i Demoni di Dostoevskij: la catabasi del terrorismo

I Demoni (Бесы 1873) è forse il romanzo più inquietante nell’Opera dostoevskijana. Suddiviso in tre libri, la storia ruota attorno ad una rivolta terroristica contro l’ordine mondiale “costituito”.

Secondo la sua concezione originale, il romanzo inizialmente intitolato La vita di un grande peccatore (poi “separato” e rimodellato nei Demoni e L’adolescente) sarebbe dovuto essere lungo quanto Guerra e Pace (1865) del “rivale” Tolstoj.

Lasciatosi ampiamente ispirare dal caso Nečaev e in generale dalla nascita del populismo russo (ne abbiamo parlato qui ) Dostoevskij nei Demoni predisse e condannò da un punto di vista morale la grande “svolta generazionale” che mezzo secolo più tardi portò alla nascita di un “qualcosa” di totalmente inedito, in Russia e nel mondo: il comunismo.

La piccola cellula terrorista protagonista delle quasi novecento pagine è formata dagli uomini nuovi, i “nichilisti”, definiti appunto i “Demoni”. Dostoevskij attribuisce tale appellativo con grande disprezzo e non senza un velo di ironia ricollegandosi nell’epigrafe del romanzo direttamente al vangelo, tanto disprezzato da chi non crede in nulla, in nessun valore (letteralmente nichilista significa “non credere in nulla”, dal latino nihil):

“Lì vicino vi erano molti maiali che pascolavano sulla montagna. Allora gli spiriti maligni chiesero con insistenza a Gesù che permettesse loro di entrare nei maiali; ed Egli lo permise. I demoni allora uscirono da quell’uomo ed entrano nei maiali. […] si precipitarono nel lago e affogarono.”

(Luca, VIII, 32-36)

Come fa notare Bachtin, uno dei più grandi esperti della Poetica e Stilistica di Dostoevskij, quella dei Demoni più che un’avvincente fiction è la complessa analisi psicologica di uomini posseduti e divorati da un’idea: la creazione in terra di un’unica, “onnirisolutiva” realtà in cui bisogna a qualsiasi costo “tagliare la lingua a Cicerone, cavare gli occhi a Copernico, lapidare Shakespeare”. Il tutto in nome di un nuovo livellamento universale basato sulla cieca obbedienza, a discapito del libero arbitrio.

Ciò che risulta da questa lunga “tragedia in prosa” è sopratutto la discesa dell’animo umano negli inferi, esattamente come lasciato intendere nella premonitrice parabola evangelica. A incarnare il male assoluto è il leader spirituale della cellula: Stavrogin (il cui nome deriva dal greco “stauròs, la croce), mandante della serie di omicidi nella cittadina vicino San Pietroburgo dove il romanzo è ambientato. Stavrogin declinerà sempre il comando effettivo dell’organizzazione segreta, preferendo “portare la propria croce”, ovvero la deflagrazione del desiderio.

D’altronde, “se non ci sono limiti, l’uomo può far tutto”.

Il gruppo terroristico, principalmente composto da malati teorici e violenti più interessati al sangue che alla causa, si ritrova così (ironia della sorte, che nell’arte non esiste) a credere ciecamente in un messianico leader che rifiuta qualsiasi tipo di obbedienza, di fede, di compromesso. Ma il richiamo della coscienza è troppo forte e insito nell’animo umano, persino per il Demonio, persino per Stavrogin, colpevole di crimini tanto segreti quanto appunto inenarrabili.

Nel finale del romanzo Nikolaj (nome che sarà poi ripreso per il proprio protagonista da Belyj in Pietroburgo, altro romanzo sul terrorismo:) Stavrogin tenta come sorta di ammissione di colpe una redenzione a metà tra disperato gesto risolutivo e atto premeditato.

Dalla “confessione” di Stavrogin  sorgerà il più grande eroe positivo della letteratura russa (paragonabile solo a Levin in Anna Karenina per Tolstoj) ovvero Aleksej Karamazov. Il protagonista dei Fratelli Karamazov sarà infatti l’unico uomo pronto sposare la causa degli “Umiliati e Offesi” nell’incarnazione dei dogmi slavofili tanto cari a Dostoevskij.


FONTI

I Demoni di F. Dostoevskij, a cura di Gianlorenzo Pacini, Milano, 2000, Feltrinelli
Dostoevskij. Poetica e Stilistica di Michail Bachtin,, Torino, 2002, Torino

Antonio di leta Blog


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