Miglior Design 2020: il premio alle altalene rosa tra USA e Messico

Quando pensiamo a due persone che fanno un gioco all’aria aperta, le immaginiamo contigue spazialmente. Da un punto di vista simbolico e fisico, quindi, dallo stesso lato di un muro. Non separate da questo, specialmente se è molto alto. E invece anche le barriere si abbattono, come dimostra un progetto artistico datato 28 luglio 2019. Le protagoniste sono altalene rosa, poste attraverso il confine, lungo 3.145km, che separa Messico e Stati Uniti. Più precisamente lungo il tratto tra El Paso, Texas, e la città messicana di Ciudad Juàrez.

Qui, incastrate nelle fessure delle barre d’acciaio divisorio, sono apparse le creative altalene. Di quelle di tipo basculante, con una persona da un lato e l’altra dirimpetto, così che quando una sale, l’altra scende, come nei parchi giochi in cui andavamo da bambini. Solo che qui c’è in mezzo il muro. E non un muro qualsiasi: quello famoso per fermare i migranti diretti negli Usa.

Il progetto Teeter-Totter Wall

In questo modo l’arte dona la capacità di unire, anche se per breve tempo, persone separate da una barriera fisica e politica. Per quasi venti minuti, chiunque poteva incontrare l’altro oltre il muro, addirittura, giocarci insieme.

Il messaggio che volevamo trasmettere attraverso l’altalena sta nelle dicotomie oscillanti: disuguaglianza-uguaglianza, condivisione-comunità, collaborazione-generosità, gioco-violenza.

Queste le parole di Ronald Rael, professore e architetto californiano che, insieme alla collega Virginia San Fratello, dell’Università di San Josè, ha creato Teeter-Totter Wall: l’altalena (attraverso il) muro. Ma qualcuno, giocando con le parole dell’inglese-americano ha parlato anche di muro in bilico. Un messaggio importante per l’installazione, alla quale ha contribuito anche il collettivo artistico messicano Chopeke. L’opera ha vinto poi il premio Breazley come miglior design 2020, attribuito dal Design Museum di Londra, ricevendo anche numerosi apprezzamenti da più parti nel mondo.

Modellino dedicato al progetto Teeter Totter Wall, dal profilo instagram di @rrael
La spiegazione dell’opera

Teeter Totter Wall viene abbozzata nel 2009, in seguito al Secure Fence Act del 2006, atto di via libera alla costruzione di chilometri di barriera lungo il confine sud-occidentale degli Stati Uniti. La decisione di concretizzarla viene poi presa nel 2016 e rafforzata negli anni dell’amministrazione Trump. L’ex presidente ha così reso il muro una priorità assoluta, sicché l’idea e, soprattutto, la sua realizzazione, hanno dato il via a una vera e propria critica alla sua politica sull’immigrazione.

La scelta del colore rosa è stata invece spiegata da uno dei sue artisti, Ronald. In un’intervista al PBS NewsHour, ha raccontato che il rosa delle altalene ha un’intima connessione con la città di Juàrez, dove è simbolo delle donne morte per violenza, dall’inizio degli anni Novanta.

altalene rosa
Una delle altalene portate verso il muro

Al di là della scelta del colore, la raffigurazione del gioco rappresenta l’idea di una forma di resistenza innocente e non violenta. Chi ha partecipato, quindi, ha potuto riappropriarsi non solo della relazione con l’altro, ma anche dello spazio fisico del confine. Quest’ultimo, nella mente degli architetti, è come una ferita che deve essere ricucita, curata dallo stare insieme e dal ritrovarsi – “vedere il confine come relazione”, si legge tra le motivazioni del premio –  abbattendo ogni ostacolo imposto.

Era come se oscillando sulle altalene stessimo dicendo che quello è il nostro posto e che giocando si può smantellare il significato del muro e la sua violenza.

