OnlyFans è tra i siti che hanno più spopolato durante il primo lockdown. Mentre alcuni si cimentavano in cucina e altri cantavano alla finestra, diversi artisti e professionisti si iscrivevano a quella che nasce come la pay-per-view “versione social media”. Ma questo fenomeno mostra decisamente due facce della stessa medaglia. Da un lato la potenziale rivoluzione del modo in cui followers e content creators interagiscono, dall’altro si sta rilevando essere un nuovo canale di accesso alla pornografia, con alcuni pericoli annessi.

Cos’è OnlyFans e come funziona

OnlyFans è una piattaforma di condivisione di contenuti a pagamento, creata nel 2016 da Tim Stokely. L’idea originaria era quella di realizzare un social media in cui le persone potessero monetizzare il successo che avevano sugli altri social, pubblicando dei contenuti inediti per gli abbonati al proprio profilo. Il modello è semplice e ricalca quello del pay-per-view della televisione. Pagando una cifra stabilita dall’utente, gli abbonati hanno accesso per un mese ai contenuti di quella determinata pagina.

Sebbene il sito sia nato nel 2016, è nel 2020 che è balzato all’attenzione di tutti. A maggio 2020, il CEO Tim Stokely ha dichiarato che “il sito sta avendo circa 200.000 nuovi utenti ogni 24 ore e da 7.000 a 8.000 nuovi creatori ogni giorno”. Bloomberg ha definito OnlyFans “un gigante miliardario dei media, nascosto sotto gli occhi di tutti”. La crescita è iniziata quando grandi star del web, ad esempio Bella Thorne, hanno iniziato a pubblicizzare il loro profilo e le cifre che stavano guadagnando. La Thorne ha informato i suoi 23,8 milioni di follower su Instagram che sarebbe approdata su OnlyFans con un video dal contenuto inedito. I risultati non sono tardati ad arrivare: è riuscita a guadagnare un milione di dollari il primo giorno e due milioni nella prima settimana chiedendo 20 dollari ad abbonamento.

Soldi facili e veloci

In quest’ottica, OnlyFans appare come una piattaforma su cui fare soldi in modo facile e veloce, semplicemente facendo quello che su altri social, ad esempio Instagram, si fa gratis. Ma è davvero tutto oro ciò che luccica? Nel suo insieme, l’idea di Tom Stokely è geniale e rivoluzionaria. Attraverso il proprio profilo, i content creators possono offrire contenuti extra rispetto a quelli che si trovano gratuitamente su altri social e per i quali i fans sono disposti a pagare. In questo modo il rapporto che si crea con i followers diventa più personale. Sono gli utenti a decidere ciò per cui vale la pena spendere dei soldi e, di conseguenza, i contenuti offerti sono ritagliati attorno alle loro richieste.

Va però detto che non sono mancate le recensioni di chi, non avendo una fan base come quella di Bella Thorne, fatica a sostenere che OnlyFans sia un hobby per guadagnare tanto e in poco tempo. Considerato che il guadagno sta in quanti followers hai e considerato quanto sia difficile accumulare seguaci e fidelizzarli, l’idea di utilizzare la piattaforma per “arrotondare” a fine mese non è per niente realistica. In un’intervista a Business Insider, la star di OnlyFans Monica Huldt ha detto “Non consiglierei mai a qualcuno di farlo, se volesse farlo solo due giorni a settimana o qualcosa del genere. Non è una cosa part-time nella tua mente. Non faresti abbastanza soldi”.

Pornografia e OnlyFans

A questo si aggiunge un altro aspetto importante. OnlyFans non prevede censure sui contenuti vietati a minori. Questo è il principale motivo per cui la maggior parte dei profili offre contenuti di tipo pornografico. Non è un segreto che negli ultimi anni il settore della pornografia ha subito una crisi senza precedenti, determinata dall’avvento di siti che offrono contenuti gratuiti. Negli ultimi quindici anni ci si è resi conto che la gente non è più disposta a pagare per foto e video hard.

In quest’ottica, OnlyFans sembra aver modificato questa tendenza. Diversi professionisti della pornografia sono approdati sul sito, proponendo materiale inedito, spesso e volentieri pensato ad hoc per i singoli clienti. Anche in questo caso, coloro che guadagnano di più sono coloro che lo fanno di mestiere. Molti sono pornoattori/attrici che hanno deciso di aderire a quello che sembra essere il futuro della pornografia.

