Più si va avanti, più si avverte la necessità di guardare indietro. Non è un caso, infatti, che gli studi di paleontologia si siano espansi nell’ultimo secolo, indagando gli effetti di oggi per risalire alle cause di ieri. Un caso molto curioso che sembra aver destato un dibattito non poco acceso tra gli addetti ai lavori è infatti quello che riguarda la forma del naso degli esseri umani. Proprio così, il naso. Questo “rilievo” del viso che finora agiva indisturbato venendo accusato solamente di tanto in tanto di qualche insopportabile raffreddore, si è in realtà dimostrato un indizio fondamentale per la comprensione degli effetti climatici sul fisico umano.

Composto di ossa e cartilagine, il naso costituisce il primo accesso alle vie respiratorie e ha una duplice funzione: olfattiva e respiratoria. L’aria che respiriamo, infatti, passa per le narici nelle fosse nasali durante l’inspirazione, “… dopodiché il muco e le ciglia presenti nelle fosse nasali la riscaldano, la umidificano e la purificano, consentendole di proseguire il suo percorso verso i polmoni”. Per ciò che concerne la funzione olfattiva, invece, la parete superiore che ricopre le fosse nasali riceve i segnali olfattivi trasmettendoli al cervello.

Una terza funzione, meno conosciuta, è quella grazie alla quale il naso provvederebbe a difendere l’organismo bloccando i batteri potenzialmente pericolosi e impedendo loro di entrare nell’organismo.

Gli elementi che hanno influenzato la forma del naso

Mark Shriver, un esperto del settore, ha trascorso buona parte della sua carriera a osservare le variazioni della specie umana per cercare di ricondurre ciascuna di esse a specifici geni. Parte della ricerca è stata una lunga e attenta analisi di scansioni 3D di migliaia di volti per cogliere le differenze (e i motivi delle differenze) tra di essi. Grazie a tali scansioni tridimensionali, Shriver e il suo team hanno potuto misurare con precisione ciascun modello e successivamente formulare ipotesi di relazioni tra le varie forme esaminando i dati sugli antenati degli individui presi in considerazione. Così facendo è stato possibile “mappare” come varia la forma del naso in base alla provenienza. (“Shriver and his team could precisely measure the noses of different people, and using data about their ancestry, map out how nose shape varies based on differing backgrounds among (…) people from four regions of the world with different climates”).

 A quanto pare, i due fattori principali che causano tali cambiamenti sono la temperatura e l’umidità. La teoria di Shriver si basa infatti sull’idea che nelle zone del pianeta dove il clima è più caldo e umido, la forma del naso ad esse corrispondente presenta una base più larga che permette di inalare una maggior quantità di aria con un minor sforzo, ma, al contrario, durante i mesi più freddi provocherebbe un’irritazione delle membrane del naso e della gola. Per questo motivo, più ci si inoltra nelle regioni fredde del pianeta, più lo spessore e la base del naso diminuiscono, così da concentrare l’aria inspirata in un minor spazio che sarà quindi capace di riscaldare più facilmente.

Il fattore moderno: la selezione sessuale

Un altro fattore che interviene sulla forma del naso potrebbe essere la selezione sessuale. “If anything has been shaped by sexual selection, it’s the face”, aggiunge Shriver. Effettivamente, non risulta essere una novità che gli individui, ancora oggi così come all’alba dei tempi, guardino al volto “to evaluate a wide range of factors about their potential mates”. Solo nel 2011 quasi 250.000 americani si sono sottoposti a rinoplastica e la maggior parte di loro per ragioni puramente estetiche.

Attualmente, però, essendo stati portati tutti i climi della Terra a una sorta di “parità” di temperature grazie ai moderni sistemi di raffreddamento e riscaldamento artificiali, l’unico fattore che d’ora in avanti agirà sulla distinzione delle varie forme del naso sarà la sola selezione sessuale; ciò potrebbe anche fornire qualche spiegazione sul perché vi sia molta differenza tra nasi maschili e femminili. Per ora, si è avanzata l’ipotesi che i primi siano più grandi per soddisfare la maggior richiesta di ossigeno da parte degli individui di sesso maschile.

Questa ricerca, inoltre, si è rilevata utile anche da un punto di vista puramente pragmatico: l’individuazione di rapporti tra particolari forme di naso e determinati tipi di geni può diventare una risorsa in campo investigativo in quanto permette di creare delle foto segnaletiche che riproducano, il meglio possibile, la fisionomia dei potenziali sospettati qualora si possieda un campione di DNA. Ma non solo. Grazie a questo straordinario passo avanti si potrebbero scoprire i volti di antenati e di celebri personaggi vissuti nel passato di cui le sembianze, per ora, sfuggono.

In definitiva, una cosa è certa: grazie alla temperatura, all’umidità e alla selezione sessuale dell’uomo, la storia ha saputo dare ad ogni individuo un tratto tanto comune quanto unico… il suo naso.