In Colazione da Tiffany la bellissima Audrey Hepburn nei panni di Holly, una giovane alla ricerca di un uomo facoltoso e ricco con cui potersi sistemare, passeggiando per le vie di New York, dice all’amico Paul:

Se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany, comprerei i mobili e darei al gatto un nome!

Nel film è celebre la scena in cui i due entrano nell’omonima gioielleria e con un budget davvero limitato cercano di acquistare qualcosa, finendo in realtà solo con il prendere in giro il commesso.

Il brand Tiffany & Co. citato nel film vanta una storia di successo molto lunga. Il primo negozio venne inaugurato il 18 settembre 1837 a Broadway, nel centro di New York. Inizialmente non era una gioielleria, bensì si vendevano soprattutto oggetti di cancelleria. I proprietari erano Charles Lewis Tiffany e John B. Young.

Successivamente, nel 1845 viene pubblicato il Blue Book, il primo catalogo di vendita per corrispondenza. Al suo interno vi erano gioielli pregiati di alta qualità. Questa si rivelò essere una scelta molto positiva per l’azienda. Da quel momento Charles Lewis Tiffany decise di vendere solo monili, realizzati con pietre preziose. È così che diventa il Re dei Diamanti.

La scelta della materia prima era (ed è tuttora)  fondamentale, così Charles mise insieme un gruppo di esperti gemmologi, scelti con molta attenzione. I diplomati in gemmologia, dopo aver seguito un corso, erano in grado di valutare un diamante secondo il criterio delle 4 C: Cut (taglio), Color (colore), Clarity (purezza) e Carat weight (peso in carati).

In poco tempo tutte le donne volevano i suoi gioielli. Particolare era anche il packaging costituito dalla Tiffany Blue Box, la celebre scatoletta azzurra rifinita da un elegante nastro bianco. Il colore venne successivamente associato al marchio, tanto che oggi si parla di azzurro Tiffany.

Nel 1886 l’azienda presenta per la prima volta un nuovo modello di anello di fidanzamento: completamente realizzato a mano e con un diamante incastonato sopra.

Il brand è celebre per altri e numerosi aspetti. Durante la guerra Civile crea le spade da cerimonia. Dal 1917 al 1942 si dedica invece alla realizzazione della Medaglia d’Onore del Congresso, considerata all’epoca una delle massime onorificenze militari della nazione. Tiffany crea anche il servizio di porcellana per la Casa Bianca e una serie di doni e ornamenti per la First Lady.

Anche nel mondo dello sport ha avuto e ha un ruolo chiave: nello specifico si occupa della produzione dei trofei. Tra i primi che sono stati realizzati bisogna ricordare quello per il campionato mondiale di baseball (1888), la coppa per la 500 Miglia di Indianapolis (1909), e gli anelli per celebrare i campioni della National Football League, Major League Baseball e USA Basketball. Oggi il marchio realizza trofei per le più’ importanti corse automobilistiche, per il tennis e per le corse dei cavalli.

Nel novero dei suoi collaboratori, Tiffany & Co. può vantare il famoso designer Jean Schlumberger, Elsa Peretti e Paloma Picasso, figlia del celebre pittore.

Negli anni l’azienda ha accontentato richieste davvero stravaganti da parte di bizzarri clienti. Per esempio, l’artista circense P.T. Barnum commissionò per le nozze del generale Tom Thumb una miniatura di una carrozza d’argento; il marchio realizzò poi un orologio da taschino tempestato di diamanti, con una catena composta da piccole manette d’oro, per Harry Houdini. Il lavoro più stravagante fu sicuramente quello commissionato da Diamond Jim Brady per l’attrice Lillian Russell: si trattava infatti di un vaso da notte completamente d’oro.

La collezione che ha ancora oggi notevole successo è la Please return, la quale comprende collanine, orecchini, braccialetti e anelli. Il nome deriva dalla frase Please return to Tiffany & Co. incisa dietro ad ogni medaglietta a forma di cuore. Questa deriva da una trovata molto originale del signor Tiffany. Nel negozio di New York erano in vendita dei portachiavi con la celebre scritta seguita da un numero di serie diverso; il tutto era venduto insieme a una card che aveva il medesimo numero. Questo sistema permetteva di ritrovare le proprie chiavi in caso di smarrimento. Infatti, chiunque avesse trovato delle chiavi le avrebbe dovute riportare in un negozio Tiffany e successivamente il proprietario avrebbe potuto andare a recuperarle identificandosi con il numero di serie presente sulla card.

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Sicuramente tutte hanno almeno una volta nello loro vita cercato i gioielli Tiffany o sono passate con sguardo desideroso davanti alle vetrine di questa gioielleria ormai iconica. E Audrey Hepburn forse aveva ragione nel dire che non esiste al mondo un posto più tranquillo e rassicurante di Tiffany!


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