È difficile credere che un genio della fisica come Ettore Majorana sia nato nella Sicilia di inizio ‘900. Una terra dalle forti tradizioni contadine, dove era presente ancora il latifondo e la tecnologia era rimasta ferma al XIX secolo.
Eppure fu la città di Catania a dargli i natali, il 27 marzo 1906 nella centralissima via Etnea. La famiglia essendo benestante poté permettersi di pagare gli studi al giovane Ettore, che fin da bambino mostrò un’innata propensione per il calcolo matematico.
La sua vita professionale entrò nel vivo a Roma dove si laureò in fisica con 110 ed entrò a far parte del gruppo dei ragazzi di via Panisperna, coordinati da Enrico Fermi.

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Una carriera estremamente brillante, forse troppo. Ed infatti durò poco poiché nel 1938 scomparve misteriosamente senza lasciare alcuna traccia.
L’ultima volta che fu visto era in un albergo di Palermo.

Un caso che è rimasto irrisolto per più di mezzo secolo, ed intorno al quale si sono costruite le ipotesi più strane e paradossali, dal suicidio al ritiro a vita monastica per finire alla fuga dall’Italia. E, secondo la Procura di Roma che ha archiviato il caso nel 2012, è proprio quest’ultima la versione “reale”.
Secondo le indagini iniziate nel 2008, Majorana sarebbe stato avvistato in Venezuela tra il 1955 ed il 1959. A provarlo è una foto rinvenuta che attesterebbe la sua presenza nel paese sudamericano. Un esilio volontario quindi, ma il motivo resta misterioso.

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Le chiavi di lettura della vicenda possono essere molteplici
Il carattere del giovane studioso è sempre stato un suo limite: era una persona che al giorno d’oggi sarebbe definita asociale, dal momento che amava stare da solo e detestava le attività di gruppo. La sua voglia di distaccarsi dalla routine quotidiana, e soprattutto dalle altre persone sarebbe stato un motivo più che valido per una fuga.
Secondo un’altra teoria l’allontanamento dall’Italia sarebbe stato indotto dal senso di colpa dovuto dalla scoperta della fissione nucleare, che i ragazzi di via Panisperna fecero in quegli anni. Infatti lo scienziato siciliano, spaventato e angosciato dalle possibili conseguenze di quella ricerca, avrebbe deciso di abbandonare la sua vecchia vita.
Di fatto il caso continua a far discutere, poiché dando per certa la sua presenza in Venezuela negli anni ’50, le sue attività di ricerca potrebbero essere continuate in segreto, il che aprirebbe ulteriori scenari alquanto “complottisti”.
Quello che si evince con chiarezza è che lo stato italiano ha sempre avuto un rapporto difficile con le sue menti più eccelse, fin dai tempi del fascismo.

La differenza col giorno d’oggi è che prima si lasciava il Bel Paese per motivi personali o ideologici, ora per motivi di sussistenza.

Fonti:

www.ansa.it

www.focus.it

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