Quello che sta succedendo nell’ultimo periodo è terrificante, in teoria l’essere umano dovrebbe progredire cercando di non commettere gli stessi errori, o orrori, ma tutto sta andando terribilmente male. La Polonia fa parte dell’Europa, la grande Europa che tutti conoscono come il luogo dei diritti umani: idealizzazione o realtà?

La moda per il diritto all’aborto

«Vogue Polonia» e Anja Rubik hanno preso una posizione sostenendo il diritto all’aborto e tutte le donne che in questi giorni hanno animato la città di Varsavia con proteste contro il governo polacco. La rivista di moda più influente del pianeta ha scelto una copertina per il numero di dicembre destinata ad entrare nella storia. Anja Rubik è la protagonista. La supermodella e attivista polacca posa nuda con le mani legate da un drappo rosso che scende fino a coprire il corpo, sul viso ha una saetta che simboleggia le proteste del Women’s Strike. Questa è la testimonianza del fatto che la moda non rappresenta solo il vestito, ma è anche espressione di idee, concetti, prese di posizione e anche attualità. Sfatiamo quegli stereotipi che associano la moda solo ai vestiti, scarpe, gioielli o tutto ciò che concerne l’“inutile” perché non è così. La moda è tantissime cose diverse: espressione di idee, concetti, tradizioni, storia, cultura, essere, tempo, eleganza, profondità, sensibilità e tanto altro.

Anja sui suoi social ha espresso l’importanza del lavoro con «Vogue» attraverso queste parole:

Questo lavoro è uno dei più importanti e personali della mia carriera perché il diritto di scelta per una donna rappresenta il banco di prova di una società sana e progressista.

Legge sull’aborto

Il 22 ottobre scorso, la Corte costituzionale polacca ha stabilito una legge che vieta l’aborto anche in caso di gravi malformazioni del feto. La sentenza è stata approvata con 11 voti favorevoli e 2 contrari: la Corte ha spiegato e giustificato questa decisione affermando che non può esistere una salvaguardia della dignità dell’individuo senza una protezione della vita, e che l’interruzione di gravidanza in caso di una grave malformazione del feto viola la Costituzione. Tutto ciò con un l’appoggio di alcuni gruppi religiosi cattolici e vescovi vicini al governo. Tantissime donne polacche, attualmente, sono costrette a recarsi in altri paesi per poter abortire e purtroppo la situazione che si è andata a creare a causa del Covid-19 non aiuta, molte non hanno la possibilità e nessun diritto al riguardo. Se ci pensiamo quello che sta accadendo è veramente triste e doloroso; la Polonia è parte dell’Europa che per tutto il mondo rappresenta il luogo dei diritti umani, ma dinanzi a questi fatti ci chiediamo se è veramente così o se è solo una “maschera” per apparire agli occhi di tutti quello che in realtà non si è.

Ricordiamoci che già in Polonia la legge consentiva l’interruzione della gravidanza solo in tre casi specifici: stupro, malformazione del feto e pericolo di vita per la madre. Adesso nemmeno queste eccezioni  esistono più!

Anja Rubik ha espresso la sua tristezza raccontandosi a Vogue attraverso una lettera di cui riportiamo degli stralci:

Nel 2020 la nostra Polonia è un paese diviso e, come donna polacca, ho molte paure. Lo Stato e la chiesa si sono uniti, dando vita a conflitti e contraddizioni. Il diritto di scelta della donna è sotto assedio, le persone della comunità LGBT+ sono trattate come cittadini di seconda classe e l’educazione sessuale è obsoleta.

(…) Il diritto di una donna di scegliere è la cartina tornasole di una società sana e progressista. Il momento che stiamo vivendo graverà sulla comunità polacca per i decenni a venire. Le nostre donne, le nostre madri, mogli e figlie del futuro contano su di noi per essere messe al primo posto.

In Polonia la comunità LGBT+ vive nella paura. Siamo un insieme di soggetti diversi e permettere che una parte di essi venga marginalizzato e discriminato è ripugnante e codardo.

Questo comportamento nasce soprattutto dalla paura e dall’ignoranza. Una chiesa polacca che seleziona e sceglie i suoi dogmi per manipolare il consenso è in netta contraddizione con la direzione in cui Papa Francesco sta portando la fede cattolica nel 2020. A chi è contro la comunità LGBT+ chiederà di combattere le loro paure ed essere migliori.

La Polonia è meglio di così. Siamo meglio di questo.

 


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