Ha fatto sorridere, ha fatto riflettere e poi commuovere. Fra le più significative canzoni che fin qui ci hanno accompagnato, ci sono sicuramente quelle di un cantastorie, un incompreso, un maestro dell’ironia: Rino Gaetano.

L’artista di Crotone

Lo scorso 29 ottobre Rino Gaetano, artista originario di Crotone, avrebbe compiuto settant’anni. Nato in Calabria e trasferitosi a Roma in tenera età,  studia nel seminario della Piccola Opera del Sacro Cuore di Narni. Questa scelta dei genitori non è tanto per avviare il ragazzo a una carriera ecclesiastica, quanto per assicurargli una buona cultura e per non lasciarlo troppo solo, dato che entrambi i genitori erano operai. Lontano da casa, Rino comincia ad incidere i primi pezzi, che successivamente, una volta tornato nella Capitale, canta assieme ad un piccolo Quartetto. Grazie all’assidua frequentazione del noto locale romano Folkstudio, Rino conosce così artisti come Venditti e De Gregori, dei quali lui stesso ricorda:

Già quando cantavo al Folkstudio ero al centro di certe discussioni … insomma molti non volevano che io facessi i miei pezzi perché, dicevano, sembrava che volessi prendere in giro tutti.

Il suo esordio arriva con l’incisione del 45 giri I love You Marianna. Il disco presenta testi comici e goliardici, caratterizzati dalla demenzialità e dal nonsense. Sulla figura di Marianna, destinataria dell’amore di Gaetano in una delle due canzoni, sono state fatte molte ipotesi. La più accreditata, sostenuta anche dalla sorella del cantautore, Anna Gaetano, è che la canzone fosse dedicata alla nonna Marianna.

La fama però arriva nel 1975 con il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu: diviso in due parti, ritrae alla perfezione il catalogo dell’essere umano nel quotidiano.

Ci sono immagini tristi o inutili, ma mai liete, in quanto ho voluto sottolineare che al giorno d’oggi di cose allegre ce ne sono poche ed è per questo che io prendo in considerazione chi muore al lavoro, chi vuole l’aumento. Anche il verso «chi gioca a Sanremo» è triste e negativo, perché chi gioca a Sanremo non pensa a chi «vive in baracca».

Il successo

Da quel momento Rino colleziona una serie di successi forse troppo alti rispetto al contesto sociale e culturale, come la canzone intitolata Aida: dedicata all’Italia, attraverso il titolo omaggia Giuseppe Verdi. Oppure con Mio Fratello è figlio unico, un inno tragico dedicato ai solitari diseredati ed emarginati. Senza dimenticare Nuntereggae più, “non ti sopporto più”, in dialetto romanesco, una forma di intolleranza verso quella classe borghese opprimente, egoista e noiosa dell’epoca. Borghesia che lo critica a tal punto da costringerlo a fare dei tagli a nomi come quelli di Aldo Moro, Lino Banfi e Indro Montanelli, nonostante lui stesso la considerasse “la canzone più leggera che io abbia mai scritto”.

Ma ancora il consolidamento con Gianna, forse il testo meno proprio di Gaetano, ma che gli permette di essere visto e ascoltato anche da quella parte di popolazione che vedeva solo il festival di Sanremo.

Nel 1980 Rino incide il suo sesto e ultimo album:  E io non ci sto. Commentato la rivista Ciao 2001 l’anno successivo scrive:

In questo disco Rino Gaetano torna ad occuparsi del volto più palese dell’Italia senza mai piangerci sopra (e questo è senz’altro l’aspetto più positivo) e sparando un’infinità di cartucce, la maggior parte delle quali non vanno però a segno.

Rino GaetanoLa tragica morte

Nonostante sia stato spesso accostato ad alcune frange politiche, il cantautore non si è mai schierato politicamente e infatti spesso la sua musica ha messo d’accordo destra, sinistra e centro, perché egli criticava all’interno dei suoi testi apparentemente disimpegnati tutti, senza esclusioni. Dall’emarginato, alla casta politica, alla donna frivola; dal barista, all’amico del cuore, all’operaio. Tutti insieme in un universo affollato da “a te che ascolti il mio disco forse sorridendo” oppure “a te che ami un antifurto sicuro” o ancora “a te che lotti sempre contro il muro“, velato di una leggera malinconia e “un elisir di riflessione”.

La sua voce, rauca e dirompente, si spegne la notte tra l’1 e il 2 giugno del 1981, a causa di un incidente stradale. Proprio come, per una brutta coincidenza del destino, egli stesso aveva predetto nella sua canzone: La ballata di Rienzo.

La sua arte piena di verità è arrivata a tutti, fino alle nuove generazioni.

Come egli stesso disse ad un concerto:

C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio: io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale.

Le sue canzoni: fiabe amare, di riscatto sociale della scena italiana degli anni Settanta. Sono state riscoperte tardi e poi portate al successo da grandi interpreti, da Cover Band o tramite raccolte celebrative che ne racchiudono il senso, la vita e le grandi passioni. Come la musica e la stessa Italia che Rino Gaetano tanto derideva, ma che come pochi sapeva raccontare.


FONTI

 

Wikipedia