Il 10 ottobre, a Milano, si è svolta una manifestazione di protesta a sostegno dei lavoratori dello spettacolo, duramente colpiti dalla pandemia e ora in ginocchio davanti a una crisi dagli scenari oscuri. Tutti coloro che svolgono un ruolo all’interno delle arti creative operano in un settore volubile, caratterizzato da grande incertezza. Se a questo si aggiunge la chiusura di diverse attività commerciali e la sospensione delle esibizioni dal vivo, allora lo scenario non può che presentarsi come negativo per tutti coloro che vivono di musica.

La protesta del 10, attuata tramite la disposizione di oltre 500 bauli in piazza Duomo, ha avuto il fine di smuovere la sensibilità del pubblico. Soprattutto, però, per denunciare una crisi che deve essere fermata a ogni costo.

Uno scenario catastrofico

Come si legge in un articolo dell«Huffington Post», il settore dell’intrattenimento si è ritrovato in una delle crisi più grandi della storia. Il lockdown, infatti, ha rappresentato l’inizio della fine per una grande fetta dei lavoratori del settore. Gli eventi live e i concerti sono tuttora bloccati e per gli acquirenti dei biglietti il voucher è, al momento, l’unica possibilità per non perdere i soldi spesi, nella speranza di poter partecipare tra qualche mese agli eventi in programma.

Tantissime imprese del settore continuano a chiudere, e la situazione economica di quelle che rimangono in piedi è tutt’altro che rosea. La protesta è dunque rivolta principalmente alle istituzioni, alle quali è stato chiesto di intervenire rapidamente prima che la situazione possa degenerare e condurre verso una crisi definitiva di un’industria che genera una buona percentuale del prodotto interno lordo italiano.

Il futuro degli eventi dal vivo

È scontato affermare che sarà un processo complesso e che ogni misura presa sarà valutabile solamente sulla base degli effetti a lungo termine che sortirà. A preoccupare è soprattutto la posizione degli organizzatori degli eventi dal vivo, che si sono dovuti adattare al digitale ma non hanno alcuna garanzia per i prossimi mesi. Gli stessi artisti, soprattutto i meno noti al grande pubblico, dovranno reinventarsi o trovare delle soluzioni comuni per evitare il collasso.

Un altro aspetto interessante è quello del lavoro in nero nella musica dal vivo, che in Italia produce guadagni intorno ai 5 miliardi annui. La mancanza di leggi e la possibilità negata a molti lavoratori del settore di godere delle misure del decreto “Cura Italia” sono tra le principali cause alla base dell’impossibilità degli addetti ai lavori di convivere con la situazione corrente. La musica, purtroppo, viene ancora vista come un’industria di prodotti ricreativi, piuttosto che come elemento fondamentale della nazione.

Questo aspetto, sottolineato da un articolo di «RestoAlSud», è frutto di un retaggio che ha reso la musica un prodotto mercificato per buona parte degli ascoltatori, i quali vedono in essa un motivo di divertimento e di pausa. Il che è legittimo, ma si tratta anche di un’industria strutturata, con decine di migliaia di persone coinvolte all’interno. Sempre secondo l’articolo citato in precedenza, è strano pensare come non sia ancora stato istituito un tavolo istituzionale che coinvolga gli operatori del settore, da utilizzare per prendere decisioni comuni.

A sostegno della musica

Tornando alla protesta, Vinicio Capossela si è espresso così riguardo questo momento storico:

Il mio pensiero va anche ai tanti musicisti di piccoli locali e tutte le maestranze. Ho iniziato dal sottoscala dello spettacolo, servendo a un bar […] La musica dal vivo è un insieme di professionalità.

La protesta in piazza Duomo si aggiunge al movimento formatosi a giugno con l’hashtag #Iolavoroconlamusica, che aveva visto il coinvolgimento di figure di spessore del panorama musicale italiano, come Vasco Rossi, Piero Pelù, Giuliano Sangiorgi, Ermal Meta, Cosmo, Ghemon ma anche profili più giovani come Levante, Diodato e Lodo Guenzi.

I danni al mondo della musica dal vivo sono talmente ingenti che in alcuni casi ci sono stati cali del fatturato quasi del 100%. L’associazione dei produttori e organizzatori di spettacoli di musica dal vivo ha per questo dichiarato che un sostegno come quello del Recovery Fund potrebbe risultare cruciale. Per questo, ha quindi esortato il governo a includere la musica dal vivo nel programma di recupero dell’Unione Europea.

Un futuro, purtroppo, incerto

Tutti sono d’accordo sul fatto che servano misure a sostegno della musica e degli eventi dal vivo. Purtroppo, ad oggi, non c’è ancora un piano d’azione sinergico e l’industria ne sta risentendo, a partire dalle fondamenta. Se l’Europa, il governo, le amministrazioni pubbliche e le varie associazioni di settore riusciranno a risollevare il mercato dello spettacolo, si potrà allora dire di aver salvato una parte importante dell’economia e della cultura italiana.

CREDITS

Copertina: Andrea Cherchi