Ogni anno è sempre la stessa storia. Una bella pizza, una bottiglia di Coca Cola e tutti sul divano per godersi Mamma ho perso (e riperso) l’aereo, un cult intramontabile che ormai da trent’anni accompagna le famiglie di tutto il mondo. Una storia indimenticabile, magica e dai toni leggeri elaborata dal maestro delle commedie familiari Chris Columbus. Una storia nata nel lontano 1990 e divenuta simbolo dell’intera generazione millenials.

Esaminiamo allora insieme le ragioni di un successo tanto strepitoso.

La famiglia McCallister

La famiglia McCallister è La famiglia. La famiglia per antonomasia. Centro nevralgico della storia e paradigma esemplare di ogni famiglia del mondo. Padre e madre severi ma amorevoli, fratelli litigiosi e dai caratteri variegati e fastidiosi zii ficcanaso. Tante sono le gag che coinvolgono i McCallister, simpatico stereotipo di un nucleo familiare particolarmente ampio e rumoroso.

Imprescindibile è il mancato suono della sveglia, seguito dalla frenetica preparazione delle valigie e dal classico via vai su e giù per le scale. Immancabili sono le urla acute di Kate McCallister in seguito alla scoperta di aver dimenticato o perso il figlio minore Kevin. Così come intramontabili sono le figure di Buzz, l’insopportabile fratello maggiore, e Zio Frank, uomo strambo e fastidioso dalla sensibilità particolarmente sviluppata:

Se può farti sentire meglio, io ho dimenticato gli occhiali

Macaulay Culkin

File:Macaulay Culkin 1991 B.jpg - Wikimedia Commons

Quando si parla di Mamma ho perso l’aereo si parla però di Macaulay Culkin e del suo magico Kevin McCallister. La baby star, il bambino prodigio, il volto modello di ogni infante con manie di protagonismo.

Dimenticato a casa o abbandonato nella grande Mela, Kevin McCallister è divenuto negli anni un vero e proprio emblema. Tra urla, dopobarba, timori infondati o puerili e la sua deliziosa pizza al formaggio, Macaulay Culkin ha dato vita a un personaggio straordinario, convincente e incredibilmente tosto.

Tutti almeno una volta nella vita abbiamo sognato la libertà di girare per la casa in solitudine, mangiare schifezze e guardare film per adulti senza il permesso dei genitori. Tutti abbiamo sognato di srotolare un grandioso piano di difesa per proteggere la nostra casa da inopportuni visitatori.

Un bambino formidabile diviso tra il suo status di ultimogenito e una ferrea volontà di dimostrare il proprio coraggio. L’unico vero ostacolo e la più grande minaccia per i temuti “banditi del rubinetto”.

Harry e Marv

Ebbene sì, proprio loro. I banditi del rubinetto. Harry e Marv, incalliti svaligiatori di case vuote, entrano di diritto nella Hall of Fame degli antagonisti comici della storia del cinema. I due ladri, lungi dall’essere dei grandi professionisti del mestiere, provano in tutti i modi a derubare la famiglia McCallister, ma l’incontro-scontro con Kevin finisce per demolire i loro sogni di gloria.

Condannati a scivoloni, scariche elettriche, fiammate brucia-capelli e rovinose cadute, Harry e Marv vengono letteralmente torturati dai sistemi di difesa ideati dal bambino, tanto che la loro voglia di sbarazzarsi definitivamente del mini-avversario non appare poi così incomprensibile. Complici un Joe Pesci in versione comica e un esilarante Daniel Stern, Harry e Marv sono una costante davvero imprescindibile di questo fenomeno cinematografico.

Angels with Filthy Souls

Forse un titolo poco conosciuto, ma chiunque abbia visto Mamma ho perso l’aereo conosce alla perfezione alcune battute di Angels with Filthy Souls, il gangster movie che Kevin McCallister utilizza in alcune celebri sequenze per liberarsi del fattorino della pizza o del direttore del Plaza Hotel. Forse però non tutti sanno che questo film in realtà non esiste.

Si tratta di un gangster movie fittizio, le cui uniche scene esistenti sono quelle che noi vediamo insieme a Kevin. Una rivelazione scioccante per moltissimi fan, comprese star di Hollywood, follemente innamorati della cruda violenza del “film” e di battute entrate di diritto nel panorama cult internazionale:

“Ti do il tempo di contare fino a dieci per far sparire la tua brutta faccia gialla dalla mia proprietà prima che ti riempia le budella di piombo.”

-“Va bene Johnny, scusami, me ne vado!”

-“Uno, due .. Dieci.Tieni il resto lurido bastardo.”

Potremmo andare avanti all’infinito. Potremmo parlare delle incantevoli musiche di un infallibile John Williams, artista infinito e inconfondibile. Bisognerebbe citare il vecchio Marley e la signora dei piccioni, aiuto insperato per Kevin e svolta moraleggiante delle pellicole. Potremmo infine ricordare l’atmosfera natalizia intrinseca o le brusche urla che sul finale rammentano al pubblico i disastri compiuti dal protagonista.

Tanti, forse troppi gli elementi che rendono Mamma ho perso (e riperso) l’aereo un classico senza tempo. Una pellicola semplice ma geniale che difficilmente verrà accantonata o dimenticata. Una pellicola che, imperterrita, continuerà a fare sognare generazioni di bambini e adulti in giro per il mondo.