Moschino Spring/Summer 2020: abiti che diventano dipinti

Pensavamo di aver visto qualsiasi mix di arte e moda, soprattutto per quanto riguarda Jeremy Scott, il direttore artistico di Moschino dall’ottobre 2013, ma il nostro giovane stilista ha sorpreso tutti per l’ennesima volta. Non si tratta più di capi che riprendono i motivi di grandi marche americane (McDonald’s o Barbie) o avvenimenti storici (come ad esempio il falò delle vanità avvenuto nel 1497), bensì con la sfilata primavera/estate 2020 Moschino ha presentato un’intera collezione ispirata ai capolavori del più importante e rinomato cubista (e non solo) nella storia dell’arte: Picasso.

 La cosa bella è che l’ispirazione può venire da dove meno te lo aspetti, e portarti ovunque: è come una conversazione che nasce dal nulla e che ti porta a vedere le cose sotto una luce nuova

Un cubismo differente

La famosa sfilata, tenutasi il 19 settembre 2019 durante la settimana della moda di Milano, propone dei capi firmati Moschino in cui viene rappresentato il tormentato e passionale rapporto che Picasso intrattenne con le varie donne che entrarono nella sua vita per poi lasciare solo un misero ricordo e tanto dolore nell’animo del pittore. È in questo modo che le modelle diventano dei veri e propri quadri viventi, riportando alcune delle maggiori opere dell’artista spagnolo, tra cui Guernica, El Matador  e Donna che piange, tutto ciò ovviamente cosparso dallo stile pop di Jeremy. Tutti gli abiti sono dei veri e propri ossimori in cui linee spigolose e falsi volumi tondeggianti coesistono in un’unica vera e propria opera d’arte. Non solo i capi, ma anche gli accessori sono contraddistinti da un’attenta cura del designer; si notato subito teste di tori, violini e una curiosa bucket bag che richiama il barattolo di latta in cui l’artista depone i propri pennelli. Si passa da colori vivi, accessi e allegri a toni cupi, scuri, in cui si percepisce una nota quasi malinconica e lugubre, propria del pittore; è in questo modo che tutte le varie opere vengono interpretate da Scott, il quale rimane sì fedele alla pietra miliare che è Picasso, ma allo stesso tempo riesce a innovare e modernizzare un qualcosa che non appartiene più alla nostra generazione ma che in qualche modo ha molti appigli alla nostra quotidianità. La particolarità di questa collezione consiste soprattutto nell’utilizzo di varie tecniche e materiali; se in alcuni abiti vengono utilizzati semplici stoffe e lustrini, in altri pieghe, gioielli e bottoni sono soltanto disegnati, proprio come se le modelle diventassero delle tele su cui dipingere il proprio estro artistico.

Tra figure conosciute

Le famose “tele” su cui è stato più che capace di dipingere Jeremy troviamo moltissimi volti noti nel modo delle sfilate e della moda; Kaia Gerber, vestita con la sagoma di una chitarra e con una minigonna sulla quale è stato dipinto un giornale (papier collé), Irina Shayk con indosso un vestito che raffigurava una viola da gamba, Joan Smalls vestita da matador, ed infine le sorelle Hadid, Gigi vestita da sposa-colomba e Bella da arlecchino. Il fatto che queste modelle, e non solo, abbiano sfilato indossando capi che avevano un chiaro richiamo nell’arte non è nulla di insolito, ma Scott è riuscito ad entrare in un mondo completamente nuovo dello stile, perché non ha semplicemente “adattato” dei dipinti agli abiti, bensì è riuscito ad avvicinare due mondi diametralmente opposti: il cubismo e lo stile della pop art, molto amata dallo stilista. È importante inoltre notare con che abilità Jeremy sia stato capace di rappresentare dei quadri che hanno segnato nel profondo la storia dell’arte; basta pensare a Guernica, un’opera in cui viene dipinto il dolore, la frustrazione, il tormento e tutti gli altri sentimenti provocati dal bombardamento della città basca durante la guerra civile spagnola avvenuta nel 1937, riportata dallo stilista in un semplice abito che rispecchia tutte quelle emozioni negative che il dipinto emana.

Insomma, Jeremy Scott si è dimostrato nuovamente come uno degli stilisti più camaleontici del nostro secolo, capace di variare da tematiche frivole e superficiali a eventi storici che hanno rivoluzionato la cultura e il pensiero del mondo, utilizzando in ciascuna collezione un occhio sempre diverso a seconda dei materiali utilizzati, delle epoche prese in considerazione e, come in questo caso, a seconda delle opere a cui si ispira per realizzare gli abiti firmati Moschino.



 

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