Tra legalità e illegalità

Mettere tre lunghe altalene su uno dei confini più caldi e sorvegliati del mondo, chiamare delle persone a incontrarsi e farle anche giocare, può certamente essere una cosa illegale e pericolosa. Ma l’obbiettivo non era quello di creare uno scontro sul campo con le forze dell’ordine. La sfida era tutta sul piano artistico-culturale.  Infatti, Ronald e Virginia, mentre progettavano l’opera, hanno cercato addirittura la via dell’accordo.

Abbiamo chiesto più volte il permesso agli agenti della Border Patrol, l’unità addetta alla sorveglianza. Abbiamo anche provato a collaborare con molte organizzazioni artistiche lungo il confine, ma la risposta è stata sempre no.

altalene rosa
Tratto del confine Messico-Stati Uniti

Alla fine, hanno deciso di passare comunque all’azione. Dopo cinque minuti dall’inizio, tuttavia, è arrivata la polizia di confine e ha chiesto, come racconta Ronald, cosa stessero facendo e per quanto sarebbe durato. Dopo aver ricevuto le spiegazioni, non hanno cercato in alcun modo di fermare le persone e anzi, qualcuno ha anche scattato delle foto. Anche non sono andati oltre nel condividere.

Non sarebbe stato fantastico se avessimo convinto un agente della polizia di frontiera e un soldato a giocare insieme ai bambini?

Queste cose, solitamente, nella realtà non accadono. Sarebbe bello se fosse come nel film di Christian Carion, Joyeux Noel, che rievoca la tregua di Natale del 1914, quando soldati di trincea tedeschi, britannici e francesi fermarono le ostilità per una notte.

Critiche e osservazioni

Sicuramente Teeter-Totter Wall è stata progettata per innescare immediatamente, a sangue caldo, una reazione nello spettatore. E non è solo merito delle altalene rosa, ma anche dei bambini sorridenti che hanno partecipato alla creazione del video, poi pubblicato su Instagram. E poi certo del forte valore simbolico che il muro tra Usa e Messico ha assunto, specie negli ultimi anni. La critica mossa da alcuni, sia nell’ambiente del design che non, è che si sarebbe trattato di un’installazione troppo semplice, senza un significato profondo dietro.

Guardando il video e le foto, infatti, pensiamo subito a quanto sia ingiusta e crudele la politica sull’immigrazione portata avanti dalla autorità statunitensi negli ultimi anni, e in particolare dal governo Trump. La riflessione però – dicono i critici – sembra fermarsi lì e lo spettatore medio, dopo aver lasciato magari un “mi piace” alla pagina, tende a passare oltre.

Come ha scritto con toni duri Max Pearl in un articolo per il sito Art in America: “Il fallimento dell’opera è duplice: offre una valutazione superficiale della situazione e suscita una reazione superficiale nello spettatore”. E, d’altra parte, se l’obbiettivo del Design Museum era quello di attribuire il premio al progetto con il più forte messaggio di cambiamento, la scelta genera una domanda.

L’opera può davvero cambiare il modo di pensare? Oppure contribuisce a rafforzare chi crede già che il muro sia un progetto ingiusto e lascia indifferenti gli altri? È però difficile valutare l’impatto di opere come questa. Il primo sguardo potrebbe anche essere superficiale, ma poi, almeno talvolta, affiorano ricordi e immagini suggestive.

La semplicità della Porta di Lampedusa

Anche la famosa Porta di Lampedusa del 2008 può apparire “troppo” semplice. L’opera di Mimmo Paladino si configura così come una porta aperta di metallo e ceramica, votata al ricordo dei migranti che sono morti passando da lì per venire in Italia.

Mimmo Palladino, Porta di Lampedusa, 28 agosto 2014

Questa simboleggia però anche il sogno di un’Europa aperta, il sogno per noi di essere quelli che invece aiutano il passaggio. Come nei versi scritti da Ada Merini nella sua poesia, Una Volta Sognai, con il riferimento a una porta e al nostro desiderio di essere come la tartaruga da lei descritta.

[..] una tartaruga che barcollava sotto il peso dell’amore […] e voi vi siete aggrappati al mio guscio e io vi ho portati in salvo.

Rivedendo quest’opera e comparandola con Teeter Totter Wall, ci è difficile pensare che esista ancora l’indifferenza.


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