Le immagini archeropite e la loro creazione divina

La storia dell’arte europea, si sa, è anche e soprattutto la storia dell’arte cristiana. Dall’arte mediterranea, a quella italiana, spagnola ed est-europea, sino alla più gotica arte nordeuropea, per secoli ha dominato l’immagine religiosa e cristiana. A parte la parentesi iconoclasta, relativa ai secoli VIII e IX, anche la cultura artistica mediorientale si è fondata per parecchi secoli sulla rappresentazione dei testi biblico-evangelici. Almeno fino al 1453, quando Costantinopoli venne conquistata dall’esercito turco-islamico di Mohammad II e sarebbe nata Istanbul. 

 

Albrecht Dürer, Adorazione della Santissima Trinità, 1511, Kunsthistorisches Museum (Vienna)
La questione estetica della dottrina cristiana

Gli artisti hanno così trovato nella Bibbia e nel Vangelo i temi più cari per le loro rappresentazioni, nonché storie sorprendenti e particolarmente adatte alla raffigurazione in immagine.  Anche legittimati dottrinalmente dalle parole di Paolo di Tarso che, nelle Lettere ai Colossesi scrive: “Egli [Cristo] è immagine del Dio invisibile (eikon tou Theou tou aoratou)”.

Si capisce bene già da qui che la questione dell’immagine è assolutamente centrale nel Cristianesimo. A partire dalle parole di San Paolo, che si ritrovano anche nelle Lettere ai Corinzi. Ma anche soffermandosi sui versi di Giovanni (14) che scrive: “Gli rispose Gesù: […] Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: mostraci il Padre?”. Si evince quindi che la dottrina cristiana non solo legittima la rappresentabilità di Dio (e Cristo), ma si fonda sul principio di Cristo come immagine di Dio.  

Già qui troviamo la più assoluta legittimazione della possibilità di rappresentare la divinità. Tuttavia, si tratta pur sempre di artifici e manufatti: dipinti, sculture, tavole, miniature. Non sono altro che artefatti prodotti dalla mano dell’uomo. 

Le immagini acheropite

E quando invece è Dio che crea un’immagine di se stesso? Esistono immagini della divinità non prodotte da mano umana? Ebbene, nella tradizione cristiana esistono delle specie particolari di immagini di Gesù, oggi venerate in tutto il mondo. Secondo i racconti, non sempre attestati, non sarebbero state prodotte da un essere umano, bensì da Cristo stesso, dunque Dio.

Si tratta di oggetti, per lo più panni e lenzuoli, sui quali sarebbe rimasta impressa l’immagine del volto di Gesù, senza alcuna interferenza di mano umana. E infatti sono conosciute con l’espressione di immagini acheropite, laddove acheropite deriva dalla negazione (a) del greco cheir, ossia “mano”, e pite, participio di “poiesis” (ossia ‘creare’). Traducendo: non create da mano umana.

Re Abgar V in un’immagine di X secolo

Il Mandylion di Edessa

Tra le immagini acheropite più celebri vi è sicuramente il cosiddetto Mandylion (parola di origine araba che significa “panno, fazzoletto…”). Si tratta di un lembo di telo su cui Gesù avrebbe impresso la sua stessa immagine, premendola sul proprio volto dopo una richiesta del re di Edessa. Uno dei primi che parlò di questo misterioso panno fu lo storico siro Evangrio Scolastico, che riportò un antico racconto riguardante il Re di Edessa Abgar V (menzionato nei testi biblici).

Questo, essendo malato e avendo sentito parlare delle capacità miracolose di Gesù, avrebbe inviato presso di lui un messaggero, chiedendogli di raggiungerlo presso il suo palazzo per poterlo curare, e in cambio lo avrebbe ricompensato. Gesù però, non potendo uscire da Israele, avrebbe allora appoggiato un panno sul volto e sarebbe rimasta impressa la sua immagine da consegnare al Re per guarire. Dopo aver ricevuto l’immagine, Abgar V sarebbe guarito miracolosamente.  

Ecco, per tutto il corso del primo millennio, il Mandylion, chiamato il Volto del Cristo di Edessa, data la sua natura acheropita, fu venerato come il primo vero ritratto di Gesù. Secondo diverse fonti, infatti, l’immagine sarebbe stata conservata inizialmente proprio a Edessa e poi traslata a Costantinopoli nel X secolo. Ma dopo la crociata del 1204, che si concluse con un saccheggio della città sul Bosforo, se ne sarebbero perse le tracce. Nessuno seppe più nulla di quella misteriosa immagine acheropita. 

Mandylion di Genova
Le diverse versioni del Mandylion

Attualmente esistono diverse versioni sostitutive, chiaramente dipinte o disegnate, che secondo alcuni riprodurrebbero l’immagine del Mandylion originale, senza tuttavia esserlo veramente. Tutte quante si trovano esposte e conservate in Italia. La prima versione si trova a Genova, nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, e pare che sia stata realizzata proprio nel X secolo. Tutti gli esami fisico-chimici hanno però rilevato nell’immagine tracce di pigmenti e bianco d’uovo (usato dai pittori come legante). Anche se, sotto lo strato pittorico, è stato individuato un leggero strato di lino, forse quello del panno su cui Gesù avrebbe impresso il suo volto?

Un’altra versione ipotetica dell’immagine del Mandylion è conservata a Roma nella cappella di Matilda in Vaticano. Il fatto che si tratti dell’immagine originale è però inverosimile di principio, dal momento che questa è realizzata su una tavola in legno, donata nel 1623 da tale suor Dionora Chiarucci. 

Hans Memling, Santa Veronica, 1433
Il “velo della Veronica”

Altro esempio di immagine acheropita è anche il celebre “velo della Veronica”, non citata nei Vangeli ufficiali, le cui origini sono descritte da innumerevoli testi sempre in modo diverso. Tra le versioni più note, una tradizione vorrebbe che l’immagine del volto si impresse dopo che una donna, ossia Veronica (Santa Veronica), durante il Calvario, si sarebbe avvicinata misericordiosa a Cristo e avrebbe cercato di asciugare il suo volto insanguinato con un panno. Anche in questo caso, come per il Mandylion di Edessa, il contatto con il viso di Gesù avrebbe lasciato impressa la sua immagine sul panno.

Non a caso il nome Veronica deriverebbe dalla fusione tra il termine latino vera e il termine greco eikon, ossia “immagine”, dunque “l’immagine vera di Cristo”. La vicenda del “Velo della Veronica” avrebbe avuto una grande fortuna nella storia dell’arte occidentale. Sono infatti innumerevoli le versioni – pittoriche e scultoree – in cui si ritrae Santa Veronica con la “vera immagine di Cristo”. Opere significative sono ad esempio la versione pittorica di Hans Memling del 1433, ma anche la scultura barocca di Francesco Mochi. Dove si nasconde, quindi, il velo tra realtà e leggenda?


FONTI

Icone Sacre Genova

Wikipedia

Studio personale dell’autore

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