L’Orlando Furioso di Ariosto. Non Angelica: Bradamante.

Se parliamo dell’Orlando Furioso, parliamo di tante cose -belle-. Ma se parliamo delle donne dell’Orlando Furioso, non parliamo di Angelica. O almeno non qui. Qui parliamo di Bradamante. Una paladina di Carlo Magno innamorata di Ruggiero, fedele al re d’Africa Agramante. Ma questo non importa. Perché in questa storia d’amore -non nell’intera opera, naturalmente-, Ruggiero è marginale. È distratto, confuso, incapace di distinguere ciò che è giusto e ciò che non lo è. Bradamante, invece, ha ben chiaro in mente ciò che vuole e, cosa più importante, va a prenderselo. Innanzitutto, una donna guerriera. E scusate se è poco, insomma, in un poema dove le donne esistono per essere salvate o inseguite. O entrambe. Una donna guerriera che combatte contro Atlante, padre di Ruggiero, per riprendersi il suo amante, tenuto prigioniero. Una donna che riesce a liberare Ruggiero dall’incanto dell’isola di Alcina, che lo convince a convertirsi al cristianesimo. Si direbbe che Bradamante sia una donna che si comporta come un uomo, ci abbiamo pensato anche noi. Non è così. Bradamante è una donna che si comporta esattamente come una donna, la differenza è che è l’unica, nell’opera, a cui è concesso di farlo. Non c’è traccia di virilità nelle sue azioni, nella sua indole, anzi: il lettore ha l’impressione di trovarsi di fronte a una donna bellissima, sensuale, incredibilmente magnetica. Che quando attende il ritorno di Ruggiero diventa debole, delicata, struggente e il suo dolore è palpabile, fisico. Per questo è più affascinante di Angelica,  descritta dalla penna di Ariosto come l’oggetto del desiderio di tutti, ma priva di un reale spessore. Paradossalmente, l’unica donna paragonabile a Braramente nell’opera è la sua antagonista in amore: Alcina, che tiene prigioniero Ruggiero sulla sua isola. Ma il paragone non è perfettamente calzante: in primis perché parliamo di una maga, in secundis perché alla fine Alcina perde: Ruggiero rinsavisce e va via. E invece Braramente vince su tutti i fronti. Dall’inizio alla fine dell’opera, non fa altro che accumulare vittorie una dopo l’altra: Brunello, Atlante, Rodomonte, per dirne alcune. Ruggiero, per dirne un’altra. Ruggiero che in questa storia, nella sua storia con Bradamante, è marginale: un trofeo, qualcosa che la paladina alla fine vince, ottiene, conquista. Una storia che si ripete, l’oggetto del desiderio rincorso, cercato, agognato. Ma qui a essere inseguito è un uomo. È soprattutto, alla fine Ruggiero viene raggiunto. Mentre Angelica no: la inseguono tutti, tutti si innamorano di lei e cercano di farla propria, ma nel momento cruciale, a un passo dall’obiettivo, la verità è che Ruggiero fallisce, e Bradamante no.

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