A seguito della pandemia mondiale, che attualmente stiamo vivendo e che, da inizio marzo, ci costringe in casa, sono sempre più numerosi i settori che ne risentono. Uno di questi riguarda il mondo dell’arte. Oggi l’Artista è colui che esercita – lavorativamente parlando – una delle belle arti, quali la musica, la danza, la poesia, il teatro. In generale, la cultura. Queste categorie sono però di per sé sottovalutate. In particolar modo in un momento di così grande crisi.

L’ultima forma di protesta alle misure stringenti attuate risale al 10 ottobre scorso.  A Milano si sono radunati  centinaia di artisti, schierati per esprimere il loro dissenso nei confronti della crisi in cui versa il mondo dello spettacolo dall’inizio della pandemia.

Una protesta pacifica e silenziosa

500 bauli neri perfettamente schierati, e ben distanziati, hanno ricoperto per intero Piazza Duomo. Tra questi, ce n’era uno rosso al centro, per ricordare gli artisti che non ci sono più. Ma che vanno continuamente omaggiati. Vi chiederete, dove sta la novità? La manifestazione è stata del tutto pacifica. Ciò che emerge è, quindi, la voglia di farsi sentire, ma nel rispetto dell’emergenza stessa. Senza violenza, dunque, né voglia di creare scompenso.

C’è un solo chiaro messaggio da recapitare: “Un unico settore, un unico futuro”. Questo è lo slogan ufficiale di una protesta silenziosa. Così Fabio Pazzini, event manager e direttore di produzione di Bip – associazione culturale senza scopo di lucro – ha dichiarato:

Abbiamo riunito in piazza tutti i lavoratori e le rappresentanze delle imprese che lavorano nel settore, dai promoter di eventi e concerti ai service audio-luci perché è importante dimostrare alla politica che esiste un settore unito che chiede con un’unica voce una sola cosa: poter ripartire e guadagnarci da soli il pane quotidiano.

A nome dei lavoratori del settore dell’arte

Accanto ai 500 bauli c’erano altrettante figure artistiche che, durante tutto il flashmob, alternavano momenti di silenzio al rumore di applausi. Rigorosamente vestiti di nero e con mascherina di protezione sul volto, hanno dato il via alla loro personalissima protesta silenziosa.

Bauli in Piazza – Milano

Il tutto in rappresentanza dei 570.000 lavoratori del settore dell’arte rimasti duramente colpiti o, addirittura, senza impiego.

Da adesso in poi è necessario instaurare un tavolo di lavoro con le istituzioni – affermano gli organizzatori dell’evento – e tutti i rappresentanti del settore degli eventi, concerti, congressi, spettacoli e fiere e il Ministero dei Beni delle attività culturali e del turismo, il Ministero delle attività produttive ed il Ministero della Sanità. […]. Da oggi deve iniziare un percorso graduale, ma determinato, per rimettere in piedi il settore.

In Piazza della Scala con Enrico Intra

Dopo qualche settimana da questa manifestazione pacifica centinaia di lavoratori del mondo dello spettacolo si sono ritrovati in Piazza della Scala.  Anche questa volta per protestare, anche questa volta in maniera incruenta.

Protesta silenziosa in Piazza della Scala – Milano

Durante il flashmob un singolare intervento è stato preparato da un gruppo di musicisti, guidati dal direttore d’orchestra Enrico Intra. Facendo finta di suonare e cantare, questi hanno accompagnato un lunghissimo silenzio, dettato dalla voglia di lasciar spazio a pensieri e considerazioni. Lo stesso Intra ha affermato:

Noi siamo produttori di suoni, immagini e rappresentazioni ma oggi simuleremo il silenzio che è parte integrante della musica, un momento di attesa dove il pubblico pensa “adesso cosa succederà?”. Dirigere il silenzio è importante non solo per la musica, ma anche per i rapporti con le persone e per questa piazza che protesta in modo civile.

Poi sono comparsi attori, circensi, ballerini, che hanno urlato silenziosamente. Tutti spinti da un obiettivo comune: ancora una volta dar vita a una protesta silenziosa. Chissà se un domani questa categoria di professionisti potrà usufruire dei diritti che dovrebbero, di consueto, tutelarli. E se le grandi istituzioni avranno mai a cuore le condizioni di precarietà a cui queste persone sono costantemente esposte.

Chissà.

È tutto un grande punto di domanda. Perfettamente in linea con il periodo che stiamo vivendo. Periodo che si spera passi nel più breve tempo possibile.