al 2015, un tesoro prezioso per i Millennials e per tutte le altre generazioni, precedenti e successive.

Molte star del mondo della musica hanno espresso il loro rammarico per l’accaduto. La perdita di così tante creazioni sembra essere un’ulteriore sconfitta di una piattaforma che, invece, in pochi anni ha fatto e dato davvero molto. Ciò che MySpace non potrà mai perdere è il suo titolo come primo alleato dei giovani artisti che avevano un sogno e che si sono affidati a quella tecnologia per realizzarlo, anche inconsapevolmente.

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