Il piccolo cinema interculturale

Lo scorso 18 gennaio a Roma, presso l’Accademia di Belle Arti d’Egitto, si è tenuta la presentazione di “4 corti in meno di un’ora”, evento culturale a cura dei giovani registi Mohamed Hossameldin, Salvatore Allocca, Christian Filippi e Claudio Casale.

Una soft diplomacy

L’Accademia di Belle Arti d’Egitto da 90 anni dedica la propria attività e i propri spazi ad incontri, conferenze, mostre, proiezioni cinematografiche con scopo di promuovere scambi artistici e culturali tra Roma e la città del Cairo. Vuole essere un ponte tra le due diverse culture, “un angolo di terra egiziana nel cuore di Roma” e una finestra verso la cultura dell’Egitto e araba, sotto la guida della Dott.ssa Gihan Zaki.

Un modo di esercitare la cosiddetta “diplomazia interculturale”, quale nuova via e volto parallelo alla diplomazia tradizionale, basata sull’esaltazione dell’incontro tra culture e valori dei rispettivi paesi di riferimento, con l’obiettivo di includere, tollerare ed apprezzare le diversità.

I corti nel dettaglio

L’evento sopra citato era aperto al pubblico e totalmente gratuito. La sala era gremita, la gente entrava di continuo, tanto da dover stare in piedi perché i posti erano ben presto esauriti. Dalle 19 alle 20 sono stati proiettati i 4 corti, anticipati da una breve introduzione della Dott.ssa Zaki, attuale direttrice dell’Accademia.

I corti presentati sono stati i seguenti:

“Il Nido”, del regista Christian Filippi

Viene raccontata la vicenda di Fabio, un introverso maestro di scuola elementare, che vive insieme alla madre. Fabio è appassionato di birdwatching, un’attività che lo lega all’infanzia e al ricordo del padre deceduto. Ogni sera Fabio porta a passeggio il cane insieme a una sua vicina di casa, Naima, una giovane badante di origine eritrea. Un giorno, con la madre in viaggio, decide di invitare la ragazza a cena a casa sua.

“My Tyson”, del regista Claudio Casale

Il corto tratta la storia di Alaoma Tyson, nato a Roma da genitori nigeriani e campione italiano di boxe nella categoria Youth 81 kg, raccontata da Patience, sua madre. Essa, rivolgendosi a suo figlio, racconta la storia della famiglia, il viaggio migratorio e le difficoltà incontrate in Italia. Rievocando il suo passato e le sue origini, Patience tesse il futuro di suo figlio, predestinato ad essere un combattente.

“La Gita”, di Salvatore Allocca

La protagonista del corto è la giovane Megalie, figlia di genitori immigrati dal Senegal ma nata e cresciuta nel napoletano. Quando a scuola le viene negata l’opportunità di partecipare alla gita scolastica a Parigi, città che lei sogna di vedere da sempre, poiché non in possesso del permesso di soggiorno valido per l’espatrio, il mondo sembra crollarle addosso. Grazie all’avvicinamento del compagno di classe, del quale è innamorata, riuscirà però a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Infine, “Yousef”, del registra egiziano Mohamed Hossameldin

Yousef è un cuoco di successo, figlio di immigrati, cresciuto in Italia. Dopo una lunga attesa riesce ad ottenere la cittadinanza italiana. Una notte, dopo il lavoro, vede per strada una ragazza che ha appena subito violenza, priva di sensi, e viene sopraffatto da un amletico dilemma: aiutarla o fuggire, nel timore di essere accusato ingiustamente della violenza (in quanto di colore e potenziale vittima di pregiudizi e paure)? Una paura che gli crea una profonda crisi interiore sulla sua identità.

Quest’ultimo corto è stato selezionato come uno dei cinque candidati per Miglior Cortometraggio al David di Donatello 2019 che si celebrerà a breve. Inoltre, 3 di essi sono stati premiati all’interno della sezione cortometraggi di MigrArti cinema, all’ interno della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

 MigrArti: un progetto da e per conoscere

Il progetto MigrArti è nato nel 2016 grazie ai finanziamenti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con lo scopo promuovere l’integrazione dei migranti e degli stranieri attraverso il cinema, lo spettacolo e, più in generale, tramite le lingue delle arti e della cultura. Tali forme di espressione creativa hanno il pregio di favorire la conoscenza della diversità, facilitandone il confronto e aiutando il processo d’integrazione, senza dimenticare di mettere in luce gli aspetti più difficoltosi e problematici, come solo il cinema riesce a fare nella sua immediatezza.

Nei corti proiettati all’Accademia di Belle Arti d’Egitto, i temi dell’integrazione e della conoscenza delle proprie diverse identità sono il cuore di ciò che si coglie dietro alle storie in essi raccontate, come minimo comune denominatore. Grazie alla rappresentazione cinematografica vengono infatti dati volto ed anima al problema della difficile integrazione a seguito di una migrazione. Quest’ultima viene vissuta come un passaggio di consapevolezza della propria identità, di cui siamo tutti in continuazione alla ricerca.

Per l’anno corrente il Ministero per i beni e le attività culturali ha sospeso il progetto MigrArti che, pertanto, per l’anno 2019 non sarà rifinanziato. Così è stato annunciato lo scorso novembre dalla sottosegretaria leghista alla Cultura Lucia Borgonzoni.

L’impegno dei giovani registi menzionati, dei progetti come MigrArti ed il quotidiano lavoro di dialogo tramite la cultura svolta dall’Accademia di Belle Arti d’Egitto sono il simbolo di una società civile attiva, spesso nascosta ma che si fa promotrice di un dialogo tra culture, quali patrimonio a disposizione di tutti.

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