Susie è affetta da quella che qualcuno ha definito omfalofobia e qualcun altro horror vacui umbilicalis. Hanno ragione entrambi, seppure parzialmente. La verità è qualcosa di complementare. Ciò che Susie deve coprire-riempire e in nessun modo vedere-toccare è l’ombelico, e l’ombelico secondo Susie varia non solo da persona a persona, ma anche di giorno in giorno e quasi di momento in momento. Per questa ragione, rientrando dal lavoro, compra sempre della frutta secca per la credenza e il borsello e l’ombelico e la sua tranquillità. Una tranquillità da riempire costantemente.

Ieri, per esempio, il suo ombelico aveva una forma allungata, e Susie ha pensato subito di coprirla-riempirla con una mandorla amara. Stamattina però s’è svegliata con la parte superiore del frutto che inizia a pungere-pungere. Nessun problema. Va alla credenza e prende una piccola nocciola color mazza-da-baseball-color-nocciola. Quindi raggiunge la scrivania, scarta una matita 2B vergine e la usa per far saltare la mandorla in un cesto apposito. La 2B fa la stessa fine. Poi con una pinza emostatica afferra la nocciola color mazza-nocciola, alza un po’ il mento in modo ducesco e la spinge dentro l’ombelico. Il frutto aderisce perfettamente alla pelle e Susie sente subito che tutto ha di nuovo un posto in questo assurdo mondo.

Susie, com’è ovvio, vuole minimizzare-reprimere anche l’eventualità di vedere-toccare l’altrui ombelico. Momenti delicati sono la rimozione del maglione e stiracchiamenti vari dei colleghi, ma anche abbracci poco ragionati e urti casuali. Quindi il borsello di stoffa col vasto assortimento di sigilli ombelicali, che tiene sempre alla cintura. Ogni mattina, quando arriva in ufficio, fruga nel borsello scrutando intensamente i presenti, contrae i muscoli della faccia in quello che a lei sembra un sorriso e offre a ognuno un palmo sul quale riposa il sigillo ad personam. Dopodiché l’interessato infila la porta del bagno e fa quanto va fatto.

Capita che qualcuno sottovaluti la faccenda, e che per faccenda intenda quasi sempre il q.i. o la determinazione di Susie. Se si rovistasse nel cestino del bagno, si troverebbero alcuni esemplari di frutta a guscio a testimonianza di ciò. Lei lo sa e se ne addolora. Tuttavia non demorde. Si aggira per l’ufficio sorprendendo i colleghi alle spalle, o da sotto la scrivania. Aspetta con pazienza un loro momento di conversazione-concentrazione e gli punta una 4H sterile dritta al centro della pancia – ha una mira divina per questa cosa e non c’è maglione che tenga. Prima o poi trova quello che non vorrebbe nemmeno cercare. Allora, con una mano al borsello e l’altra ben salda sulla matita, sussurra all’orecchio del disertore: beh?

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