psicologia della moda

Psicologia della moda: intervista ad Anastasia

Secondo la psicologia della moda gli abiti sono uno specchio-manifesto che affermano molto sulla nostra identità. Per un approfondimento abbiamo avuto il piacere di intervistare Anastasia, la psicologa della moda.

Com’è nata la tua passione per la moda?

A: Credo che la passione per la moda sia nata con me. Quando ero piccola mia mamma aveva un psicologia della modanegozio di abbigliamento; vendeva brand come Alberta Ferretti, Gianfranco Ferrè, Armani e così via. Gran parte delle mie giornate le trascorrevo lì con lei, guardavo le clienti entrare, provare, divertirsi e uscire con dei gran sorrisi stampati sul viso. Onnipresenti, «Vogue» e altre riviste di moda. Oggi vedo molti genitori che danno ai figli un iPad o un telefono sintonizzati su YouTube; mia mamma per farmi star tranquilla mi metteva a sfogliare Vogue. Anche le mie zie erano grandi appassionate di moda: quando venivano a trovarci era l’argomento principale. Probabilmente è stato allora che ho imparato ad associare la moda al divertimento, al gioco, all’amore, alla famiglia, anche. Un imprinting fondamentale di sicuro me lo ha dato mia nonna. Lei amava i vestiti, le scarpe, le borse, ma in modo diverso. Trascorrevo con lei la maggior parte del tempo: sfogliavamo insieme i giornali, guardavamo le foto delle sfilate, commentavamo i vestiti che guardavamo in tv. È stata mia nonna a trasmettermi l’abitudine di creare la mia moda. Abbiamo iniziato con le Barbie: io disegnavo o le mostravo quali vestiti volessi per loro e lei li realizzava. Ho disegnato e fatto fare su misura la maggior parte degli abiti che ho indossato in occasioni importanti, tra cui anche il mio abito da sposa.
Mia nonna non mi ha trasmesso l’amore per la semplice moda, ma per tutto ciò che c’è dietro la moda. Molte volte apriva il suo armadio e mi raccontava la storia dei suoi vestiti: il motivo per cui li aveva fatti confezionare, l’occasione in cui li aveva messi, come si era sentita indossandoli. Di un completo gessato mi raccontò: “Quando l’ho messo mi sono sentita alta tre volte tanto e con la forza di 10 leoni messi insieme!”. Lei mi ha insegnato che gli abiti non sono solo abiti, ma che raccontano storie, emozioni, sensazioni, ricordi, modi di essere. Mi ha insegnato l’importanza dell’identità e della sua comunicazione attraverso l’abbigliamento.

Raccontaci della tua idea di coniugare moda e psicologia

A: Quando ero piccola dicevo sempre che avrei voluto aiutare le persone ad essere felici. E poi psicologia della modaaggiungevo: “Vedi mamma come sono felici le persone quando fanno shopping? Ecco, io vorrei essere in grado di accendere quella scintilla nei loro occhi”. Overthinker fin dalla nascita. Quella di coniugare psicologia e moda è stata un’idea che si è fatta strada lentamente nella mia testa, non saprei dire quando.
Ho sempre voluto studiare la mente umana: come funziona, perché agisce in un modo anziché in un altro, le emozioni, il significato dei comportamenti.
Invece la moda era lì, apparentemente un semplice interesse o una materia da approfondire. Guardavo però al mio guardaroba come a uno strumento per comprendere meglio me stessa ed ero convinta che ci fosse una stretta connessione tra la nostra psiche e il modo di vestire. Lo vedevo in me e nelle persone intorno a me. Quando ho cominciato l’università però la psicologia della moda ancora non esisteva, o meglio, non si conosceva. All’epoca ho cercato di tutto: specializzazioni, corsi brevi. Quando ne parlavo con gli altri mi sembrava di urlare in silenzio. Però mi dicevo sempre che se quel pensiero continuava ad essere fisso, allora psicologia e moda dovevano essere per forza la mia strada.
Dopo aver letto diversi testi di sociologia e psicologia sociale, ho fatto le mie scelte universitarie successive alla laurea di primo livello nell’ottica “psicologia della moda”, basandomi su quel poco che sapevo, ma soprattutto sull’istinto e sulle mie percezioni. Poi, circa sei anni fa, è nata ufficialmente.

