Trump vs Biden: il primo dibattito presidenziale Usa (Parte prima)

Il 29 settembre 2020, sul palco della Case Western Reserve University si sono affrontati i due candidati alle presidenziali Usa 2020. Come ben noto, lo sfidante del presidente uscente Donald J Trump altri non è che il vicepresidente di Obama: Joe Biden. Egli ha infatti sconfitto Sanders e gli altri candidati democratici, scegliendo poi tra loro la candidata alla vicepresidenza, Kamala Harris.

All’indomani del dibattito, i sondaggi sono ancora leggermente favorevoli a Biden, ma le cose potrebbero tranquillamente cambiare nel corso dei prossimi due dibattiti che si terranno il 15 e il 22 ottobre. Un ruolo minore invece lo avrà il dibattito dei candidati vicepresidenti Mike Pence e Kamala Harris l’8 ottobre.

Il confronto tra i due sfidanti si è svolto in novanta minuti con un format che è quello classico del dibattito. Il presentatore, l’anchorman di Fox News on Sunday Chris Wallace, ha preparato sei tematiche da sottoporre ai due candidati, ciascuna da dibattersi per quindici minuti. Nei primi quattro minuti, Trump e Biden hanno esposto a turno la propria opinione, azzannandosi poi negli altri undici minuti di dibattito libero.

Seppur dipendente di Fox News, emittente di Rupert Murdoch e vicina al presidente uscente, il presentatore Chris Wallace ha confermato la sua integrità giornalistica. Non ha infatti esitato nel porre domande scomode al presidente, interrompendolo anche quando egli tentava di imporsi col suo celebre “excuse me”.

La nomination di Amy Coney-Barrett corte suprema        

Con la morte di Ruth Bader Ginsburg, evento che è arrivato anche sui giornali italiani, la Corte Suprema ha perso uno dei suoi nove membri. Caso unico nelle democrazie occidentali, negli Usa spetta al potere esecutivo (il presidente Trump) designare i nuovi giudici della Corte Suprema, la massima carica giudiziaria (che dura a vita). Questo ha innescato un dibattito sulla correttezza della nomina di Trump del giudice conservatore anti-Obamacare e antiabortista Amy Coney-Barrett ad un mese dalle elezioni. È stato proprio questo l’argomento della prima domanda di Wallace ai due candidati.

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La risposta di Trump è stata molto chiara: ha vinto le elezioni nel 2016 e il suo mandato dura quattro anni, ovvero fino al 3 novembre. Inoltre, a differenza di quanto accadde ad Obama con la nomina di Mary Garland, il Senato è controllato dai Repubblicani e questo gli consente di procedere velocemente. A parere del presidente uscente, se i Democratici si fossero trovati nella sua posizione, si sarebbero comportati nello stesso modo, agendo anzi con più velocità.

Biden ha cercato di opporsi, mostrando come in realtà il processo elettorale sia già iniziato. Infatti, negli Usa è possibile votare prima della data stabilita sia di persona sia per posta, a seconda dello Stato in cui ci si trova. Il secondo argomento di Biden è stato di natura politico-ideologica: una Corte Suprema conservatrice farebbe di tutto per abolire l’Affordable Care Act. A parere dell’ex-vicepresidente infatti, questa legge è fondamentale per le fasce più povere, per le persone con patologie pregresse e anche per appianare le diseguaglianze e andrebbe quindi preservata.

Il servizio sanitario: Obamacare e Medicare for All

Sebbene non fosse un tema del dibattito, le posizioni del giudice Coney-Barrett sulla riforma di Obama sono emerse nel primo quarto d’ora del dibattito. Lo scontro su questo tema è stato durissimo e di fondamentale importanza per gli americani che si trovano ancora nel mezzo della pandemia di Covid.

Biden ha fatto leva sul timore che con la nomina del nuovo giudice, i Repubblicani proveranno a eliminare definitivamente l’Obamacare. Trump invece ha affermato che lo scopo di Biden, curiosamente definito socialista, è quello di impedire agli americani di avere un’assicurazione medica privata. Un tema molto sensibile per gli americani, legati all’idea dell’individualismo e della politica del self-made man per cui lo Stato deve avere un ruolo marginale. Proprio per questo la proposta di Medicare for All del senatore del Vermont Bernie Sanders non è vista di buon occhio e anche lo stesso Biden ha cercato di distanziarsene.

Trump ha inoltre cercato di mostrare che, sebbene pensi che l’Obamacare sia un totale disastro, si sia impegnato per migliorarla. Tra le modifiche fatte ha citato l’eliminazione dello “individual mandate”, ossia l’obbligo per ogni cittadino di avere una copertura sanitaria minima. Questo è stato fatto per la prima volta dall’ex governatore repubblicano del Massachusetts, Mitt Romney, per evitare che le persone più in salute evitassero di sottoscrivere una polizza, causando un aumento dei prezzi per tutti gli altri. Tuttavia, lo “individual mandate” è stato abolito da un ordine esecutivo di Trump nel 2017.

È stata invece comica la contraddizione di Trump che in un primo momento si è venduto come il presidente che ha avuto il coraggio di opporsi ai Big Pharma per ottenere medicinali a costi ridotti. Ma poi, circa quindici minuti dopo, ha affermato che grazie a Johnson&Johnson e Pfizer si potrà ottenere il vaccino prima delle elezioni (che ricordiamo essere il 3 novembre).

La gestione della pandemia

Il secondo grande argomento della serata è stato certamente il Covid e la gestione da parte dell’attuale presidente. Sotto questo aspetto, Biden non è stato tenero e ha ricordato ancora una volta il numero di morti negli Usa che ammonta a più di 200,000. L’ex vicepresidente ha anche rimarcato come gli Usa, con solo il 4% della popolazione mondiale, registrino il 35% delle morti in tutto il mondo. Inoltre, ha disseppellito tutte le gaffe del presidente: dall’iniezione di candeggina all’effetto benefico del clima caldo estivo.

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La strategia di Trump è stata essenzialmente quella dello scaricabarile per quanto riguarda ogni tipo di responsabilità. La colpa principale, secondo il presidente, spetta alla Cina dove il virus si è originato. Infatti, egli non ha mai parlato di Covid ma solo di malattia cinese o comunque circonlocuzioni riguardanti la Cina. Non si è poi esentato dall’autoincensarsi per il magnifico lavoro da lui portato avanti che ha impedito la morte di molte più persone del previsto.

Il dibattito si è poi indirizzato verso la gestione della pandemia in seguito alle elezioni e ognuno dei candidati ha avuto modo di spiegare il proprio piano. Trump si propone semplicemente di procedere come è stato fatto finora, riaprendo e aspettando il vaccino. Biden invece si è detto pronto a chiudere nuovamente gli Usa qualora la comunità scientifica lo ritenesse necessario.

Affrontato direttamente sul tema della mascherina, Trump ha dichiarato di indossarla quando sente di averne bisogno: un uso soggettivo, ad libitum. Ha inoltre deriso l’avversario per il suo utilizzo costante della mascherina anche quando potrebbe farne a meno. Per sostenere la sua tesi e spiegare perché ha infine deciso di indossarla anch’egli, ha citato il caso del dottor Fauci. L’ormai celebre immunologo all’inizio era infatti contrario all’utilizzo di tale dispositivo, ma si è ben presto ricreduto. Biden invece si è mostrato convinto dell’efficacia della mascherina per prevenire i contagi e quindi i decessi.

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