Il Gran Tour siciliano in acquerello di Fabrice Moireau, sei pronto a partire?

Il pittore francese offre una mappatura pittorica della regione, svelandone scorci conosciuti e inediti attraverso il tocco limpido e luminoso dell’acquerello.

Valle dei Templi, Agrigento

Grande ammiratore delle vedute paesaggistiche, Fabrice Moireau, il “pittore dei tetti” parigini, omaggia la Sicilia attraverso una raccolta di acquerelli. Corona 400 dipinti come testimonianza di un viaggio risalente al 2015, e durato due anni, in cui l’artista tracciò le strade della terra sicula, ripercorrendo tradizioni millenarie tra folklore e mitologia. L’ispirazione nasce da un percorso che il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe intraprese due secoli fa, base tematica per uno dei suoi saggi più importanti: Italianische Reise (Viaggio in Italia). Tale percorso fu l’occasione per il letterato di ritrovare una serenità interiore e al tempo stesso indagare, con l’occhio di un’esteta romantico, una civiltà cresciuta tra le trame del periodo classico. Moireau eredita la poeticità meditativa del messaggio di Goethe e la fa confluire nella narrazione a colori di un popolo attraverso i suoi paesaggi. Sono strade calcate in solitario, dove l’artista si lascia accompagnare unicamente dai suoi pennelli e dal suo zaino in un percorso di scoperta e cambiamento che ricorderà così:

Tempio di Segesta

«Ho viaggiato quasi sempre da solo, perché la solitudine mi aiuta a concentrarmi, lavorando sempre all’aria aperta, come un impressionista, avvolto dal paesaggio che è il vero protagonista delle mie opere».

Il paesaggio è il vero protagonista del tocco magico di Moireau, l’unico soggetto che si lascia perfettamente accarezzare dal pennello acquarellato e che può rilasciare le sue peculiari sfaccettature attraverso infinite sfumature cromatiche. L’artista sceglie di dare una declinazione antropologica ai suoi dipinti, non ricorrendo a soggetti umani, ma tracciando tacite impronte della loro esistenza. Sono scelti spazi desolati, rovine dal tocco mistico e romantico, la cui pietra è però stata calcata nei millenni da personaggi illustri e uomini della quotidianità, uniti dall’amore per un paese. Rimane l’ombra di queste figure, tra le perle architettoniche omaggiate dall’artista in particolareggiate cartoline. La Sicilia è lì venerata come un piccolo continente, che unisce mare e montagna attraverso un ponte di storia.  Moireau descrive la fascinazione provata nell’osservare il Tempio di Segesta, in territorio trapanese. L’antico luogo di culto affiora tra le fronde degli alberi, per essere contemplato da uno sguardo voyeuristico. I colori chiari della sabbia e della pietra, illuminati dalla luce del sole, creano un ambiente idilliaco, sospeso. Riecheggia la voce perduta di Goethe, quando celebrava la posizione idilliaca dell’architettura, sovrana su un colle tra i dirupi. L’osservatore rimane incantato dai sottili giochi di luce che si creano sulla pietra e valorizzano il paesaggio mediterraneo. Su quello stesso terreno, 230 anni prima, poco dopo aver visitato il Tempio di Segesta, Goethe scriveva:

Scorci di Palermo

«Non è possibile formarsi un’idea giusta dell’Italia senza aver visto la Sicilia: qui sta la chiave di tutto».

Dal tempio di Segesta sulla costa occidentale, il viaggio dell’artista prosegue verso il capoluogo della regione, Palermo, incorniciato da tinte fiammanti e vivaci. Qui emergono le antiche radici moresche, omaggiate da un intenso rosso fuoco sulla Cupola Palatina e dai dettagli di Palazzo Reale, ritratto minuziosamente in tutto il suo splendore. Dai suoi ritratti traspaiono quelle stesse impressioni trascritte da Goethe:

«Non saprei descrivere con parole la luminosità vaporosa che fluttuava intorno alle coste quando arrivammo a Palermo in un pomeriggio stupendo. La purezza dei contorni, la soavità dell’insieme, il degradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra… chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita».

Non c’è niente di più bello di una riflessione che, nella sua soggettività, riesce ad abbracciare un pensiero universalmente condiviso. Goethe arrivava dal mare quando descriveva Palermo con la sua particolare attenzione cromatica. Moireau mostra la città dai suoi scorci interni, punti di vista inediti, riflesso dello sguardo curioso e affascinato di un visitatore che si approccia a un luogo sconosciuto.

Coste di Cefalù

Il viaggio pittorico di Moireau mostra poi altre chicche del territorio siculo, come il tempio greco-romano di Catania, la celebre Valle dei Templi di Agrigento e le coste di Cefalù. Si tratta di vedute paesaggistiche sempre più ampie, decise ad abbracciare una panoramica che incorpori ogni singolo dettaglio circostante, senza lasciare sfuggire nulla. L’artista vuole imprimere sulla tela ogni suo più vivo ricordo e trasmetterlo all’osservatore attraverso uno sguardo inedito sul territorio siciliano. Chi già lo conosce, può riscoprirne i territori amati dietro uno specchio acquerellato, chi non lo conosce ancora, può imparare ad apprezzarlo attraverso una mappatura pittorica di luoghi suggestivi selezionati appositamente dal pittore.

 


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