Mélanie Wenger

Mélanie Wenger: dall’anti-bracconaggio alla violenza sessuale

Anti-bracconaggio, violenza sessuale e immigrazione: sono queste le tematiche più attuali affrontate da Mélanie Wenger. Fotografa documentarista francese, membro fondatore di Inland, Mélanie è un’esploratrice del National Geographic, laureata in Letteratura e Master in giornalismo. Nella sua vita sviluppa storie documentarie a lungo termine, che esplorano e portano agli estremi la fotografia, il suono e il video. Per capire meglio la grandezza di quest’artista, ecco qui i suoi progetti e lavori più importanti.

 

Mélanie Wenger

Il primo progetto di Mélanie Wenger: Lost in Migration

Partendo dagli esordi della giovane Mélanie, il primo grande progetto verte su una delle problematiche più attuali: l’immigrazione. Tra il 2014 e il 2016 l’artista si è così concentrata sulle migrazioni tra Libia, Malta e Belgio, per la serie finale intitolata Lost in migration. Trascorrerà anche 6 mesi nel centro psichiatrico per richiedenti asilo CARDA a Bierset, documentando con semplicità e schiettezza tutto ciò che accade al suo interno.

Il risultato sono scatti nudi e crudi, che a guardarli trasmettono le stesse sensazioni che possono aver provato queste persone. Parallelamente, però, Mélanie si occupa di un altro tema scottante: traffico di avorio e bracconaggio in Africa.  Ma di questo tema ne parleremo più avanti.

 

Mélanie Wenger
Marie-Claude, la cara amica di Mélanie Wenger

Marie-Claude

Ma prima torniamo al 2014, quando Mélanie ha sviluppato una serie di documentari a lungo termine nell’intimità di un’anziana signora isolata in Bretagna: Marie-Claude. Con questo progetto, l’artista si aggiudica il meritato Premio HSBC per la fotografia 2017. E a tal proposito, Mélanie ricorda il primo magico incontro con la signora, spiegando come la prima frase ad esserle stata rivolta fu: «Vieni dentro a vedere le mie bambole!».

Approfondendo il tutto, la giovane fotografa racconta:

Ho incontrato Marie-Claude in un vicolo cieco di una strada di campagna nei Monts d’Arrée della Bretagna, in Francia, nell’aprile 2014. Nella sua casa piena di montagne di spazzatura ho scoperto un mondo che non lascerò mai. Mi perseguita e mi riempie di gioia allo stesso tempo. Questa vecchia signora di 75 anni, una vecchia taglialegna, fidanzata e sarta, affettuosa e spaventosa allo stesso tempo, che sto scoprendo mi sta toccando, risvegliando parti di me, a volte somiglia un po’ a mia madre e mi assomiglia molto.

La drammatica storia chiaroscurale dietro un volto

La storia di Marie-Claude è frastagliata, e inizia con la maggiore età. A diciott’anni sposa Albert, diciassette anni più grande di lei. Si trasferisce in un paesino, a 2 km di distanza, in una casetta nel bosco, con la madre, dove tuttora vive. Lui però la picchia, la reclude, privandola di ogni contatto con il mondo, compresa la sua famiglia. Quando Albert muore, nel 1999, si ritrova così sola con una piccolissima paga di pensione di 600 euro, in una casetta senza amici e senza famiglia.

Marie-Claude conserva alcuni traumi di questa vita. Accumula le cose in modo compulsivo, si sente molto sola, perde la testa, la memoria, ma ha un carattere molto forte che l’aiuta. Niente bambini, niente famiglia, niente viaggi, niente macchina. Così per più di tre anni Mélanie l’ha fotografata, ritraendo il suo volto sui suoi scatti e visitandola ogni due mesi, per una o due settimane, a volte tre.

Questa è la nostra storia. A proposito di questa fetta di vecchiaia, la lotta di una donna contro la solitudine e ora la demenza, mangiandola lentamente. Una lotta tra le ombre e la luce fino alla fine, prima che l’oscurità prenda tutto.

 

Mélanie Wenger
Un cacciatore di conigli in Texas testimoniato da Mélanie Wenger

Sugar Moon

Dai memorabili ricordi di Marie Claude si passa al bracconaggio. Avorio, pelli pregiate, corni, ossa: a leggere questa lista si penserebbe subito a un elenco di parti di diversi animali. Purtroppo, invece, sono prodotti desiderati da molti e prelevati illegalmente in varie zone del mondo da gruppi criminali organizzati e sempre più diffusi.