Il New York Times ha intervistato Michel Santini, una ragazza che in un anno è arrivata a guadagnare 8.000 dollari al mese su OnlyFans. L’esperienza della Santini spiega perfettamente perché questo sito ha avuto così successo nel mondo della pornografia. Nel 2015 la Santini ha iniziato a fare porno, filmando per 400 dollari a scena. La ragazza racconta che un regista le disse che l’unico modo per guadagnarsi da vivere nel porno era anche fare la prostituta. Ora al New York Times afferma “Ora, voglio solo incontrarlo di nuovo, così posso dire: Bene, eccomi qui. Sto guadagnando decine di migliaia di dollari ogni mese solo con la pubblicazione di contenuti online”.

Guardando a questa testimonianza, non sembrano esserci particolari aspetti negativi nella vendita di materiale pornografico tramite questo sito. Anzi, sembra proprio che questo nuovo modo di “vendere” il proprio corpo abbia dato un nuovo impulso ad un mercato in crisi da anni e che da lavoro a moltissimi professionisti. Tuttavia, il mondo della pornografia cela diversi lati oscuri fatti di sfruttamento e violenza, rischi che si ripropongono anche su OnlyFans. I principali sono di due tipi: lo sfruttamento della propria immagine e la pedopornografia.

Sfruttamento d’immagine

In molti hanno riconosciuto a questa piattaforma il merito di ridurre lo sfruttamento “fisico” sessuale, permettendo a qualsiasi donna di guadagnare soldi con il proprio corpo quando vuole lei e come dice lei. Secondo questo punta di vista, OnlyFans viene descritto come uno strumento a favore dell’emancipazione delle donne, soprattutto in un settore che ancora oggi è del tutto un tabù. Tuttavia, non mancano le testimonianze di donne che hanno subito violenza dai propri abbonati e che lasciano dei dubbi sulla sicurezza di questo sito.

Articolo del Daily Mail sullo stalking che un utente ha subito da parte di un cliente

Claudia è una donna iscritta ad OnlyFans, intervistata dallo Spectator. Nell’intervista firmata da Julie Bindel, Claudia racconta: “Era palese per me che si trattasse di un sito porno. Il vantaggio per me era che non stavo pubblicando su un sito come Pornhub. Conosco delle ragazze che sono finite su lì, ed è disgustoso. Ho pensato che (ndr OnlyFans) fosse abbastanza anonimo”.

 

La ragazza ha poi scoperto che uno dei suoi principali clienti aveva scaricato una sua foto in topless e l’aveva pubblicata su un altro sito porno senza il suo consenso. “Ho cercato di lamentarmi con OnlyFans ma non ho mai ottenuto una risposta da loro. Ho inviato loro cinque e-mail. Alla fine, ho rinunciato e ho cancellato il mio account”, dice l’intervistata. La fuga online di materiali pubblicati dai content creators non sembra essere una rarità: i clienti abbonati scaricano i materiali individuali a cui hanno accesso e li ripubblicano online.

Pedopornografia

Il secondo grosso aspetto controverso di questa piattaforma è il rischio di pedopornografia. Quando ci si iscrive, il sito chiede di caricare un documento d’identità per verificare che l’utente sia maggiorenne. Tuttavia, da un’inchiesta condotta dalla BBC nel documentario Nudes4Sale emerge un’altra realtà. Secondo l’inchiesta, sono moltissimi i minori che utilizzano Twitter, Instagram e Snapchat per promuovere il proprio account su OnlyFans. L’emittente britannica ha usato un software di riconoscimento di età per analizzare in un solo giorno circa 7.728 profili che pubblicizzavano l’hashtag #Nudes4sales e ha scoperto che almeno un terzo di questi profili apparteneva a minori.

Al netto di tutto ciò è difficile stabilire se OnlyFans sia un’importante rivoluzione del modo in cui viviamo l’intrattenimento sui social media o se invece sia un cavallo di Troia che cela sfruttamento e pericoli. Potrebbe rivelarsi entrambe le cose se la Fenix International Limited, la società madre, non trova una soluzione per tutelare gli utenti.