IL 1°SETTEMBRE APICE DI SUICIDI TRA I GIOVANI GIAPPONESI

Il Giappone è uno Stato che investe la maggior parte delle sue risorse nella formazione scolastica dei suoi cittadini ma le statistiche mostrano che al rientro in classe dopo la pausa estiva corrisponde un picco di suicidi tra i giovani studenti.

Il sistema scolastico giapponese prevede sei anni di elementari e tre anni di medie obbligatori, poi la scuola superiore che ne dura tre mentre l’università quattro.

Per la scuola dell’obbligo vengono privilegiati gli istituti pubblici, alle elementari non sono previste tasse né per i libri né per le uniformi mentre alle medie le gite e il materiale scolastico cominciano ad essere a carico della famiglia. L’anno scolastico inizia ad Aprile e finisce a Marzo e le ore giornaliere sono mediamente 6 (tra le più lunghe del mondo).

Non è prevista la bocciatura fino alle medie ma per frequentare il liceo è necessario superare un esame che crea molta ansia e competizione tra gli studenti. L’accesso all’università è ancor più selettivo: in media solo il 56,6% dei diplomati riesce a passare, da qui una perenne condizione di stress.
Più si procede negli anni e più i genitori cercano di far frequentare ai propri figli scuole private, anche dalle rette estremamente onerose, ma che assicurano ancor di più una carriera lavorativa importante.

Il problema dell’eccessiva pressione scolastica è talmente sentito in Giappone che esiste una parola specifica, futoko, per definire chi per questo prova panico e depressione, letteralmente significa “chi non riesce ad andare a scuola”. C’è anche un detto che può far capire meglio a che ritmi siano sottoposti gli studenti giapponesi: Yontou – goraku, ”Quattro ore di sonno passi, cinque no”.
Fin dalle elementari i ragazzi prendono lezioni pomeridiane integrative e man mano che si cresce non è inusuale vedere ragazzi uscire da scuola perfino alle 22.00, per via dei corsi supplementari.

Neanche per il tempo libero riescono ad allontanarsi dal proprio istituto in quanto le attività ricreative sono spesso organizzate dalla scuola e agli studenti è caldamente consigliata la partecipazione.

Tuttavia il sistema ha dei punti di forza notevoli, la disciplina e l’ordine sono valori che vengono tenuti in grande considerazione e insegnati agli allievi che fin da piccoli, ad esempio, hanno in carico anche la pulizia degli spazi utilizzati, infatti bambini e ragazzi sistemano insieme le aule.
Inoltre il sistema si rivela assolutamente efficiente in quanto i laureati trovano subito lavoro dopo il conseguimento del titolo.

Il Giappone non sta ignorando il problema dell’elevato tasso di suicidi tra la sua popolazione, e in effetti, dal 2003 i numeri sono in calo. Per il 1° Settembre, in particolare, il canale televisivo pubblico NHK ha lanciato la campagna su Twitter #nottedel31agosto e un noto personaggio televisivo ha spiegato agli adolescenti di anteporre la loro serenità a tutto il resto.

Il suicidio per la pressione scolastica può forse lasciare increduli, ma bisogna immaginare dei genitori con altissime aspettative e tanta attenzione per i risultati scolastici, dei test decisamente selettivi ed estremamente determinanti per il futuro del ragazzo che causano una competizione sfrenata tra gli studenti. A tutto ciò si aggiunge il diffuso problema del bullismo che spesso è addirittura tollerato dai professori e dai dirigenti scolastici.

Un ambiente così stressante finisce per diventare tutto l’universo del giovane. Le statistiche mostrano anche che i giovani studenti (e i lavoratori poi) facciano poco sesso. Oltre ad una questione di mentalità c’è certamente il problema della stanchezza e del poco tempo.  Se il contesto scolastico, o lavorativo, finisce per risucchiare tutta l’energianon lasciare spazio per nient’altro nella vita, allora forse risulta più comprensibile quale grande peso sia la scuola per i giovani e perché i più fragili possano cedere alla depressione.

Fonti: [1] [2] [3]
Immagine Copertina: Wikimedia Commons [1]

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