Fin dal tempo della straordinaria invenzione della pila da parte di Alessandro Volta le potenzialità dell’energia non sono passate inosservate. Inoltre, lo sviluppo delle energie rinnovabili in grado di sostituire i combustibili fossili è oggi più cruciale che mai: le risorse energetiche disponibili sono infatti sempre meno, come viene quotidianamente ricordato. Molti scienziati hanno dunque accolto l’”onda verde” e si sono prodigati per la creazione di forme energetiche alternative. Tra costoro, un team di ricercatori svizzeri del Politecnico di Losanna ha creato una batteria verde che potrebbe rivoluzionare la vita di molti abitanti dell’Africa Sub-sahariana.

Innanzitutto, il team ha creato una start up tramite la quale realizzare la batteria, per poi applicare la propria geniale invenzione in remote zone rurali della Tanzania. La batteria è ancora in fase di sperimentazione, ma ha già dimostrato ampiamente la propria efficacia. Essa, inoltre, ha un costo molto basso e ha un’ulteriore pregio non da poco: non risulta infatti  essere per nulla inquinante. È costituita da una struttura rigida (dal costo di 12 dollari) in cui vengono inseriti un foglio di ferro, uno di carta, oltre a una serie di feltrini in carbonio (ogni ricarica costa solo 12 centesimi). Si versa poi una soluzione di acqua mescolata a sale e solfato di ferro, la quale reagisce con la lamina dissolvendo il ferro e generando infine l’energia.  Alla termine dell’utilizzo della batteria viene rilasciato del bisolfato di ferro, un liquido non inquinante che può essere utilizzato addirittura come fertilizzante agricolo.

Una sola ricarica di tale batteria può permettere di alimentare una lampadina a led per ben cinque ore, oppure di caricare completamente un telefono cellulare. È facile, per noi europei e in generale per il mondo occidentale, dare per scontata l’illuminazione notturna, ormai presente nelle nostre città da diversi secoli; in una delle famiglie in cui è stata sperimentata per la prima volta la batteria, invece, una ragazzina ha avuto per la prima volta nella sua vita l’opportunità di studiare la sera. Si tratta apparentemente di un piccolo passo, che pone però le basi per un grande cambiamento in grado di rivoluzionare la quotidianità delle persone.

Ci si potrebbe chiedere perché sia stato scelto proprio un paese come la Tanzania per dare avvio alla sperimentazione. Ebbene, in questa nazione, e in particolare nelle zone rurali, è già diffusissimo l’utilizzo di batterie a base di cherosene: un combustibile inquinante, altamente infiammabile e estremamente tossico. Briac Barthes, uno dei tre fondatori della start up lanciata per realizzare la batteria verde, avverte riguardo agli enormi pericoli derivati dall’utilizzo di questa fonte di energia:

Respirare fumo di cherosene in uno spazio chiuso per cinque ore è dannoso per i polmoni come fumare due pacchetti di sigarette.

Infine, come se non bastasse, il cherosene ha poi il difetto di essere una fonte ben poco economica: una batteria realizzata con esso costa infatti circa il doppio rispetto all’alternativa verde proposta dalla start up dei ricercato di Losanna. In passato, l’utilizzo del cherosene come fonte per l’illuminazione era inoltre molto comune anche in Europa: esso veniva posto alla base di adeguate lampade e si dava fuoco a uno stoppino, parzialmente immerso nella sostanza infiammabile, in modo che le lampade producessero illuminazione. Per questo motivo, il cherosene veniva anche denominato “petrolio illuminante”.

Purtroppo, attualmente sono solo una dozzina i prototipi di batterie ecologiche sperimentate in Tanzania, le quali inoltre vengono prodotte e distribuite attraverso una filiale locale gestita da residenti. Tuttavia, l’azienda programma già di espandersi verso altri mercati. Diversi paesi dell’Africa Sub-sahariana presentano infatti un tasso di elettrificazione inferiore al 50%: in termini numerici, questo si traduce in circa 650 milioni di persone che vivono in assenza di energia elettrica. Questo perché i governi locali non hanno la capacità finanziaria di affrontare i costi degli investimenti richiesti per un’elettrificazione capillare del paese.

L’accesso all’energia elettrica è infatti necessariamente e strettamente legato allo sviluppo socioeconomico. La decisione della start up di proporre le prime batterie green proprio nelle zone di campagna della Tanzania non è affatto casuale: garantire energia innanzitutto alle aree più remote serve dunque a porre le basi per uno sviluppo locale destinato a crescere nel tempo. Potrebbe essere il primo passo verso una reale diffusione di energie eco sostenibili proprio in quelle zone rurali dell’Africa Sub-sahariana che rappresentano alcune tra le aree più povere e disagiate nel contesto mondiale.