Bologna città universitaria, dei locali notturni e dei segreti. Forse proprio per questa aurea di mistero silenzioso, unita alla confusione che inevitabilmente si percepisce, la città in questione è la preferita di CARATI.

Enzo, emiliano, è un artista emergente ma di certo non nuovo nel mondo della musica. È infatti preceduto dalla sua presenza nella band pop punk Why Everyone Left con cui ha avuto l’occasione di girare l’Europa nel 2014, rientrando tra le “10 band pop punk europee che devi conoscere”.
È durante la quarantena del marzo 2020 che ha il tempo e la tranquillità necessaria per partorire una idee per un nuovo progetto da solista: ecco come nasce CARATI.

Alla ricerca tra l’equilibrio compreso tra l’indie, il trap e il cantautorato, l’artista si presenta al pubblico con due singoli autoprodotti: Tre maggio e Pieno, l’ultima uscita.

Ti sei trasferita finalmente, già da un po’. La città ti dà tutto quello che ti aspettavi, tutto quello che ti raccontavano, non ci si annoia mai. […] Se era tutto quello che volevi, perché ti ritrovi a fissare il vuoto?

Incuriositi dalle sue riflessioni, noi de «Lo Sbuffo» abbiamo incontrato Enzo per porgli qualche domanda relativa al suo nuovo lavoro, non potendoci trattenere dal parlare anche della sua splendida città del cuore.

Ciao Enzo! Piacere di conoscerti. Partiamo dalle basi: come mai Carati? Raccontaci da dove nasce. 

Ciao! La verità è che dietro Carati non c’è una grande storia: avevo bisogno di un nome, perché di utilizzare il mio nome reale non ne avevo proprio voglia, allora ho aperto un generatore casuale di parole, e dopo vari tentativi è uscito “carattere”, che mi ha fatto pensare a Carati. Avevo un altro paio di alternative in ballo ma col senno di poi erano abbastanza brutte, quindi meglio così.

Il tuo progetto è molto recente. Cosa ti ha spinto ad intraprendere la via da solista?

Le mie radici musicali affondano nel punk rock, lo ascolto e suono da prima ancora dell’adolescenza, e lo suono tuttora. Crescendo, le mie vedute musicali si sono aperte e ormai sono quasi dieci anni che seguo attivamente la scena indie rock/indie pop italiana; sono anni che mi riprometto di avviare un progetto del genere, grazie al lockdown non ho più avuto scuse per rimandare.

Arriviamo al tuo nuovo lavoro, Pieno. Non ho potuto fare a meno di notare l’immagine dell’album, che cosa sta a significare la tazzina crepata?

Il ritornello dice “fissi il vuoto sperando che diventi pieno”. A volte è come se fossimo sempre alla ricerca di qualcosa e non riuscissimo a sentirci felici in alcuna circostanza, anche una volta raggiunti i nostri obiettivi. Un po’ come guardare una tazzina vuota riparata con la tecnica giapponese del kintsugi e non vedere il vero “pieno” che sta nelle crepe riempite d’oro.

Nel brano emerge una solitudine esistenziale, partendo proprio da una delle città italiane più belle e, possiamo dirlo, sottovalutate. Cosa ti lega in questo modo a Bologna?

Bologna è probabilmente la mia città preferita al mondo! Ci ho frequentato un anno di Università, prima di capire che non era ciò che cercavo, e ho frequentato una scuola di cinema. È una città sempre viva, variopinta, accogliente e multiculturale. Per me è magica.

Tutti conosciamo la Torre degli Asinelli e la Statua di Nettuno, per citare le attrazioni più note, ma in pochi conoscono i luoghi più intimi e, immagino, speciali del borgo. Vuoi citarne qualcuno?

Uno dei posti più speciali che io abbia frequentato è l’Osteria del Sole, un’osteria in vicolo Ranocchi in pieno centro, esattamente sotto a un ufficio in cui ho lavorato, dove prendi un bicchiere di vino e ti porti il mangiare da fuori. L’atmosfera è fantastica, penso che a Bologna sia come un’istituzione, e se sei in buona compagnia i calici vanno via molto facilmente!

In particolare, mi è capitato di venire a conoscenza dei cosiddetti “7 segreti di Bologna”: la Piccola Venezia, il Telefono senza fili, le Tre frecce, il Vaso rotto… Ne sai qualcosa? Hai voglia di parlarcene?

Altro motivo per cui è una città magica! Ti confesso che ho dovuto cercarli perché non li conoscevo tutti, ma conosco bene i più noti come la Piccola Venezia che è letteralmente uno spettacolo e che scoprii assolutamente per caso la prima volta che passai in via Piella; il telefono senza fili (classicone per impressionare gli amici) e la famosa erezione in prospettiva di Nettuno, anche quella scoperta per puro caso.

Ora abbiamo menzionato qualche luogo bolognese, ma sono certa che hai dei posti del cuore, che ti riportano a precisi momenti o sensazioni, magari. Sapresti raccontare qualcosa di interessante o significativo, per te o in generale, di qualcuno tra questi?

Ho lavorato in uno studio di montaggio in pieno centro un paio di mesi dopo la scuola di cinema, l’ufficio è in un palazzo in pieno centro nei vicoli più belli della città, appunto vicino all’Osteria del Sole. Lì ho conosciuto alcune persone che anche se ho frequentato per poco tempo mi hanno comunque segnato e che mi porto ancora dentro. Sono un assiduo frequentatore di concerti e Bologna è piena di locali bellissimi, dal Locomotiv, al Freakout, al Covo o il TPO per citarne alcuni. Tutti posti in cui ho passato un sacco di serate. Un locale in particolare a cui sono affezionato è il Millenium, dove andavo sempre per il College Party, erano sempre le feste più wild, e c’erano sempre tutti gli amici che venivano da ogni parte della regione e oltre. Tutte cose che mi mancano tantissimo, maledetto COVID!

Ti propongo una sfida: pensa ad uno di quei posti (o anche più di uno) e cerca di associarvi una canzone, un emozione, un ricordo.

Ti dico il Covo dove vidi Calcutta a inizio 2016 appena uscito Mainstream, e ci associo la sua canzone Cosa mi manchi a fare. Serata bellissima, fila chilometrica fuori dal locale di persone che non sono poi potute entrare.

Bologna è risultata centrale in Pieno, così sembrava significativo partire proprio da qui. Comunque, oltre a ciò, non da meno sono le influenze musicali che si respirano nel brano. Vuoi dirci quali credi che siano?

Pieno ha un mood decisamente più “dark” rispetto al singolo precedente Tre Maggio, credo si senta chiara l’influenza di artisti come Gazzelle e Coez, ritmo lento e testo un po’ depressivo.

Al momento il mondo si può dire in una situazione di stallo, ed è difficile trovare ispirazione per scrivere e creare musica. Quali sono i tuoi programmi futuri a questo proposito?

È un bel casino! Si spera tanto di riuscire a fare dei concerti magari in estate 2021, fino ad allora scriverò e pubblicherò singoli in maniera abbastanza regolare, ispirazione permettendo.

«Lo Sbuffo» ti ringrazia molto per la tua disponibilità, non vediamo l’ora di ascoltare di più da Carati!

Grazie a voi regaz, a presto!

FONTI

Materiale gentilmente offerto da Conza

CREDITS

Copertina e immagine gentilmente offerte da Conza