Una crisi di governo in questo momento sembra paradossale e forse questa è la parola corretta per definire il particolare momento di questi ultimi giorni.

Stiamo vivendo un periodo che ha messo in luce tutti i ritardi che il sistema italiano ha accumulato negli anni, mai come oggi viviamo nell’incertezza; è innegabile che le giovani generazioni in particolare guardino sempre più preoccupate il futuro. E le persone che dovrebbero darci parziali sicurezze, che dovrebbero in questo particolare momento mostrare unità in un periodo tanto difficile per tutto il Paese, hanno deciso di lanciare un messaggio terribile.

La crisi di governo

Il “leader” di Italia Viva Matteo Renzi il 13 Gennaio 2021 ha dato inizio alla crisi di governo dopo aver ritirato le proprie ministre oltre che il sottosegretario Ivan Scalfarotto dall’ esecutivo. Questo è il punto d’arrivo di un periodo di crisi all’interno delle forze di maggioranza che ormai si prolungava nel tempo.

I punti che hanno portato nell’ultimo anno alla rottura sono derivati fondamentalmente da tre questioni: l’attivazione del MES per l’emergenza sanitaria, il Recovery Fund e la delega ai servizi segreti mantenuta da Conte.

Analizzare e creare il contesto di questa crisi è necessario per avere una visione più completa possibile.

Le cause: i servizi segreti italiani

Partiamo quindi con l’esaminare il fatto che Conte abbia mantenuto la delega ai servizi segreti. La vicenda è complessa, lo scorso 2 settembre nella proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre è stata inserita una norma particolare. Questa riguarda la durata e le modalità di proroga degli incarichi ai vertici dei servizi segreti italiani (Aise e Aisi) e il dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis).

La questione ha creato forti polemiche all’interno delle forze di maggioranza, l’attuale legge (n. 124 dell’Agosto 2007) prevede che la durata dei direttori dell’Aise, Aisi e Dis sia di quattro anni e che la carica possa essere rinnovata al massimo per una volta soltanto. Tutto questo per evitare un accumulo di potere nelle mani di poche persone vista l’importanza delle informazioni che ottengono e del ruolo che ricoprono.

Il Governo ha interpretato che l’estensione dell’incarico possa avvenire tramite più provvedimenti successivi e non solamente un’unica volta; questa norma, peraltro contenuta in un decreto dai contenuti completamente diversi, non è piaciuta. Conte, del resto, ne ha giovato dato che possiede la delega ai servizi segreti.

La norma sarebbe stata inserita da Conte proprio per tenere ai vertici di sicurezza figure molto vicine a lui. Conte, infatti, ha un rapporto molto stretto con Gennaro Vecchione, generale della guardia di finanza a capo del Dis, e con Mario Parente, a capo dell’Aisi.

Il MES

L’altro punto di attrito all’interno della forza di governo e in particolare proprio tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi è l’utilizzo del MES sanitario per l’emergenza sanitaria. Il debito pubblico del nostro Paese è enorme e i continui scostamenti di bilancio necessari a sostenere una crisi economica senza precedenti hanno aggravato la situazione.

Le forze di governo sulla questione hanno posizioni contrastanti, a novembre Teresa Bellanova, in linea con Italia Viva, ha aperto lo scontro sostenendo che le risorse del MES fossero necessarie. I Cinque Stelle e il presidente del consiglio Conte, al contrario, non sostengono il suo utilizzo, affermando che il bilancio dello Stato sia perfettamente in grado di coprire le spese per la pandemia.

Dall’altro lato il ministro dell’economia Roberto Gualtieri si era schierato anche lui sulla linea del non utilizzo del MES, tuttavia il resto del partito timidamente sostiene che questo possa essere di grande aiuto. Va sottolineato tuttavia come il MES sanitario copra solo le spese sanitarie dirette e indirette. Essendo poi una linea di credito non può finanziare interventi aggiuntivi a differenza di una spesa prevista dal bilancio di Stato.

Il MES non è uno strumento di investimento, al contrario serve solo per pagare spese correnti che sono in ogni caso coperte.

Il Recovery Fund

L’ultimo terreno di scontro all’interno dell’esecutivo si è svolto sul Recovery Fund. Qui il dissidio tra il Premier Giuseppe Conte e Italia Viva si è consumato fino a portare alla rottura completa, una rottura nel peggiore momento possibile.

Il Recovery Fund (Next Generation EU) rappresenta il maggior pacchetto di investimenti dal dopoguerra ad oggi che porta in dote non solo innumerevoli risorse, ma il futuro intero del nostro Paese. Una tale responsabilità, tuttavia, non è evidente a tutti. Renzi in prima persona ha sempre criticato il progetto di Recovery Fund ideato dal governo, non solo sui temi proposti, ma anche sulla gestione delle risorse.

Gli innumerevoli stanziamenti, infatti, non sarebbero stati gestite singolarmente da ogni ministero competente, ma a questo avrebbe provveduto una cabina di regia alle dipendenze di Palazzo Chigi. Il presidente del consiglio avrebbe avuto quindi un ruolo preponderante nella gestione delle risorse.

Renzi e Italia Viva hanno così ideato un piano alternativo (chiamato CIAO) diviso in 61 punti che mettevano in luce le differenze rispetto al Recovery Fund originale. Il piano va in qualche modo rafforzato come anche sostenuto da Gentiloni, ma il contributo delle forze che compongono un esecutivo deve essere propositivo e non divisivo.

La Camera e il Senato

Le dimissioni di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti hanno creato uno strappo troppo grande per essere sanato e per far rientrare Italia Viva nel governo.

Aperta la crisi, l’unica risoluzione possibile era il passaggio alla Camera e al Senato. Se Conte ha ottenuto un chiaro sostegno alla Camera, potendo contare su numeri solidi, la questione era molto più delicata in Senato. Il Governo il 19 Gennaio 2021 ha ottenuto una maggioranza relativa che tuttavia non garantisce stabilità all’intero esecutivo. La questione dovrà vedere coinvolto anche il Quirinale. Occorre anche precisare come nonostante la fiducia in Senato a un nuovo governo Conte, l’attività di governo sarà molto rallentata e zoppa. In molte commissioni parlamentari infatti il ruolo di Italia Viva è centrale.

Al di là comunque di numeri per ottenere il sostegno o meno dobbiamo domandarci come sia stato possibile giungere a una decisione così drastica e così grave in un momento del genere. Lo scollamento tra alcuni membri della classe politica e il resto della società è evidente.