Capitale Europea della Cultura 2017: Aarhus e Pafo

L’Europa, una bellissima sinfonia di lingue e culture diverse, vive in uno stato di ambiguità permanente, unita, ma divisa in tanti stati, mai completamente una né mai sola. E se un senso comune di appartenenza non basta, per cercare di avvicinare i cittadini Europei, nel 1985 è stata istituita la capitale europea della cultura.

L’iniziativa fu lanciata dall’allora Ministro della Cultura al governo greco, Melina Merkouri, e dal Consiglio dei ministri di cui faceva parte. Inutile dire che l’iniziativa fu felicemente accolta e realizzata già nello stesso 1985, quando fu scelta, non a caso, Atene (l’anno seguente fu il turno dell’Italia con Firenze). La città, designata dall’Unione europea, per il periodo di un anno ha la possibilità di mettere in mostra la sua quotidianità e il suo sviluppo culturale. Fin da subito, per le città partecipanti, si è dimostrato un formidabile mezzo per cambiare completamente la propria base culturale e, così facendo, anche la visibilità internazionale. Oltre a Firenze, l’Italia ha visto protagoniste Bologna nel 2000 e Genova nel 2004. Bisognerà aspettare ancora il 2019, invece, per vederla tornare in lista, con Matera (ma se non potete aspettare, andate a visitarla anche ora, la sua bellezza si spreca).

Il 2017, però, vede alle luci della ribalta due cittadine agli antipodi. Al nord, nel regno di Danimarca si trova Århus, la seconda città più popolosa del paese. A sud, invece, situata nell’estremità occidentale dell’isola di Cipro, si trova l’antica città portuale di Pafo. Nonostante la differenza geografica e di clima, le due città hanno qualcosa in comune, oltre alle ricchezze artistiche e culturali, sono state entrambe snodo di importanti rotte commerciali.

L’importanza economica di Århus, però non si perde nella storia, come quella di Pafo. Situata sulla costa occidentale del Kattegat (il tratto di Mar Baltico compreso tra Svezia e Danimarca), in una posizione riparata ideale, ancora oggi, infatti, è un punto nodale per gli scambi commerciali tra lo Jutland e le isole dell’arcipelago danese, e un importante scalo per le tratte tra la Germania, la Scandinavia e i Paesi Baltici.

Oltre al porto, uno dei simboli della città è sicuramente la Cattedrale di San Clemente, iniziata intorno al 1200, e completata all’incirca nel 1300, la costruzione in stile romanico, sostituì come cattedrale la Chiesa di Nostra Signora – la cui cripta, situata sotto la cappella della Madonna è considerata tra gli edifici religiosi più antichi della Scandinavia ancora in uso, con elementi risalenti al 1060. Legata intrinsecamente alla vita economica della città, la nuova Cattedrale è dedicata a San Clemente, patrono dei naviganti, ed è situata nei pressi del porto, nella piazza centrale della città, detta Store Torv (Piazza Grande). È lunga 93 metri e con i suoi 96 metri di altezza è la chiesa più alta della Danimarca.

Isbjerget
Photo Credits: Slaunger

Ma la città danese è conosciuta anche per un altro elemento culturale, che ha meno a che fare con l’arte, e molto di più con la gola. Si tratta della Ceres marca di birra prodotta dalla Ceres Brewery di Aarhus. Le fabbriche, posizionate nel centro della città sono state chiuse nel 2008, e i terreni su cui prima sorgevano, sono ora in fase di ristrutturazione, per la creazione in un nuovo quartiere, che sarà conosciuto come CeresByen (The CeresCity). L’area sarà caratterizzata da grattacieli e un grande parco lungo il fiume. Architettonicamente moderna, si affiancherà al Den Gamle By, gli storici edifici della Ceres Brewery risalenti al 19° secolo e al Parco Ceres. L’edificio residenziale Ceres Panorama, a costruzione ultimata, sarà uno dei più alti in città.

Per gli appassionati di architettura moderna, una tappa da non perdere è sicuramente il municipio di Aarhus, progettato dagli architetti Arne Jacobsen e Erik Møller, che fu inaugurato il 2 giugno 1941. Nel gennaio 2006 il palazzo è stato incluso tra gli edifici protetti dal Danish Culture Kanon nella sezione architettura, come icona dell’architettura funzionalista danese. Di più recente costruzione – fu terminato nel 2013 – nel quartiere portuale si trova l’affascinante edificio residenziale Isbjerget (letteralmente l’Iceberg). Il progetto è firmato dai danesi CEBRA e JDS Architects, dal francese Louis Paillard e dall’olandese SeARCH.

Petra Tou Romiou
Photo Credits: Anna Anichkova

Dall’estrema modernità danese, passiamo al fascino più antico di Pafo. Capitale dell’isola all’epoca dell’Impero romano, delle vestigia del passato, a Pafo restano solamente le rovine. Ma proprio questa ricchezza di famosi resti archeologici, le hanno valso nel 1980, l’inserimento nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. A circa due chilometri a nord-ovest di Pafo, infatti, si trovano le Tombe dei Re, una grande necropoli scolpita nella roccia, che deve il suo nome alla magnificenza delle costruzioni, spesso con colonne doriche ed affreschi alle pareti. Molte risalgono al IV secolo a.C., e si pensa siano state i luoghi di sepoltura di aristocratici e alti funzionari fino al III secolo.

Da non perdere anche la splendida Chiesa di Panagia Chrysopolitissa, l’antica città di Nea Paphos e il monastero di Agios Neophytos. Un po’ più fuori mano, ma impossibile da perdere, c’è Petra Tou Romiou, luogo in cui sarebbe nata Afrodite, dea della bellezza.

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