Selfie con la Nutria: una App per monitorare i danni in modo social

La nutria (Myocastor coypus) è un grosso roditore responsabile di consistenti danni all’ambiente, che fino ad oggi non si è ancora ben riusciti a quantificare. Anche per questo problema è stata annunciata la creazione di una App che coinvolge i cittadini in una raccolta di dati collettiva e che può aiutare gli enti preposti a pianificare misure per tutelare meglio l’ambiente.

Le nutrie sono roditori di grandi dimensioni: possono raggiungere i sessanta centimetri di lunghezza, escludendo la coda, e pesare tra i sette e i dieci chilogrammi. Sono originarie dell’America Latina e costituiscono una specie aliena e invasiva nelle nostre regioni. La presenza di nutrie nel nostro Paese si spiega però dal momento che, all’inizio del XX secolo, cominciarono ad essere apprezzate per la loro pelliccia, che veniva chiamata “castorino”; l’allevamento si diffuse in tutto il mondo e in Italia, i primi esemplari furono importati nel 1928.

La presenza di allevamenti consistenti portò inevitabilmente alla fuga di alcuni individui e alla nascita di alcune comunità allo stato selvatico in molti Paesi dell’Europa e in Nord America. A partire dal 1960, furono individuate le prime popolazioni rinselvatichite, soprattutto nelle zone pianeggianti dove si pratica agricoltura irrigua. L’adattabilità e l’elevata rapidità con cui la nutria si riproduce le hanno permesso di dilagare ovunque nelle regioni a clima temperato, fino ad arrivare alla situazione attuale, in cui la nutria è inserita nell’elenco delle 100 specie aliene più dannose al mondo.

Nel Piano triennale metropolitano di contenimento eradicazione della Nutria, si stima che in Lombardia vi siano circa due milioni di esemplari, con una densità compresa 1,3 e 3,2 nutrie per ettaro). La nutria predilige gli habitat acquatici, particolarmente diffusi nella Pianura Padana. Questo roditore ha infatti l’abitudine di scavare larghi e profondi cunicoli (entro i quali sono ospitate le tane) dentro gli argini dei corsi d’acqua, siano essi naturali o artificiali. Questo comportamento ha conseguenze devastanti, dal momento che provoca il cedimento del terreno, quindi l’aumento del rischio d’erosione degli argini. Il danneggiamento delle opere irrigue può compromettere seriamente la sicurezza delle attività umane che si svolgono lungo i corsi d’acqua, i canali e i fossi. Una tra tutte: può provocare il ribaltamento dei trattori che lavorano lungo le rive.

Nutria – Myocastor coypus

L’Informatore Agrario riporta:

Nonostante la proliferazione delle nutrie provochi gravi danni alle sistemazioni idraulico-agrarie, l’importanza dell’erosione indotta dagli animali è stata sinora raramente quantificata e le informazioni disponibili sono limitate alla conoscenza locale o alle perizie tecniche in loco.

Un gruppo di ricerca dell’Università di Padova composto da Paolo Tarolli, Giulia Sofia e Roberta Masin ha pubblicato un lavoro sulla possibilità di utilizzare una tecnica di fotogrammetria denominata SfM, Structure from Motion, che attraverso semplici fotografie scattate da diverse angolazioni permette di realizzare modelli tridimensionali dell’argine danneggiato. Saranno i cittadini con i loro smartphone dotati di GPS a scattare le fotografie, e ad inviarle al sistema centrale per l’elaborazione dei dati.

Grazie al coinvolgimento degli utenti sarà così possibile coprire aree più ampie, ed ottenere stime più dettagliate e a costo inferiore dell’entità dei danni provocati dalle nutrie. Le misure attuabili per il contenimento di questa specie sono varie, la più efficace consiste nell’utilizzo di trappole appositamente progettate.

Una possibile soluzione viene proposta anche da La Cucina Italiana, che in un articolo scrive “Nella Bassa Modenese ne sono sicuri: la nutria si mangia in umido e il suo sapore è tutt’altro che schifoso”.

Credits immagini:

Copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *