Quando le porte scorrevoli si aprono, sembra di entrare in una galleria d’arte in stile Tate Modern, ma bastano pochi passi in avanti per capire che più che in uno store pare di trovarsi in un padiglione da Esposizione Universale. No, non si sta parlando di performing art, ma del nuovo punto vendita Uomo aperto da Zara al numero 13 di Via Vittorio Emanuele, Milano, lo scorso 15 dicembre.

Più che di ‘nuovo’ si dovrebbe parlare di rinnovamento, perché in realtà una struttura che ospitasse i capi di vestiario della linea maschile prodotti dalla società spagnola c’era già, e non distava poi molto da quello attuale. Al secondo piano dell’edificio a fianco del nuovo complesso, che allora condivideva i due reparti Man e Woman relegandoli su due diversi livelli. 

Il nuovo edificio, progettato dall’architetto spagnolo Elsa Urquijo, si estende per circa 1000 metri quadrati suddivisi su tre piani: l’attenzione quasi maniacale rivolta all’utilizzo della luce e dei suoi riflessi è la marcia in più che contraddistingue questa struttura: un accorgimento che consente ai potenziali clienti di girovagare con più attenzione e un occhio più ricettivo attraverso i capi disposti ordinatamente lungo le pareti e al centro dei locali. Scegliendo di volta in volta tra una serie di accessori, maglieria e capispalla. Questo intenso controllo si riflette anche sull’utilizzo dei materiali: pietra e graniglia sulla struttura esterna, alluminio e ottone per gli interni.

E proprio questo interesse sull’uso dei materiali è il fulcro di questo concept realizzato da Zara. L’attenzione alle materie prime. Gli abiti ‘custoditi’ tra le fila degli espositori sono capi di una qualità nettamente superiore rispetto ai comuni standard del brand spagnolo. Una novità, considerando come la produzione della multinazionale si limiti ad un parsimonioso utilizzo di fibre naturali, abbandonandosi di contro ad un ampio uso di elastano, poliestere e viscosa. Maglioni di puro cashmere, lana e blazer di cotone: è questo il nuovo percorso intrapreso da Zara, che inaugura l’anno che verrà all’insegna della qualità. Materiali che sembrano unirsi in una sinfonia perfetta con l’ambiente che li ospita, che punta quasi ad amplificare l’essenza della manifattura contro una sempre maggior industrializzazione votata al minor costo.

Un ritorno alle origini della sartoria, che cerca di trovare la sua strada tra le braccia di una semi-artigianalità. Un timido bagliore destinato a scomparire con la stessa rapidità con il quale è arrivato, o l’inizio di una tempesta perfetta nel cuore del capoluogo lombardo?