Bandiera Niger

Elezioni in Niger: la speranza democratica di risolvere i problemi del Paese

Ministro NigerIl 2021 si apre con un clima di fervente attesa per il Niger, alle prese con le elezioni presidenziali il cui primo turno si è svolto il 27 dicembre scorso. Circa 7,4 milioni di nigerini aventi diritto al voto si sono presentati alle urne per esprimere le loro preferenze tra i trenta candidati in lizza. Secondo i risultati presentati il 2 gennaio, il primo turno elettorale vede in testa il candidato del partito dominante PNDS (Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo) Mohamed Bazoum, con più del 39% delle preferenze.

Nel secondo turno elettorale, previsto per il 20 febbraio prossimo, Bazoum dovrà sfidare Mahmane Ousmane, arrivato secondo nel primo turno di votazioni con il 17% delle preferenze. Numerosi tra i candidati rimasti esclusi al primo turno hanno deciso di schierarsi a sostegno di Ousmane, per impedire ad un candidato del PNDS di salire al potere per la terza volta consecutiva.

Bazoum è infatti stato il braccio destro dell’uscente presidente Mahmadou Issoufou, il quale, dopo trent’anni in politica e due mandati consecutivi, ha lasciato il posto a un successore. Bazoum ha assicurato che, in caso di vittoria, le questioni della sicurezza e dell’educazione, in particolare delle giovani donne (il Niger detiene il record mondiale di nascite, 7,6 per donna) saranno la sua priorità.

Un dato storico

A livello istituzionale si sta assistendo alla prima transizione pacifica tra due presidenti eletti democraticamente: tuttavia, il clima della nazione è tutt’altro che disteso. Nella mattina del 3 gennaio all’incirca cento persone sono rimaste uccise durante due raid in due villaggi nel Niger occidentale. Si tratta di uno dei più sanguinosi attacchi della storia recente della regione, avvenuto nella mattina in cui venivano comunicati i primi risultati delle presidenziali. Non è stato chiaro a quale gruppo siano da ricondurre gli attacchi.

Il Niger è epicentro dell’attività di numerosi gruppi terroristici attivi nel Sahel. Nonostante ciò, e le difficoltà legate alla pandemia, gli elettori si sono presentati in gran numero alle urne. Perplessità concernenti il limitato ricambio della rappresentanza politica e l’effettiva capacità di rispondere alle esigenze della popolazione sono emerse tra l’opinione pubblica. L’età media dei candidati si aggira intorno ai sessant’anni, a fronte di una popolazione di età media sui quindici anni (una delle più basse al mondo).

L’ombra del terrorismo

L’attività terroristica in Niger si sviluppa principalmente su due fronti. Il gruppo terroristico di Boko Haram, il più letale dell’Africa Subsahariana, è particolarmente attivo nella zona del bacino del Lago Chad, che confina con gli stati della Nigeria, del Camerun, del Chad e la zona sudest del Niger. Sul fronte del confine con il Mali è invece intensa l’attività di altri gruppi jihadisti.

Secondo quanto riportato dal Global Terrorism Index, gli attacchi di Boko Haram hanno registrato una notevole impennata dal 2019, includendo per la prima volta tra i loro obiettivi anche le regioni di Niamey e Tillaberi. Reclutare adepti tra i giovanissimi è molto facile per questi gruppi, in quanto l’opzione di una radicalizzazione violenta, con le sue promesse di grandezza, appare di gran lunga più seducente delle prospettive di povertà ed esclusione economica.

Il 24 novembre si è tenuta a Niamey la conferenza sulla lotta al terrorismo e l’estremismog5 sahel violento. In tale occasione la Segretaria Generale del Ministero degli Affari Interni, Diallo Amina Djibo, ha sottolineato la necessità di un’azione congiunta del G5 Sahel per contrastare l’attività terroristica. Si tratta di un’alleanza militare tra gli stati della fascia desertica africana, nata affinché la responsabilità della sicurezza della regione non ricadesse solamente sulle spalle della Francia.

Djibo ha anche riconosciuto la necessità di offrire la possibilità di redenzione ai giovani sedotti dalle promesse degli jihadisti, tramite programmi innovativi e piccoli progetti a impatto immediato. Programmi di formazione per le forze speciali e il rafforzamento dei mezzi aerei saranno inoltre implementanti nei prossimi cinque anni, secondo quanto dichiarato dal presidente uscente Issofou. Fondamentali, per raggiungere tali obiettivi, sono le alleanze strategiche con gli stati occidentali, l’Unione Adricana e la CEDEAO.

La minaccia del cambiamento climatico

Mentre il nostro mondo si riscalda, gli impatti sono disomogenei. Ma le persone vulnerabili che vivono in alcuni dei paesi più fragili e colpiti dai conflitti stanno subendo alcuni degli effetti più gravi, dall’aggravarsi della siccità alle inondazioni.

