In un mondo che si evolve di continuo e alla velocità della luce, il giornalismo deve evolversi insieme a lui se vuole sopravvivere. Questa è un’affermazione talmente logica da essere lapalissiana. Allora perché si stringe il cuore a tutti al pensiero che «Rolling Stone Italia» chiuda i battenti del cartaceo?

L’editore (dal settembre 2014) del magazine, Luciano Bernardini De Pace, si è espresso così:

In edicola vendeva tra le 17mila e le 20mila copie, c’erano 3mila abbonamenti, all’Alitalia davo 8mila copie da distribuire in business class e 2mila per le lounge. Ma poi un impreditore fa i conti e vede che ha a che fare con costi industriali crescenti a partire dalla carta, un sistema distributivo che ti costringe a stampare 50mila copie per venderne 20mila, l’edicola che perde sempre più di valore come punto vendita. E prende una decisione.

Del resto, non è poi una novità il fatto che le edicole siano in perdita da anni: dall’analisi R&S Mediobanca sul settore risulta che la contrazione delle vendite è molto pesante, è stimato che siano vendute 1.5 milioni di copie cartacee in meno al giorno. Nel periodo 2013-2017, la diffusione giornaliera media è passata da 3.7 milioni a 2.2 milioni (-40%). Per farsi un’idea della diffusione del digitale, basti osservare questi dati che riguardano l’anno 2017: a livello globale, la diffusione cartacea è cresciuta del 3,4%, mentre invece quella digitale del 179% (e nonostante ciò, nel 2017 l’89,5% dei ricavati mondiali proveniva solo dal cartaceo).

Bernardini è ben conscio della situazione editoriale attuale, non dovrebbe poi stupire così tanto la sua decisione. Del resto, «Rolling Stone Italia» presenta un’affluenza importante nella parte digitale, oltre che un seguito abbastanza consistente anche sui canali social. L’editore infatti continua:

Copertina della prima edizione di «Rolling Stone», 1967

Il sito ha 2.5 milioni di utenti unici, 435mila follower su Facebook e 231mila su Instagram. Questi sono i numeri che indicano qual è la strada. Il mercato pubblicitario oggi chiede il digitale ed è un’opportunità che secondo me va presa senza esitazioni.

Si direbbe che sia arrivato davvero un punto di svolta per la versione italiana della rivista americana del 1967.

Ogni grande cambiamento provoca sempre una stretta al cuore. Certo, tutto questo è solo un effetto del progresso, quel progresso che ci permette di avere ogni cosa sempre a portata di mano, in qualsiasi momento, da qualsiasi parte del mondo essa provenga. È un effetto di quel progresso che ci permette anche di fare la spesa online, leggere libri online, informarci online, studiare online, fare shopping online. E ne siamo tutti felici.

Però la stretta al cuore rimane.