Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Da Sono nata il ventuno a primavera, Alda Merini, 1991.

Il 21 di marzo non è solo la data che segna l’inizio dello sbocciare dei fiori, dei colori che invadono i prati e del profumo che inizia a riempire l’aria; 21 – come la poetessa stessa ricorda, in una poesia intitolata proprio Sono nata il ventuno a primavera (1991) – è il giorno in cui, 87 anni fa, nasceva la celebre e controversa Alda Merini.

Nata a Milano, il 21 marzo 1931, Alda Giuseppina Angela Merini, meglio conosciuta solo come Alda Merini, amante della vita, ebbe un’esistenza tormentata e difficile, esperienza che si riversa completamente nelle sue meravigliose opere.

Alda MeriniNegli ultimi anni della sua vita, nel momento in cui le chiesero per chi scrive il poeta nel ventunesimo secolo, rispose “per se stesso, la gente non sogna più, non ha più tempo”. Merini, invece, lascia innumerevoli parole su cui il lettore avido di vita può riflettere. Sono righe tortuose, poco chiare, dense di significato, che permettono di capire chi fu, veramente, questa grande poetessa.

Proveniente da una famiglia piuttosto umile, la sua infanzia e il rapporto con i genitori, che spesso non riuscivano a comprenderla, non furono semplici. Merini descrisse sempre la Alda bambina come malinconica e piuttosto sola rispetto al resto dei coetanei.

Decise di iscriversi al Liceo Manzoni di Milano, ma non passò la prova di italiano.  Iniziò a scrivere a quindici anni e a sedici venne internata a Turro di Milano. Soffrì sempre di disturbi bipolari, che la portarono ad essere rinchiusa per un altro lungo periodo, tra il ‘62 e il ‘72.

Crescendo si definirà “avariata, provata dal manicomio” e rivelerà che i poeti, le poetesse compongono inni all’amore, amore che – dice – “forse sono stata l’unica donna a non avere mai”. Provato, quello sì; Merini ha amato profondamente l’uomo che l’ha fatta rinchiudere.  Nonostante ciò lei ha continuato a provare lo stesso sentimento per lui e lo ha perdonato.

Quest’uomo fu Ettore Carniti, un panettiere. Alda Merini, ironica e divertente, dichiarerà a riguardo “la poesia non fa guadagnare il pane, perciò ho sposato un panettiere”. E Proprio con Carniti, la Merini ebbe una figlia.

Negli anni del manicomio, tra alti e bassi, tra i bagliori di una pronta guarigione e numerose ricadute, ebbe altre tre figlie. Fu in questo periodo che nacque la raccolta più notevole di Merini, Terra Santa.

Dopo la morte del primo marito, si sposò nuovamente, questa volta con un medico e poeta e si trasferì a Taranto. Lì Fu rinchiusa, per breve tempo, in un manicomio di Taranto, infine tornò a Milano.
Nel 1992 vinse il Premio Librex Montale di Poesia.
Fu colpita da un tumore osseo e morì nel novembre del 2009.

Indimenticabile la sua aura di mistero, la sua segretezza e il senso di malinconia che è un tutt’uno con l’inchiostro con cui sono ricostruite le sue emozioni, eppure, la sua poesia è diretta, immediata e spontanea e ci ricorda quanto sia importante vivere e amare la vita.


FONTI
Fonte 1

 

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