Così riporta il sito dell’UNHCR nel dicembre 2020, descrivendo gli effetti devastanti del cambiamento climatico su popolazioni già afflitte dalla povertà e dalla violenza delle guerriglie. L’instabilità del clima e il progressivo inaridirsi delle terre spinge le comunità di allevatori a spostarsi sul territorio, spesso entrando per questo in conflitto con altre comunità. Tali tensioni sono facilmente sfruttate dai gruppi estremisti a proprio vantaggio.

La regione del Sahel è la più gravemente colpita in quanto la temperatura qui sale più velocemente che in altre regioni del globo. Tali circostanze sono causa di una forte instabilità del settore agricolo, che rappresenta il 40% del PIL e l’80% della forza lavoro e che a malapena produce il necessario per soddisfare il fabbisogno della popolazione. La diversificazione delle colture è molto limitata e fenomeni come la straordinaria siccità del 2014 possono avere effetti devastanti sulla vita delle persone. A questo si aggiungono difficoltà quali l’inadeguatezza delle infrastrutture, il malfunzionamento dei sistemi di irrigazione e la mancanza di strutture adeguate per ospitare il bestiame, oltre al personale veterinario per mantenerne la buona salute.

L’economia instabile

Data l’instabilità del settore agricolo, una potenziale fonte di ricchezza per il Paese può essere costituita dal petrolio. La scoperta, nel 2018, di un giacimento petrolifero nel Nord del Paese ha illuminato prospettive di sviluppo e crescita. I proventi derivanti da tale giacimento potrebbero infatti permettere la costruzione di infrastrutture e creare posti di lavoro.

L’implementazione di strutture democratiche e il forte impegno del governo per lo sviluppo del Paese hanno portato le ultime stime a prevedere una crescita dell’economia nigerina intorno al 5% per il 2021. Il miglioramento dell’efficienza della spesa pubblica, per esempio, si è concretizzato nella costruzione della diga di Kandadji e nell’inizio della costruzione delle tubature per l’esportazione del petrolio. I finanziamenti esteri rimangono supporto fondamentale per la crescita del Paese: in questo senso la persistente situazione di insicurezza, dovuta all’attività terroristica, non gioca a favore del Niger.

Il Niger è inoltre tra le prime regioni al mondo per l’estrazione di uranio, il quale ha tuttavia subito un notevole deprezzamento negli ultimi anni. Anche il mercato dell’oro, che nei primi anni 2000 sembrava potesse rilanciare l’economia, ha subito un brusco arresto in anni recenti, portando alla chiusura di diverse miniere nel 2017.

Agadez: la spinosa questione della migrazione

Uno studio del 2017 rivela come, per la desertica regione di Agadez, i proventi dei flussi migratori siano fondamentali per la sopravvivenza della popolazione. Situata in una posizione mediana e strategica per il collegamento tra le regioni al di sotto del Sahara e il Nord Africa, la regione è da sempre stata un punto di snodo di grandi flussi commerciali, sia leciti che illeciti (da couscous, latte, frigo e televisori ad armi e droga). Dopo la caduta del regime libico, nel 2011, è divenuta progressivamente un hub per migranti provenienti dalle zone subsahariane e diretti verso l’Europa.

Agadez

È stato stimato che l’industria della migrazione offrisse lavoro a circa seimila persone. Per l’anno 2014 le entrate del settore nella sola Agadez hanno fruttato l’equivalente di circa 3,3 milioni di euro. Tuttavia la legge 36/2015 contro l’immigrazione illecita, fortemente caldeggiata dalle nazioni europee, ha apportato dei tagli significativi a quest’economia (oltre a porre a repentaglio la vita dei migranti, che ora vengono abbandonati nel deserto qualora i conducenti dei mezzi sospettino la presenza di controlli militari).

Il settore turistico ha registrato un brusco arreso negli anni Novanta a causa dell’insorgere delle rivolte Tuareg, per poi interrompersi definitivamente nel 2007. I dipendenti di tale settore (come quelli del mercato dell’artigianato rivolto ai turisti) hanno dovuto reinventare modi per utilizzare le proprie abilità e sopravvivere. Le esperte guide turistiche hanno iniziato a guidare i mezzi per il trasporto dei migranti e gli ex artigiani commerciano beni di prima necessità per attraversare il deserto, quali occhiali da sole, acqua, cibo e gasolio.

Le speranze per il Niger

Chiunque tra i candidati risulti vincitore dovrà certo dimostrarsi all’altezza di guidare una nazione lacerata e instabile. Elementi quali la lotta al terrorismo, la crescita economica e la minaccia dei cambiamenti climatici dovranno essere questioni prioritarie per il governo, che ha puntati su di sé gli occhi di numerose nazioni occidentali. Il Niger, tra i Paesi più poveri al mondo, dovrà trovare la via per un rilancio economico e la stabilità politica e sociale.

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