L’istituto italiano di Cumbia

La Cumbia è un genere folkloristico, un ritmo, un ballo, una cultura e una tradizione della musica del sud America, che sta diventando un formato e un punto di riferimento per tanta musica indipendente nel mondo. Nasce originariamente in Colombia, sulle coste del Pacifico, dall’unione dei canti popolari indigeni, dei tamburi degli schiavi africani e della lingua castigliana dei conquistadores: questa è la Cumbia campesina, vale a dire dei contadini, dominata da fisarmonica e dal clarino, con le voci crude e stonate e la grattugia in primo piano. Si propaga e consolida poi rapidamente in tutta l’America Latina, creando nuove varianti, mescolate ad altri ritmi autoctoni. Persino il reggaeton, oggi tanto di moda, si nutre di Cumbia: è una derivazione di un suo nocciolo originario.

I ritmi, il sound, più in generale l’anima della Cumbia, sono riconoscibili nelle loro diversità, dovute alle naturali contaminazioni con i movimenti del luogo. La Cumbia non ha mai perso quell’andamento zoppicante ed ipnotico, quella visceralità e quel richiamo ancestrale che ne racconta la storia meglio di qualunque libro.

In essa c’è qualcosa di tribale ed avvolgente: un concerto cumbiano, esperienza eccezionale, non può lasciarti fermo ed indifferente. Frasi ripetute, brevi e simboliche, mistiche e profonde, fanno da tappeto al vero piatto forte, gli strumenti musicali: dai tradizionali congas, güiro e bombo, fino ad arrivare ai fiati, tamburi, percussioni e air guitar.

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Ma nella realtà italiana come si inserisce questo antico mondo, i cui confini sono labili e in continuo mutamento, al punto da aver stravolto le definizioni di genere musicale e aver ribaltato gli stilemi dell’ascolto? Il primo contatto avvenne nel 2011 grazie a Lorenzo Jovanotti, da sempre attento osservatore e studioso delle nuove proposte provenienti dal sud America, quando scrisse per Adriano Celentano La Cumbia di chi cambia, settimo brano dell’ultimo disco di inediti del molleggiato, dal titolo Facciamo Finta che Sia Vero.

Da lì in poi il principale soggetto che sta portando avanti questo progetto decisamente originale, che è un vero e proprio movimento, è l’istituto italiano di Cumbia, chiamato anche Spaghetti Cumbia dagli stessi artisti che lo compongono. Fu cercato, coltivato e promosso dall’attuale presidente Davide Toffolo (Pordenone, 1965), cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti, nonché ideatore e illustratore di fumetti e graphic novel, e co-fondatore del collettivo ed etichetta discografica indipendente Tempesta Dischi. In particolare, i suoni si rifanno molto alla Cumbia villera, nata a Buenos Aires, nelle villas, le baraccopoli della capitale argentina, conosciute dal friulano per la prima volta nel 2002 in un suo viaggio in Argentina. Egli è anche amico di Jovanotti: insieme nel 2016 hanno scritto In Questa Grande Città (La Prima Cumbia), dedicata a Milano, ove Toffolo si era trasferito da pochi mesi.

Caratteristiche principali dell’approccio qui da noi finora utilizzato, in un incontro tra la canzone d’autore italiana e il tradizionale suono della “grattugia”, il güiro, strumento fondamentale del ritmo cumbiero, sono il mix tra la musica popolare con suoni elettrici ed elettronici, sulla scia della nu-cumbia prodotta da alcuni famosi dj di musica latam (un genere di musica sudamericana). La Cumbia psichedelica, con il suo andamento ipnotico, diventa contemporanea, digitale, electrocumbia: si è quindi evoluta. È rielaborata, trova nuove contaminazioni, con l’aggiunta ad esempio di strumenti diversi, tutti “nostri”, come i fischietti ad acqua di Matera, che l’han resa più radiofonica ed in generale appetibile al grande pubblico.

istituto italiano di cumbia

Il video dei Tre Allegri Ragazzi Morti del brano La grana (nato dalla collaborazione con il gruppo Ucronic) ha accompagnato l’uscita della compilation Istituto Italiano di Cumbia vol. 1. Si tratta un disco ove l’italiano si mischia all’inglese e allo spagnolo, lingua madre di questo movimento, realizzato con la partecipazione di diverse formazioni cumbiere provenienti da tutta Italia, ognuna con caratteristiche proprie e una propria personalissima interpretazione. Molti degli artisti presenti utilizzano la realtà virtuale del crowdfunding per poter dare luce ai loro progetti, mentre in concreto uno dei luoghi d’incontro sono gli spazi auto gestiti, quali i centri sociali, unica possibile soluzione ove auto prodursi musicalmente in Italia: scelta quindi più pratica che ideologica. Tra le varie formazioni, i Los3saltos, assimilabili per estetica al movimento hippie dei figli dei fiori, si distinguono in quanto band che suona veramente degli strumenti appartenenti al mondo latino: il loro percorso è nato grazie alla murga e in questo caso la Cumbia suona di libertà, di una resistenza rossa, ovunque ci sia uno spazio indipendente: “la cumbia è la libertà, senza infamia e senza eroi stringiamo forte la mano, nel pugno la libertà: balliamo”.

 


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