Classe ’97, Leiner è un giovane cantautore di origini colombiane che ha già collezionato varie esperienze di successo. Sin da piccolo si avvicina al canto e al ballo, sempre supportato dalla sua famiglia adottiva che l’ha accolto a braccia aperte quando aveva sei anni. Partecipa a X Factor arrivando in semifinale e successivamente, dopo essere entrato nella band Dear Jack – con la quale ha cantato dal 2015 al 2017 – si esibisce a Sanremo. Nel 2020 esce il suo primo lavoro da solista, inaugurato dal singolo Casa Nostra. Un titolo emblematico e carico di significato: attraverso il brano, infatti, l’artista canta a cuore aperto la sua adozione e quella di tante altre persone che hanno vissuto come lui un’esperienza del genere.

Questa ora è casa nostra e la proteggerò
Qualcuno sopra ha guardato giù
La prima neve con mia madre non la scorderò
Io così grande e la sua mano mi tirava su
Ed ero un po’ più sereno
E il cielo era così contento
Che pioveva a fiocchi su di me.

 

Abbiamo intervistato Leiner, e ci ha raccontato molte cose interessanti.

L’intervista

Ciao Leiner, piacere di conoscerti, grazie per la tua disponibilità e il tuo tempo. Sei giovanissimo, ma hai già alle spalle importanti traguardi. Ma iniziamo con il tuo nuovo singolo, Casa Nostra. Ti va di raccontarci com’è nato questo brano e cosa significa per te, ora, “casa”?

Piacere mio, grazie a voi di dedicarmi dello spazio! Casa Nostra è il mio primo singolo ufficiale da solista e ne vado molto fiero, è una canzone molto personale che parla della mia adozione. Nell’ultimo anno ho avuto modo di fermarmi e riflettere su ciò che ho vissuto e su quanto sia stato importante per me. Ho iniziato a scrivere di questo nelle mie canzoni, in modo spontaneo e sereno. Casa Nostra è stata la mia voglia di esprimere gratitudine per come è iniziata la mia vita, per la mia famiglia e proprio per questa “casa” che mi è stata donata.

Il mio significato di “casa” ha diverse accezioni: sicuramente la più concreta è il vero senso della parola, il luogo dove vivo con la mia famiglia che da sempre mi supporta. Un altro significato per me importante è il senso di “casa” come vita, ovvero ho questa vita e la voglio proteggere, la voglio vivere appieno e, soprattutto, voglio essere grato perché personalmente non è stata una cosa così scontata da ricevere.

L’infanzia e l’incontro con la tua famiglia adottiva sono i temi principali che accompagnano tutta la canzone. Ti ricordi l’arrivo nella tua nuova casa e quali emozioni ti hanno pervaso?

Devo dire che ero piccolo, ma non troppo. Avevo sei anni e con i miei genitori adottivi siamo arrivati in Italia dalla Colombia. Onestamente non penso di essere stato molto consapevole di ciò che mi stava succedendo, ma ricordo palloncini e un bellissimo striscione con scritto “Benvenuto a casa”.

Il videoclip della canzone è un turbinio di emozioni. Oltre al video dell’incontro con la tua famiglia adottiva, ci sono altre testimonianze di famiglie che hanno deciso di intraprendere un percorso di adozione. Com’è nata l’idea di mettere insieme altre esperienze come la tua e che effetto ti fa rivederti in video?

Dopo aver scritto la canzone, volevo che il video facesse arrivare ancora di più il messaggio e la gioia. Nello stesso momento, per purissimo caso, ho conosciuto Manuel Bragonzi, presidente di un’associazione di figli adottivi. Con lui abbiamo scambiato delle bellissime conversazioni, essendo adottato anche lui; ho capito quanto avessimo in comune, ma soprattutto quanti altri ragazzi come me esistono in Italia! Lui, con mio grande orgoglio, decise di aiutarmi con il video, raccogliendo vari video-testimonianze di altri ragazzi adottati. L’emozione di guardare il video finito per la prima volta è stata davvero forte, sentivo che insieme avevamo fatto qualcosa di bello e importante, avevamo dato voce a una realtà che, purtroppo, non si vede tutti i giorni. Una realtà fatta di persone con una vita iniziata in modo “particolare”, ma che poi si è trasformata in qualcosa di unico e bellissimo.

Qual è stata la reazione dei tuoi genitori dopo aver ascoltato “Casa Nostra”? Ti hanno detto qualcosa in particolare che porterai sempre nel cuore?

Potete immaginare quanto mia madre si sia commossa ascoltando la canzone per la prima volta, l’ha voluta ascoltare almeno una decina di volte e non smetteva di piangere (ovviamente di gioia). Mio padre è un po’ più contenuto, ma sicuramente ha smosso anche a lui qualcosa dentro. Sono grato anche delle loro emozioni perché, dopo tutto, questa canzone è in primis dedicata a loro.

Hai ricevuto diverso riconoscimenti personali come ballerino di hip hop con il gruppo Brown Sugar. Ci racconti com’è nata la tua passione per il ballo e parallelamente quella per la musica? Ti ricordi la prima canzone che hai scritto?

La mia passione per il ballo è nata in modo divertente, ovvero quando ero piccolo ero molto iperattivo, non riuscivo mai a stare fermo, nemmeno in classe, quindi i miei genitori cercarono un modo per farmi “sfogare”. Già ballavo in casa, ma a sette anni ne feci la mia prima vera passione. Successivamente sono entrato nel gruppo Brown Sugar con cui per quasi dieci anni ci siamo cimentati in varie gare nazionali e internazionali, riscuotendo un buon successo in molte occasioni!

