La notizia del rapimento di centinaia di studenti nello stato di Katsina (area Nord – occidentale della Nigeria) si era diffusa nel dicembre scorso. Le autorità governative parlavano di un rapimento di 300 – 400 ragazzi da parte di un gruppo di banditi non identificati. Qualche giorno dopo, il 18 dicembre, Aminu Bello Masari (governatore di Katsina), ha confermato via Twitter la liberazione di 344 studenti rapiti, confermando come si tratti della quasi totalità. Il numero esatto è tuttavia impossibile da verificare per assenza di fonti dirette.

Il rapimento era stato rivendicato direttamente da Boko Haram, tramite un messaggio audio inviato dallo stesso leader, Shekau. Le sue parole però non fornivano nessuna prova dettagliata, se non una sostanziale conferma della notizia già circolante.

Nonostante le rivendicazioni pubbliche, le autorità nigeriane negano che gli autori siano riconducibili alle forze di Boko Haram. Fanno piuttosto riferimento a generiche “bande criminali” di cui l’area del Nord-Ovest della Nigeria è piena. Secondo gli studiosi della politica nigeriana però, molte di queste bande hanno stretto collaborazioni proprio con Boko Haram.

Boko Haram: cos’è?

Boko Haram nasce nel 2002 dall’attività di un predicatore radicale islamico, Mohammed Yusuf. La traduzione inglese della denominazione rende palese il nemico del gruppo terroristico: “Westernization is sacrilege”. In un primo momento il confronto con le autorità nigeriane è stato improntato su un piano solo ed esclusivamente militare, dal 2009 (anno di arresto, e poi uccisione, del leader Yusuf) in avanti il gruppo terroristico si è invece dotato di una organizzazione interna e si è posto come obiettivo la destabilizzazione del governo nigeriano. Le conseguenze sono state una serie di periodici attacchi armati: dal 2009 ad oggi le vittime ammontano a 36.000.

Anno centrale è stato il 2015: l’organizzazione ha proclamato fedeltà allo Stato Islamico e ha assunto il nome di ISWA (o ISWAP – Provincia dello Stato Islamico in Africa Occidentale). Se da un lato sono stati resi noti gli intenti, sul fronte interno le lotte si sono intensificate dando vita a due vere e proprie fazioni distinte. Una fedele allo Stato Islamico e con obiettivi internazionali oltre che nazionali, guidata da Abu al – Barnawi (figlio di Yusuf). L’altra è attiva soprattutto a livello locale in un endemico scontro con le autorità nigeriane e prende la denominazione Boko Haram (legata al leader Abubakar Shekau).

Boko Haram dunque, pur essendo formalmente solo un gruppo della più ampia associazione terroristica, viene utilizzato come termine generale. Talvolta infatti è complesso risalire allo specifico gruppo che ha commesso tale atto, come nel caso citato nel paragrafo precedente.

I grandi assenti: Stato e militari

Le accuse di corruzione e sistematica violazione dei diritti umani non sono nuove nei confronti di polizia e militari nigeriani. Ormai qualche mese fa, in gran parte del Paese si erano tenute enormi manifestazioni di piazza che invocavano l’abolizione della SARS, squadre speciali di polizia note per la loro violenza. Amnesty International lo certifica anche nel suo rapporto Nigeria: my heart is in pain, confermando come i crimini contro la popolazione civile siano all’ordine del giorno.

Il problema è dato dalla sostanziale assenza dello Stato, oltre che della polizia. La scarsa fiducia della popolazione nei confronti delle forze dell’ordine è frutto di sistematici abusi da parte della polizia nei confronti della popolazione civile. E come se non bastasse, in alcuni casi la polizia locale si è scoperta coinvolta nelle sparizioni per ottenere riscatti e risarcimenti in denaro.

A fronte di un rapimento (l’ennesimo) effettuato all’interno di un’istituzione scolastica, la decisione del presidente Muhammadu Buhari di chiudere alcune scuole nell’area a Nord Ovest del Paese ha il sapore di una resa statale. Ancora più grave il fatto che la decisione arrivi cinque anni dopo la famosa dichiarazione di Buhari: “Tecnhically, we have won the war” (parlando di Boko Haram).