Gli effetti che la pandemia di Covid-19 sta avendo sui Millennials e nei giovani della Generazione Z, rispettivamente i ragazzi nati tra il 1984 e il 1995 e quelli nati tra il 1996 e i primi anni del 2000, sono principalmente legati alla loro salute mentale. La pandemia è stata infatti considerata un vero e proprio trauma collettivo.

La possibilità concreta di contrarre il virus, l’incertezza del futuro, la precarietà lavorativa ed economica, il lockdown e l’esposizione costante sui social media a una moltitudine di informazioni, che spesso si rivelano false, non hanno fatto altro che instillare nei giovani (ma non solo) forme di ansia e preoccupazioni.

Per i Millennials e la Generazione Z è stato poi inevitabile il confronto con le generazioni precedenti che li hanno considerati irresponsabili, pigri, fannulloni e, per certi versi, persino responsabili della seconda ondata di contagi. Ecco quindi che oltre all’ansia del futuro, si aggiungono le critiche spesso infondate dei genitori, dei parenti e dei nonni.

Inoltre, per i giovani le limitazioni alle relazioni sociali possono risultare in un vero e proprio danno psicologico. Quella che loro stanno vivendo è infatti l’età delle uscite di gruppo, del divertimento, delle serate tra amici e  dei primi amori. La pandemia li ha però costretti a fermare la loro socialità e a rifugiarsi nella tecnologia. Se da un lato la tecnologia, tra messaggi e videochiamate, può essere un’ottima alternativa per continuare a coltivare i rapporti, dall’altro abusare di internet e dei social networks può far aumentare l’ansia e far nascere stati depressivi.

In tutto questo, la didattica a distanza per scuole e università risulta difficile tra interrogazioni ed esami online, connessioni scarse, ore passate davanti al computer, stage e tirocini spesso sospesi o in modalità smartworking. I dubbi aumentano quindi sempre di più: riuscirò a portare a termine lo stage? riuscirò a laurearmi in tempo? riuscirò a superare l’anno? Queste sono certamente le domande che oggi si rivelano fonte di ansia per gli studenti.

Cosa dicono le ricerche:

Una ricerca dell’Università dell’Aquila e dell’Università di Roma Tor Vergata, pubblicata il 14 aprile sulla rivista MedRxiv, ha ottenuto dei risultati abbastanza preoccupanti sulla salute mentale di oltre 18 mila persone. Uno dei principali collaboratori della ricerca, il dottor Rodolfo Rossi, ha affermato:

I risultati ottenuti sono quelli che ci aspettavamo, osserviamo elevati tassi di prevalenza di alcuni disturbi, come ansia, depressione e insonnia. […] La probabilità di soffrire di questi sintomi riguarda soprattutto le donne, i giovani, le persone che hanno perso un caro a causa del Covid o che sono state contagiate, così come le persone che hanno perso o momentaneamente interrotto il loro lavoro a causa dell’epidemia, mentre chi lavora troppo è a rischio di stress o insonnia.

Il 37% degli intervistati ha sintomi da stress post-traumatico, il 20% è ansioso, il 17% presenta sintomi depressivi, il 7% soffre di insonnia e il 21% è stressato.

Secondo il Kantar Covid-19 Barometer, uno studio globale sugli effetti della pandemia, la salute mentale è al centro delle preoccupazioni delle persone tra i 18 e i 34 anni. Mediamente un giovane su due si dedica all‘esercizio fisico, il 53% dei giovani tra i 18 e i 24 è attento al bisogno del sonno, uno su cinque ha iniziato a fare meditazione. Lo stop alle bevande alcoliche è poi diventato fondamentale per un Millennial su quattro. Infine, il 38% dei Millennial si è reso conto dell’effetto negativo che può produrre la moltitudine di notizie pubblicate sui social networks ogni giorno e vuole così limitarne la consultazione.

Secondo il Millennial Survey di Deloitte Global, coloro che si dichiarano invece ansiosi o stressati sono tra il 45% e il 47%. I giovani ansiosi della Generazione Z sono invece tra il 45% e il 48%.

I giovani sperano in un cambiamento:

Durante questo periodo di pandemia, i Millennials e i giovani della Generazione Z non hanno solo visto aumentare i livelli di stress, ma hanno anche sperimentato effetti positivi. Secondo le ricerche di Next Gen Lab e dell’Osservatorio Giovani e Futuro di MTV, i giovani si sono rivelati più fiduciosi riguardo l’operato del governo. Infatti, il 69,4% considera le azioni del Presidente Conte “buone”, mentre il 24,6% assolutamente “eccellenti”. Oltre l’80% dei giovani si dichiara invece contrario alla comunicazione politica dell’opposizione. La fiducia dei giovani, almeno il 37%, è infine riposta nelle istituzioni europee.

Inoltre, i giovani non si sono lasciati scoraggiare da questa situazione, anzi hanno fatto il possibile in termini di volontariato e attivismo. Secondo le ricerche, un giovane su due ha aiutato parenti stretti o vicini di casa. Mentre il 35% dei Millennials e della Generazione Z esaminati hanno condiviso, pubblicizzato o partecipato a varie raccolte fondi.

Secondo i Millennials e i giovani della Generazione Z, la pandemia potrebbe essere l’occasione per un cambiamento radicale con un governo che finalmente si occupi di temi come l’ambiente, il lavoro e la salute, sia fisica che mentale. Insomma i giovani, nonostante gli effetti negativi sulla loro salute mentale, stanno dimostrando di essere resilienti e la loro speranza continua a essere accesa.