Quando pensiamo ai film d’animazione che hanno fatto la storia, la maggior parte delle volte facciamo riferimento ai Classici Disney. Accanto a questo immenso universo, si apre però un altro mondo. Nell’ultimo ventennio hanno iniziato a comparire sul grande schermo altri cartoni animati, che portano la firma della DreamWorks Animation, molto più giovane rispetto alla concorrente, ma che negli anni ha saputo collezionare diversi successi. Solo recentemente sembra entrata in un vortice di declino, cosa riserva il futuro?

Le origini

La DreamWorks Animation non nasce fin da subito come casa di produzione indipendente: nel 1994 viene creata la DreamWorks Pictures, sviluppata da un’idea del regista Steven Spielberg, di Jeffrey Katzemberg e David Geffen,  sostenuti da Paul Allen. La DreamWorks Pictures produce film di vario genere, ottenendo sempre un più che discreto successo. Nel 2001 viene distribuito nelle sale Shrek, primo capitolo della storia dell’orco più famoso e simpatico di sempre: da questo momento lo studio decide di separare le produzioni cinematografiche d’animazione e creare ufficialmente la DreamWorks Animation

Gli anni d’oro

La separazione avviene ufficialmente nel 2004, anno dell’uscita nelle sale di Shrek 2Questo cambiamento segna l’inizio dell’epoca d’oro per la DreamWorks Animation, che in pochi anni colleziona diversi successi non indifferenti. Già negli anni precedenti aveva portato sul grande schermo pellicole come Spirit – Cavallo selvaggio e Sinbad – La leggenda dei sette mari, usciti rispettivamente nel 2002 e nel 2003, che hanno saputo tenere incollati allo schermo milioni di bambini. Insieme al successo arriva però anche la concorrenza: spesso la casa di produzione si scontra con Pixar, che propone negli stessi anni film dalla trama molto simile a quelli targati DreamWorks. 

Testa a testa

In poco tempo, la concorrenza si trasforma in una vera e propria gara al successo. Le due case di produzione entrano in contrasto per alcuni anni fino a quando nel 2005 viene lanciato Madagascar, che permette alla DreamWorks di riuscire a ottenere una vittoria schiacciante al box office. 

Il trionfo della DreamWorks sembrava scritto nel destino: già Shrek nel 2001 aveva conquistato la giuria degli Academy Awards come miglior film d’animazione, dando molte soddisfazioni ai produttori. Soddisfazioni alimentate anche dal fatto che Shrek sia sempre stato un film “fuori dal coro”: alcune scene rimandano senza troppi complimenti alle caratteristiche dei film Disney e Pixar, trasformando alcuni personaggi in parodie dei grandi classici d’animazione.

Chi troppo vuole...

Gli anni seguenti sembrano diventare improvvisamente cupi per la DreamWorks: i produttori tentano di riproporre in tutte le salse possibili i loro film migliori, dando inizio a un’affannosa produzione di sequel che non raggiungono il successo sperato. In particolare, proprio Shrek e Madagascar, punte di diamante della produzione, subiscono i danni peggiori, vedendo i loro personaggi stravolti e le vicende tirate al limite. Lo stesso discorso vale per Kung Fu Panda, altro grande successo di casa DreamWorks: il primo capitolo, uscito nel 2008, entra fin da subito nel cuore di grandi e piccoli, ma i sequel degli anni successivi appaiono più che forzati

La qualità tecnica

Negli stessi anni, la DreamWorks sembra risollevarsi con la vittoria di un altro Oscar per Wallace & Gromit: la maledizione del coniglio mannaro, uscito nel 2005. La pellicola riesce a ottenere l’ambita statuetta non tanto per la trama, ma più per la capacità di sfruttare le tecniche della stop motion all’interno di un film d’animazione, che riesce a sbaragliare la concorrenza e portare a casa il riconoscimento.

Da questo momento in poi, il declino sembra ormai lento ma inevitabile: negli ultimi anni, anche se le ultime uscite cinematografiche risultano abbastanza gradevoli e simpatiche, DreamWorks non ha più avuto occasione di rivivere la sua epoca d’oro. Di questa si sente ancora l’eco nei racconti di quei fortunati nati tra gli anni Novanta e Duemila, che hanno assistito direttamente all’apice del successo della DreamWorks. 

Per il resto, sembra rimanere solo la nostalgia, quella dei produttori stessi e quella di una generazione ormai diventata adulta, che non scorderà la DreamWorks di un tempo.

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