Quali sono le tue aspettative in tal senso?

A: Da brava sognatrice ho una miriade di aspettative. Mi piacerebbe dare il mio contributo personale alla psicologia della moda conducendo studi, ricerche ulteriori; anche insegnare un domani la materia. Tanti sono le/i ragazze/i appassionati di moda e psicologia che mi scrivono; potrebbero essere future/i psicologhe/gi della moda pronte/i ad aiutare moltissime persone a ritrovare se stesse.
Spero, non mi aspetto, un cambiamento di rotta nel mondo della moda, in cui si torni a mettere al centro la persona e il suo benessere, più che il prodotto e la pubblicità. E spero che vengano spostati i riflettori da “moda come superficie” a “moda come interiorità, filosofia e conoscenza”. Inoltre, credo sarebbe bello se un domani la moda invitasse nei suoi ranghi professionisti di aree diverse ma connesse come la psicologia, così da assistere al connubio tra moda e discipline scientifiche. Si trasmetterebbe l’idea che nella vita essere et…et è possibile e che non esiste solo l’out…out, come a molti di noi è stato insegnato. Il motto della testata online per cui scrivo, «Sii Come Bill Magazine», recita: “L’intelligenza che fa moda”. Ecco, parafrasandola direi che mi aspetto che l’intelligenza torni di moda.
Dopo questi mille voli pindarici, torno al punto. Non credo la società sia abbastanza matura per questo. Per cui, le mie aspettative reali sono quelle di poter aiutare, nel mio piccolo, quante più persone possibile ad essere felici con se stesse, con il proprio corpo e a raggiungere gli obiettivi che ritengono possano migliorare il loro benessere.

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Il tuo stile/look è legato alle tue esperienze?

A: Sì, assolutamente! Il mio stile è cambiato mille volte o forse più, perché io sono cambiata altrettante volte. Tutto quello che indosso e che ho indossato è legato alle mie esperienze e alle mie trasformazioni. C’è almeno un elemento nel mio armadio simbolo di ogni mio periodo, che in qualche modo mi ricorda la strada che ho fatto per arrivare fin qui, per essere quella che sono ora.
Ho avuto la testa mezza rasata, i capelli lunghissimi neri, sono stata bionda con la frangia e anche multicolor; ho abbracciato lo stile dark, punk e per un paio di anni ho abolito i pantaloni dal mio guardaroba, ero tutta gonne e cerchietti. A pensarci, mi rendo conto veramente di quante cose sono successe.

Qual è il tuo obiettivo per il futuro ?

A: Purtroppo, per esperienze dirette e indirette, ho imparato a non pormi obiettivi a lungo termine e a non elaborare programmi troppo definiti. Cerco di evitare di impegnarmi anche in cose come abbonamenti annuali, o prendere decisioni che potrebbero realizzarsi da qui a 4 mesi… perché, per quanto ci sia possibile pianificare tutto in vista di un obiettivo specifico, ci vuole meno di un secondo perché i piani vadano a monte. Anzi, a volte basta un pensiero di tre parole e… done!

Ho imparato a godermi la vita giorno per giorno e a lasciarmi disponibile ad accogliere qualsiasi possibilità mi si presenti. Comunque, per rispondere alla domanda, stabilendo come futuro i prossimi due mesi, i miei obiettivi sono: continuare su questo percorso intrapreso, sul versante puramente terapeutico-professionale come in quello social; dare alla psicologia della moda un mio contributo personale, cercando altri modi in cui la moda possa essere chiave di lettura della psiche umana.
Vi ringrazio molto per l’interesse che avete mostrato nei confronti miei e della mia grande passione, la psicologia della moda.


CREDITS

Immagini by Anastasia

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