Sono passati ben 50 anni da quando venne pubblicato lo storico album intitolato La Buona Novella di Fabrizio De André, e noi de «Lo Sbuffo» non potevamo non ricordarlo. Il disco fu pubblicato il 19 novembre 1970 per Sony Music Italia, dopo un intenso anno di lavoro: si tratta di un concept album tratto dalla lettura di alcuni Vangeli apocrifi, tratto da un’idea di Roberto Dané. Fabrizio dichiarò:

Avevo urgenza di salvare il cristianesimo dal cattolicesimo. I vangeli apocrifi sono una lettura bellissima, con molti punti di contatto con l’ideologia anarchica.

Il 12 gennaio 1971 presenta quindi La Buona Novella al Circolo della Stampa di Milano. De André ne è decisamente fiero: lo ritiene uno dei suoi lavori più riusciti, se non il migliore.

“Lo sanno a memoria il diritto divino, e scordano sempre il perdono”

In questo disco, la figura di Cristo è narrata attraverso la storia dei personaggi a lui vicini, mentre è reso protagonista assoluto solo nella canzone Via della Croce. La narrazione della buona novella sottolinea l’aspetto più umano e meno spirituale assunto da alcune tradizionali figure bibliche (ad esempio, Giuseppe) e presta maggiore attenzione a figure minori della Bibbia, che qui invece diventano protagonisti.

Ne presenta un esempio Il testamento di Tito, brano nel quale vengono elencati i dieci comandamenti, analizzati dal punto di vista di Tito, il ladrone pentito crocifisso accanto a Gesù. Sicuramente uno dei pezzi più interessanti di Fabrizio soprattutto per il testo, che denuncia quanto anche quella che crediamo essere giustizia sia ipocrita.

Onora il padre, onora la madre
E onora anche il loro bastone
Bacia la mano che ruppe il tuo naso
Perché le chiedevi un boccone.

“A piangerli sotto non han che le madri: in fondo, son solo due ladri”

In Via della croce De André lascia decisamente trasparire i suoi pensieri e i suoi sentimenti anarchici; non bisogna infatti dimenticare che il 1970 è in pieno periodo di lotta per i propri diritti, tra i movimenti studenteschi e la nascita dello Statuto dei Lavoratori. Anche in questo caso, non è necessario commentare il testo in maniera particolare: le parole dell’artista arrivano dritte al cuore, spiegandosi meglio di come chiunque altro provi a farlo.

Il potere vestito d’umana sembianza,
Ormai ti considera morto abbastanza
E già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
Degli umili, degli straccioni

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
Non sono venuti a esibire un dolore
Che alla via della croce ha proibito l’ingresso
A chi ti ama come se stesso

Sono pallidi al volto, scavati al torace,
Non hanno la faccia di chi si compiace
Dei gesti che ormai ti propone il dolore,
Eppure hanno un posto d’onore.

L’album termina con Laudate hominem, che incita a lodare l’uomo, e non in quanto figlio di un dio, ma in quanto figlio di un altro uomo, quindi fratello.

Ma chi non conosce Fabrizio De André?

Fabrizio De André nasce il 18 febbraio 1940 a Genova, dove frequenta il liceo classico  e successivamente alcuni corsi di Lettere e altri di Medicina all’Università  di Genova, prima di scegliere la facoltà di Giurisprudenza. A sei esami dalla laurea, grazie ai primi contratti discografici, Fabrizio lascia gli studi e decide di intraprendere una strada diversa: la musica. In questi anni conosce Paolo Villaggio, attore comico, che successivamente gli donerà l’appellativo di Faber, per la sua passione per i pastelli e le matite di Faber-Castel, oltre che per l’assonanza con il suo nome.

La madre gli regala la prima chitarra a 14 anni. Compone con Clelia Petracchi La ballata del Miche’, la sua prima canzone. Nell’ottobre del 1961 l’etichetta discografica Karim pubblica il suo primo 45 giri, che contiene due brani: Nuvole barocche ed E fu la notte. Nel 1964 incide La canzone di Marinella, che gli darà il grande successo e la notorietà a livello nazionale tre anni dopo, quando verrà interpretata anche da Mina; il testo è in apparenza fiabesco, ma in realtà ispirato a un fatto di cronaca.

Nel 1962 nasce suo figlio Cristiano e nello stesso anno sperimenta il cabaret scrivendo  Il fannullone, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, e La ballata dell’eroe. Quest’ultimo viene eseguito nel film La cuccagna di Luciano Salce da Luigi Tenco. Qualche anno dopo, nel 1967 Luigi Tenco si suicida a Sanremo e Fabrizio compone Preghiera in gennaio, dedicata all’amico. Radio Vaticana comincia a trasmettere brani come Si chiamava Gesù, censurato in Rai.

Negli anni successivi ottiene numerose collaborazioni e si unisce con Dori Ghezzi. nasce la figlia Luvi. Tra il 1978 e il 1979 Fabrizio va in tour con la PFM. Da qui nascono i due live Fabrizio De André in concerto. Arrangiamenti PFM e il Fabrizio De André in concerto. Arrangiamenti PFM Vol.2.

Il 27 agosto del 1970 Dori e Fabrizio vengono rapiti per essere liberati rispettivamente il 20 e il 21 dicembre. dopo fondano la loro etichetta, la FADO. In questi anni Fabrizio pubblica diversi album, tra i quali ricordiamo Fabrizio De André (L’indiano) (1981), Creuza de ma (1984), Le nuvole (1990) e Anime Salve scritto con Ivano Fossati (1996). Muore a Milano l’11 gennaio 1999, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti.

Impossibile negarlo: Faber era e sempre sarà uno dei più importanti e influenti cantautori italiani, ma noi amiamo ricordarlo, come lui diceva, come “Un giovane nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe, innamorato dei topi e dei piccioni“.