A un certo punto, verso la fine di questo percorso “danzante”, mi stavo avvicinando sempre di più all’industria musicale. Osservavo artisti come Justin Timberlake e Michael Jackson e questo sogno di cantare e ballare su un palco si stava facendo sempre più grande, finché non decisi di iniziare a studiare canto. Devo dire che le mie prime canzoni erano, com’è giusto che fossero, molto banali, mi fa molto ridere riascoltarle oggi. Tendevo a imitare – per ovvi motivi istruttivi – i miei idoli, ma ero ben lontano da loro! Con il tempo però ho continuato a scrivere musica, a migliorarmi, e credo che, nonostante la maggior consapevolezza di oggi, non smetterò mai di volermi migliorare.

Nel 2014 arrivi alla semifinale di X Factor presentando il tuo inedito Tutto quello che ci resta. Che ricordi hai di quell’esperienza e in che modo ti ha aiutato a crescere e a entrare nel mondo della musica?

È stata un’esperienza davvero istruttiva. Tutto è nato dal volermi cimentare in qualcosa di importante, non sognavo di sfondare nella scena musicale ma di imparare e spingermi oltre i miei limiti. Di quella avventura mi ricordo soprattutto il duro lavoro, l’aver condiviso il palco con artisti che stimo profondamente, nazionali e internazionali, e l’adrenalina dei live. Sono grato di essere arrivato così avanti nel programma, e sì, nonostante tutto, è stato l’inizio di una mia (speriamo) lunga carriera.

Nel 2015 sei entrato come cantante nel gruppo Dear Jack, partecipando a Sanremo l’anno successivo con Mezzo Respiro e al relativo tour. Ci descrivi in una parola com’è salire sul palco del festival italiano più importante? Invece cosa ti manca di più dell’atmosfera dei concerti? 

Salire sul palco di Sanremo… Se dovessi descriverlo in una parola direi “anestetico”, ovvero è così grande ed emozionante che non realizzi di essere lì sul momento. Ero molto giovane, avevo appena diciotto anni e, forse, onestamente non ero ancora pronto per sostenere una situazione così altamente rispettata ma, allo stesso tempo, è stata una fortuna, una grande opportunità per cui non mi sono tirato indietro. Fare concerti, oltre a scrivere canzoni, è la cosa che preferisco, perché posso essere totalmente libero, ed è una sensazione che nella realtà odierna non sempre si riesce a vivere. Con i Dear Jack abbiamo fatto un tour in cui mi sono divertito tantissimo: il bello oltretutto è conoscere nuovi luoghi, nuove persone e soprattutto, personalmente, rendere le persone spensierate e dare loro tutta l’energia possibile per quella manciata di ore in cui restano ad ascoltarti.

Torneresti a far parte di una band? E, in futuro, vorresti poter partecipare nuovamente a Sanremo?

Far parte di una band è un’esperienza che qualsiasi cantante dovrebbe fare una volta nella vita, credo, e io mi sento fortunato di aver avuto questo pezzo di vita insieme ai Dear Jack. Non so se ora tornerei in una band, sento di avere le idee chiare su ciò che voglio sviluppare a livello musicale. Molte cose sono personali, e non credo sarei in grado di condividerle nel modo più appropriato con una band. Ma mai dire mai…

Musica e danza fanno parte della tua vita sin da piccolo. Ti preferisci in veste di ballerino o di cantante?

Credo siano due cose profondamente diverse; sono entrambi due modi di esprimersi e di comunicare. Separatamente danno, almeno personalmente, sensazioni diverse. Ma insieme possono essere la totale espressione artistica nella musica, ed è appunto il mio sogno, poter esprimere al massimo ciò che voglio raccontare e far arrivare alle persone tutta l’energia possibile.

Cosa ti senti di dire a quanti, come te, hanno vissuto l’esperienza dell’adozione? Credi che la tua canzone possa dar loro qualcosa?

Dopo aver pubblicato la canzone ho ricevuto davvero un sacco di messaggi da ragazzi o genitori adottivi, in cui mi raccontavano le loro storie e la loro esperienza a riguardo. Alcune storie non sempre vengono vissute in modo pacifico, perché questa esperienza – soprattutto per un ragazzo adottato – ti segna dentro e spesso, se resti nel “buio” di certe ferite, uscirne non è così facile. Il consiglio che do a molti spontaneamente è di avere un appiglio, che per me è sia la musica che la mia famiglia. In generale, può essere un qualcosa di sano che ci faccia stare bene. Un altro consiglio, che per me è stato importante, è quello di cercare nuove prospettive della nostra esperienza, perché si può vedere una sorta di “allontanamento” (di abbandono, più precisamente), ma se si scosta lo sguardo di poco si può anche vedere una “nuova possibilità”. O rinascita, come la definisco io.

Quali sono i tuoi prossimi impegni e progetti per l’anno nuovo? 

Ho scritto alcune canzoni che vorrei pubblicare singolarmente nei prossimi mesi, tuttavia non è un momento così facile per avere aspettative o programmi sul futuro. Sono però fiducioso di ciò che ho scritto, spero che possa arrivare a tante persone e che ogni canzone possa compiere un suo viaggio, e io insieme ad esse.

FONTI

Materiale gentilmente offerto da RED&BLUE MUSIC RELATIONS

CREDITS

Copertina gentilmente offerta da RED&BLUE MUSIC RELATIONS