Viaggio nell’arte: il mito della regina Cleopatra

Nell’ immaginario storico spesso le donne non sono autorizzate a essere personaggi attivi, e anche quando hanno lasciato il segno sono ricordate dai posteri in stereotipi e ci viene offerta una versione piuttosto romanzata della loro vita. Una delle vittime illustri di questo processo è Cleopatra VII della dinastia dei Tolomei, l’ultima regina d’Egitto. Su di lei sono stati scritti numerosi libri e opere teatrali, prodotti molteplici versioni televisive e cinematografiche e dipinti una grande quantità di quadri in cui Cleopatra è quasi sempre stata rappresentata come la classica femme fatale, la donna bella e pericolosa che con il proprio corpo ammaliò Cesare e Marco Antonio; i Romani suoi contemporanei la definirono “la prostituta dei re d’Oriente”. Mai ritratto fu più lontano dalla reale Cleopatra.

Il fascino della regina d’Egitto aveva poco a che fare con il suo aspetto fisico e molto di più con la sua intelligenza, personalità e cultura; la sua bellezza non era infatti di per sé abbagliante, diversamente dal suo bagaglio culturale: fluente in otto lingue, tra cui l’egizio in controtendenza con il resto della famiglia reale tolemaica, dinastia macedone successiva alla conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno, scrisse dei trattati sulla cosmesi e fu anche molto edotta in matematica. Questa immagine era molto lontana da quella che i suoi contemporanei e anche i posteri avranno di lei, dopotutto se si considera che ebbe legami importanti sia con Giulio Cesare che con Marco Antonio, è ovvio che doveva esserci qualcosa di più di un giovane corpo, dato che entrambi i condottieri romani erano noti donnaioli e non sarebbero mai stati attratti da Cleopatra solo sulla base del sesso.

Nonostante Plutarco, storico dell’epoca romana, nella sua opera avesse ammesso il fascino e l’intelligenza della regina egizia, ancora oggi c’è chi crede nella falsa immagine di Cleopatra, influenzato da quello che ci è stato tramandato fino ad oggi dalle fonti romane che hanno plasmato il nostro personale ritratto della regina egiziana. Il giudizio fu anche influenzato dalla figura di Ottaviano che dopo la vittoria nella battaglia di Azio fece diffondere un’immagine poco lusinghiera della sua rivale, dopotutto era stata una seria minaccia per Roma e dipingerla come una regina intrigante, bella e ossessionata dal sesso era una vera e propria campagna per screditare agli occhi dei suoi contemporanei quella che in realtà era una delle donne più intelligenti e più potenti della storia.

Moneta che raffigura Cleopatra

Oltre alle cronache denigratorie su Cleopatra sono arrivate fino a noi delle testimonianze sui suoi tratti fisici, le monete che la stessa regina fece coniare mostrano un ritratto veritiero, per nulla idealizzato: il profilo pronunciato e l’acconciatura semplice non intaccano il tentativo di Cleopatra di essere vista come una governante potente, all’epoca solo gli uomini più influenti avevano il privilegio di vedere la loro effige sulle monete. Un’altra raffigurazione di Cleopatra è quella presente sul tempio di Dendera, qui rappresentata in veste allegorica come la dea egizia della fertilità Iside assieme al figlio Tolomeo Cesare avuto da Giulio Cesare; Cleopatra era una delle più devote dedite al culto della dea, si definiva “la nuova Iside” e spesso si mostrava abbigliata come la dea con la lunga tunica e il copricapo a forma di trono.

Cleopatra e Cesarione Tempio di Dendera

Eppure nonostante queste testimonianze, nella pittura del Rinascimento e per tutto il Seicento e Settecento l’immagine che venne dipinta della regina d’Egitto era quella della bellissima donna che aveva ammaliato e sedotto i due romani più importanti del suo periodo storico, fornendoci un’immagine limitante della donna e dando importanza solo alle sue relazioni sentimentali.