Il bracconaggio è da sempre un problema, e proprio nel 2018, il WWF ha pubblicato il rapporto Bracconaggio Connection. Raccogliendo diversi dati, si è potuto evincere che questa problematica rappresenti un vero e proprio business da oltre 20 miliardi l’anno. Gli animali vengono braccati, catturati e uccisi per la loro pelle, i loro denti, le loro ossa, e per la realizzazione di pozioni, medicinali e talismani.

 

Mélanie Wenger
Le rotte mondiali del traffico illegali di natura

 

Mélanie si è occupata di questa pesantissima tematica, lavorando a Sugar Moon, una storia documentaria che esplora le interazioni tra umani e animali e l’industria dei giochi esotici in tutto il mondo. La donna ha così deciso di seguire per quattro anni squadre anti-bracconaggio, bracconieri e cacciatori in Camerun, Zimbabwe, Texas e Sud Africa. Il progetto eè parte di LensCulture Emerging Talent 2018 ed è stato proiettato nel festival Visa pour l’Image 2019.

Ed è sugli altipiani del Texas Panhandle dove avviene tutto, dove il vento soffia continuamente, sprigionando un’immensità di fauna e flora. Proprio lì gli uomini prendono possesso della natura e dell’aria anche se tutto ha un prezzo e gli animali africani vengono cacciati in ranch con recinzioni alte. L’industria dei giochi esotici genera circa 1 miliardo di dollari all’anno negli Stati Uniti. Per questo dare un valore commerciale agli animali è allo stesso tempo una benedizione e una maledizione.

Un crudo ritratto americano

La questione ha in breve generato dibattiti e una vera guerra dell’opinione pubblica tra i cacciatori e ciò che chiamano “antis”. Quando sono accusati di aver ucciso specie protette sul suolo americano, gli allevatori rispondono che sono gli ultimi contributori alla conservazione, poiché alcune delle specie che allevano sono quasi scomparse nel loro habitat naturale. Sugar Moon ritrae quindi la storia schizofrenica dell’industria esotica della caccia ai trofei. Nel profondo della cultura delle armi del sud, disegna anche un ritratto intimo e crudo dell’ex-America del presidente Donald Trump.

Broken Silence

Ultimo ma sicuramente non per importanza, è il progetto finale a cui sta lavorando Mélanie. Proprio nel 2016, la fotografa ha avviato Broken Silence, un lavoro artistico trans-mediale che raccoglie le storie dei sopravvissuti alla violenza sessuale, da pubblicare nell’attuale 2021.

Le storie e i protagonisti sono diversi, ma hanno tutte un denominatore comune: la crudezza e crudeltà. Come la storia di Nora, mamma di diversi bambini, che decide di far tornare il suo ex-marito a casa. Il figlio, però, le risponde che non può farlo, perché il padre abusava di lui. A questo punto, Nora è scioccata. Si siede davanti ai suoi bambini e riporta ciò il figlio le ha detto. E chiede se anche a loro è successo, se anche loro hanno subito una violenza di questo tipo. I figli la guardano, e uno alla volta alzano la mano, testimoniando come tutti, in quella casa, avessero subito violenza dal padre.

Gli eroi di una drammatica quotidianità

Hanno più volti, nessuna voce, sono forti, ancorati nell’ombra, illuminano l’indicibile, il tabù. Questi personaggi sorprendenti, superando il loro status di vittima, che li indebolisce, diventano umani. Dalla loro forza bisogna imparare molto, perché loro sono creature che hanno lavorato su sé stessi, hanno imparato a conoscersi, a essere curati e, spesso, a perdonare.

Questi eroi dell’ordinario raccontano storie di ferite e la loro cura attraverso una postura. Ci sono quelli che, nell’ombra, nel silenzio, possono insegnarci di più su di noi e sul nostro mondo. Come a mostrare che in tutto ciò che la luce ci permette di vedere rimangono ombre, cose che non vediamo, che non guardiamo.

Mélanie Wenger ci insegna a non stare zitti

Mélanie Wenger è a tutti gli effetti una delle reporter meno silenziose al mondo. Le sue foto sono una denuncia a 360 gradi, che tocca alcuni dei problemi più grossi nel mondo: traffico illegale di animali, violenza sessuale, immigrazione. Si dice sempre che le fotografie siano scatti di una realtà che si vuole trattenere, che si vuole ricordare. Mélanie non ha paura a fare tutto ciò.

Non ha paura a mettere davanti agli occhi dello spettatore un bambino di 9 anni abusato dal padre. Non ha paura a far vedere fragili rimasugli di animali sventrati e sviscerati illegalmente per soldi. Così come non ha paura a testimoniare le orribili condizioni in cui vivono esseri umani come noi, con la sola colpa di aver scelto di migliorare la propria vita. Mélanie Wenger è una reporter, fotografa e documentarista che non sa cosa sia il silenzio. E meno male.


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