Coloro che credevano infecondo il connubio tra scienza ed arte saranno costretti a ricredersi: un punto di contatto sembra esser stato trovato e nasce dalla collaborazione innovativa che vede un museo trasformarsi in laboratorio.

Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Torino (Gam) e del Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea, in occasione della mostra “L’emozione dei colori nell’arte” (che si terrà dal 14 marzo al 23 luglio 2017) ha permesso l’allestimento di un esperimento che coinvolgerà direttamente i visitatori.

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Guidato da Vittorio Gallese, neuro-scienziato cognitivo, nonché uno degli scopritori dei neuroni specchio, l’esperimento consiste nell’osservare un’opera d’arte sia nella sua versione originale che attraverso una riproduzione digitale ad alta risoluzione. Il quadro in questione è Concetto Spaziale (1956) di Lucio Fontana.

Durante l’osservazione i partecipanti saranno sottoposti a monitoraggi di parametri fisiologici e successivamente dovranno compilare appositi questionari.
La domanda cardine da cui prende forma il progetto di ricerca è la seguente: le nuove tecnologie hanno influenzato il nostro modo di vedere l’arte?

L’indagine si soffermerà anche sul confronto dei responsi analizzando le risposte in luce delle diverse fasce d’età: si punterà a capire se i giovani, più avvezzi alle tecnologie digitali, mostrano reazioni differenti dai più anziani.

Scientificamente parlando, la differenza che intercorre tra un’opera artistica e un’opera digitale è la cromia: se un quadro si avvale di una cromia sottrattiva, data dalla sovrapposizione di filtri di colore, l’immagine digitale sfrutta la cromia RGB, ossia un modello additivo basato sui tre colori rosso, verde e blu (in inglese red, green, blue da cui deriva l’acronimo RGB).

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L’apertura del messaggio artistico ad un’analisi scientifica del colore e l’ingresso delle neuro-scienze in una sala di un museo sono un primo passo verso una consapevolezza maggiore dei nostri limiti. L’effluvio vitale ed emotivo che l’arte veicola cozza contro le nostre facoltà umane: solido retaggio di un messaggio sempre meno “divino”.

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