Un esempio sono l’affresco di Giandomenico Tiepolo Il banchetto (1750) e l’opera di Francesco Trevisani Il banchetto di Cleopatra del 1702; entrambi mostrano la stessa scena, l’incontro tra il condottiero romano Marco Antonio e la regina Cleopatra. Il momento che viene immortalato è quello in cui Marcantonio, invitato da Cleopatra ad un banchetto, rimase colpito dal grande fasto. Per dimostrare la sua indifferenza alle ricchezze, Cleopatra tolse da un suo orecchino una perla preziosa e la sciolse nel vino. Mentre si accingeva a ripetere il gesto, Marcantonio la fermò, dichiarandosi vinto. Qui entrambi gli artisti, invece che essere fedeli al periodo storico, hanno stravolto i costumi e i personaggi; i due futuri amanti indossano vestiti che sono molto più vicini al periodo storico di Tiepolo e Trevisani. Ciò che ci colpisce è come sia mostrata in entrambe le opere la regina, essa è dipinta come una bella donna, dai capelli dorati e dalla carnagione chiarissima, un’iconografia molto lontana dalla realtà, ma che è frutto sia della falsa reputazione di Cleopatra che dello stile pittorico: dopotutto all’epoca dei due pittori possedere capelli biondi e pelle lattea era sinonimo di nobiltà.

Cleopatra, John William Waterhouse, 1887

La situazione cambia nel XIX secolo: Cleopatra viene raffigurata ancora con qualche stereotipo trascinato dalla precedente tradizione pittorica, ma acquista qualche caratteristica della sua controparte storica. Dimostrazione ne è il dipinto del pre-raffaelita John William Waterhouse Cleopatra (1887), dove viene rappresentata dotata di una tale carica sensuale da creare nella società dell’epoca grande scandalo e scompiglio. La regina infatti appare senza corsetto e senza vergogna, incarnando la donna perduta e che con lo sguardo fisso davanti a sé non fa altro che provocare lo spettatore che l’osserva. La situazione non è diversa neanche in altre opere come quella del pittore francese Jean-André Rixens, La morte di Cleopatra (1874), e di Alexandre Cabanel, Cleopatra testa i veleni sui prigionieri condannati (1887); la regina d’Egitto è sempre vista come la donna sensuale, crudele e lasciva anche nella morte, come si vede nell’opera Rixens che la dipinge completamente nuda e abbandonata sul suo letto. Il suo aspetto fisico assomiglia alla possibile fisionomia della vera Cleopatra, con i capelli scuri e paramenti orientali, ma mantiene ancora la pelle chiara sinonimo di nobiltà della cultura occidentale.

La morte di Cleopatra, Jean-André Rixens, 1874

 

Cleopatra testa i veleni sui prigionieri condannati, Alexander Cabanel, 1887

Nell’Ottocento continua comunque ad essere un simbolo più che un vero e proprio personaggio storico, diventando interessante anche per il suo esotismo, ma sempre mantenendo quei canoni di bellezza che il pubblico si aspettava dalla famosa regina d’Egitto.

Ancora oggi, Cleopatra rimane una figura popolare nella nostra cultura, ma fatica ad essere compresa appieno la sua figura di donna, si preferisce continuare ad immaginarla come la bellezza più rinomata del mondo, quando in realtà fu una delle donne più potenti della storia mondiale. Diede nuovo lustro all’Egitto rendendolo nuovamente un regno ricco e potente dopo anni di mal governo del padre e fece quello che per trecento anni i suoi antenati non riuscirono mai a compiere: ottenne il sostegno sia dei sudditi greci che egiziani sui quali governava.

Cleopatra VII Philopator fu molto più che un bel viso, fu l’ultima regina dell’età ellenica, una dei nemici più temuti della repubblica romana e la più famosa di tutti i sovrani dell’antico Egitto.


 

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