Kokoschka e la sua “sposa”: La sposa nel vento

Oskar Kokoschka, inconfondibile artista espressionista austriaco, non poteva fare a meno di far trasparire nei suoi quadri le proprie emozioni che venivano rovesciate inevitabilmente sulla tela, imbevendola così di un sapore unico.

In alcuni suoi dipinti i sentimenti vengono letteralmente scaraventati dal pittore sulla tela bianca, quasi con
l’obiettivo di disfarsene in virtù di un benessere morale o di una libertà interiore da riacquisire, lanciati insomma come massi di verità che, impantanati fra i colori, danno forma a commoventi situazioni dell’esistenza umana in cui lo spettatore di ieri, di oggi e persino di domani vi si può rispecchiare.
Uno fra questi è indubbiamente il dipinto che vi si propone, “La sposa nel vento” eseguito nel 1914.

Le lodi che possiamo porgere oggi a questo artista che visse per quasi un secolo (1886 – 1980), non gli furono riconosciute durante la sua carriera, se non solo alla fine, quando dopo lo scherno, il disprezzo per i suoi dipinti – così rozzi, sgraziati dai colori violenti e maleducati – e persino l’esilio, venne considerato un caposaldo della pittura del XX secolo. Ma nessuno dei suoi quasi cinquecento quadri ha la stessa visionaria potenza di questo, di cui ora vi si presenta l’analisi.

O. Kokoshka, La Sposa nel vento, 1914

Cosa si vede nell’opera superando quel che si riesce a captare da un primissimo impatto visivo? Si vada oltre al groviglio di colori da cui si è inevitabilmente catturati, per via della loro stesura rapida e marcata e dal modo con cui ci comunicano un senso di un pacato movimento sviluppato all’interno di una fredda atmosfera che i blu, i verdi, i viola con tutte le loro sfumature suggeriscono. Il tutto ricorda le nuvole cupe, che si spostano lentamente seguendo il vento che sibila di notte, mentre la tempesta incombe.

Osservando meglio, l’attenzione si sposta poi sulle figure umane che dominano la scena ingarbugliata e fredda. Un uomo e una donna sono riconoscibili al centro del quadro, comodamente coricati, come se fossero adagiati nel proprio letto. È notte. Lei dorme serena abbracciata a lui che invece è sveglio, con lo sguardo perso nel vuoto, è smarrito fra i tanti pensieri che lo tengono desto.
Chi potrebbero essere?

Dettagli volti dei soggetti del dipinto

Due persone sospese nel vuoto. Due persone che forse s’amano, forse s’odiano o probabilmente entrambe le cose perché, si sa, le grandi passioni sono costituite da sentimenti divergenti che fanno provare allo stesso modo e con la stessa intensità le gioie immense e le delusioni più amare.

Lo sguardo vigile di lui incuriosisce, fa da contrasto all’apparente quiete e disturba a tal punto che cattura tutta la scena, ma non è lui il protagonista.

Kokoschka ha dato il meglio di sé in quest’opera, che non è solo mera arte, è anche vita. È un’opera sentita, ragionata e vissuta sulla sua pelle: lo si può immaginare quando, dopo una notte d’amore, si sia alzato dal letto con questa immagine nella testa e con la necessità di buttarla giù su tela, per capire quel che stava accadendo nel suo cuore. Non sorprenderà scoprire che i soggetti in questione sono l’artista stesso e la sua amata.

O. Kokoshka, Schizzo dei due amanti, 1913
O. Kokoshka, Due nudi, 1913
O. Kokoshka, Ritratto di Alma Mahler, 1912

Ecco svelata l’identità della protagonista, Alma Mahler, donna esigente e vorace con cui Kokoschka ebbe un’intensa relazione che influenzò tutta la sua successiva produzione artistica. Questa donna era una vera fisima che lo portò ad assumere bizzarri atteggiamenti, assai ossessivi nei suoi confronti.

“E’ una scena universale: il sesso, l’abbandono, l’illusione del possesso, l’enigma dell’altro. E’ una scena privatissima, quasi oscena. Perché l’uomo ha i lineamenti del pittore, e quello – benché deformato – è il suo autoritratto. I capelli lisci, il volto oblungo, gli occhi grandi e inquisitori, il mento prominente. E la donna è la sua amante, Alma Schindler vedova Mahler – che si è lasciata travolgere dal suo genio selvatico, gli ha promesso di sposarlo se creerà un capolavoro, ma invece è fuggita, spaventata dalla sua gelosia, dalla sua rozzezza, dalla sua energia”. (Melania Mazzucco, Il museo del mondo, Einaudi 2014).

È dunque la storia di un amore giunto al suo termine, ciò che compare sulla tela è il momento che precede il distacco, la malinconia e la sofferenza dell’artista. Il tutto riporta al titolo, “La sposa nel vento” che può così essere inteso sia come la fuga di lei (dove il ‘vento’ rimanda alla scelta improvvisa di Alma, un vero e proprio drammatico biglietto d’addio), sia alla mancata opportunità di Kokoschka di poter avere “per sempre” con sé la sua amata (interpretazione che rende il ‘vento’ metafora simbolica della sfuggevolezza del destino). Dopo queste considerazioni, riosservando il volto di Kokoschka, si può ripercorrere la scena e immedesimarsi nella sua agitazione che lo tiene vigile nella notte ed in ogni caso anche noi, semplici ed estranei fruitori, restiamo rammaricati, siamo partecipi e riflettiamo su quante volte nella nostra vita determinati eventi si siano trasformati in una semplice brezza, in un soffio di vento che non abbiamo potuto trattenere. Ma non è finita qui.

Si era a conoscenza che quest’opera avesse un secondo titolo? Infatti è nota anche come “La Tempesta” e ovviamente non è un caso. Si riporti ora l’attenzione sugli aspetti tecnici accantonati all’inizio e si noti come tutto il dipinto sia colore e movimento. Le grossolane pennellate si identificano come forze cosmiche che si spostano con la forza rotante dell’aria. Grazie ad esse riusciamo a percepire la forte attrazione che i due personaggi provano l’uno per l’altra. Sono cullati da un continuo spostamento: è la tempesta che li trascina con sé, è la tempesta dei sentimenti di Kokoschka.


FONTI

ABELLARTE

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