Le elezioni generali della Bolivia del 18 ottobre sono state vinte dal partito di Evo Morales. Il Movimiento Al Socialismo (MAS) ha ottenuto il  55% dei voti.

La candidatura di Luis Arce

Luis Arce era il candidato presidenziale per eccellenza. Precedentemente, aveva ricoperto il ruolo di Ministro dell’Economia sotto il governo di Evo Morales, incarico che lo ha portato a raggiungere una considerevole popolarità. Infatti, è stato Luis Arce il principale responsabile del grande boom economico, chiamato anche boom delle materie prime, che ha portato la Bolivia ad essere riconosciuta come uno dei Paesi con la più grande crescita economica nel 2017.

Il secondo candidato era Carlos Mesa, un giornalista di centro che ha ricoperto il ruolo di presidente tra il 2003 e il 2005, il quale ha ricevuto il 28,8% dei voti.

La vittoria schiacciante di Arce non si è verificata solo grazie alla popolarità ed affidabilità dell’ex-ministro, ma soprattutto al supporto ricevuto dalle popolazioni indigene.

La Bolivia è infatti il Paese con la percentuale più alta di popolazioni indigene in rapporto alla popolazione totale in tutta l’America Latina (48%), come dichiarato dal report del 2019 di Indigenous World.

Negli mesi precedenti le elezioni, la classe operaia e le popolazioni indigene avevano indetto scioperi nazionali e combattuto contro l’oppressione del governo ad interim affinché si tenessero delle elezioni corrette ed eque.

Come ha affermato il sociologo boliviano Jorge Derpic

“La vittoria del MAS è stato un momento inaspettato ed impressionante perché il MAS ha dimostrato di essere stato capace di rialzarsi ed affrontare il momento più buio della loro storia di 25 anni”.

Cosa succede ad Evo Morales

La vittoria del MAS non era così scontata, a causa del disastro politico, economico e sociale verificatosi lo scorso anno. Il socialista Evo Morales, primo presidente indigeno e in carica per 14 anni, aveva cercato di estendere il suo incarico, ignorando il risultato del referendum del 2016, con cui il popolo boliviano aveva scelto di non concedergli un’ulteriore mandato.

Questo affronto aveva portato ad una grave crisi in Bolivia, culminata con la rinuncia alla presidenza di Morales il 10 novembre 2019, dopo aver perso il supporto delle forze armate.

Dopo essere stato accusato di terrorismo, l’ex-presidente aveva chiesto asilo politico in Messico, ma successivamente si era rifugiato in Argentina a dicembre del 2019, in seguito alla vittoria elettorale di Alberto Fernández, candidato del centro-sinistra.

Jeanine Áñez del Movimiento Demócratia Social, ha coperto il ruolo di presidente ad interim per tutto il periodo prima delle elezioni. Nonostante il suo compito fosse quello di condurre pacificamente la Bolivia verso delle nuove elezioni, con l’aiuto del ministro dell’interno Arturo Murillo, ha fatto l’opposto. Ha alienato la maggioranza indigena boliviana con uno sfoggio esagerato della sua fede religiosa e con l’uso delle forze armate per la soppressione delle proteste.

Lunedì 26 ottobre, con la vittoria del MAS (Movimiento al Socialismo), l’accusa di terrorismo è caduta. Il verdetto della Corte Suprema Boliviana ha constatato una violazione dei diritti di Evo Morals. In particolare, l’ex-presidente non era stato citato in giudizio violando il suo diritto alla difesa, come affermato dal presidente del Tribunal Departamental de Justicia de La Paz, Quino.

L’ex-presidente socialista Evo Morales ha annunciato che il suo ritorno in Bolivia avverrà probabilmente il 9 o 10 novembre attraverso il confine terrestre con l’Argentina, dov’è tutt’ora esiliato.

Le prossime sfide del MAS

La riscossa del MAS è stata la prova della sua forza e del suo profondo legame con le popolazioni indigene e la classe operaia.

Dopo l’esilio di Morales in Argentina, Arce si è presentato come un efficiente e attento leader, portatore di stabilità economica e sociale in una nazione segnata dalla crisi economica e dal Covid-19.

Alcune delle sfide che il MAS dovrà affrontare saranno:

– l’economia in caduta libera

– l’aumento del deficit e del tasso di disoccupazione

Il piano economico di Arce include l’espansione della produzione biodiesel e l’industrializzazione delle riserve di litio boliviane, tra le più grandi al mondo.

Sicuramente ci saranno dei benefici per gli operai boliviani, ma il piano di Arce è controverso dal punto di vista ambientale e sociale. Il biodiesel peggiora la deforestazione e l’estrazione del litio richiede quantità esorbitanti di acqua in un’area che sta già andando incontro a problemi di aridità.

Inoltre, Arce ha promesso di re-attivare i programmi per la riduzione della povertà e supporto sociale (caratteristici dell’era di Morales), specialmente per le fasce protette.

Con il ritorno del MAS, anche i movimenti di estrema destra sono risorti.

I gruppi di ragazzi in moto conosciuti come motoqueros, simili al gruppo neofascista Proud Boys negli USA, hanno molestato e intimidato le popolazioni indigene affinché non si recassero alle urne in ottobre.

Dopo le elezioni, i boliviani della classe media e alta-borghesia hanno protestato contro il voto in Plaza Avaroa a La Paz urlando “Ace cabròn, sei un figlio di p****** e v********* tua mamma che ti ha partorito”. Questi gruppi locali reazionari non sono soli, ma anzi hanno il supporto di gruppi transnazionali in Brasile, Argentina e Stati Uniti.

Appello alle Organizzazioni Internazionali

Giovedì 29 ottobre, il governo ad interim boliviano ha sollecitato le Nazioni Uniti, all’Unione Europea e all’Organizzazione degli Stati Americani di osservare e prevenire pratiche autoritarie da parte del governo di Luis Arce, avendo timore di una nuova crisi politica.

É stata la cancelliera Karen Longaric ad inviare le lettere ai capi delle tre organizzazioni internazionali. La speranzaè che vengano inviati rappresentati speciali per “osservare la situazione della presente transizione” verso il nuovo governo appena eletto.

Lo scopo dell’appello è la prevenzione di svolte autoritarie che potrebbero portare a una nuova crisi politica, sociale e democratica in Bolivia.

Longaric ha elencato diversi eventi, che a suo giudizio, costituiscono atti antidemocratici:

La decisione parlamentare, controllato dal MAS, di ridurre il quorum legislativo per autorizzare le promozioni ai generali nelle Forze Armate, alla Polizia e agli ambasciatori.

Un verbale della commissione legislativa che suggerì una citazione in giudizio contro la presidentessa ad interim Jeanine Áñez per aver ordinato lo spiegamento delle truppe di polizia e militari contro il popolo per controllare le proteste sociali nel 2019, dopo la rinuncia alla presidenza di Evo Morales.

La sospensione dell’ordine di detenzione per presunti crimini di terrorismo di Morales, responsabile di aver coordinato il blocco di alimenti alle città durante la crisi tra ottobre e novembre 2019.

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