Ho indugiato al ricordo di una puntata di Che tempo che fa, in cui Fabio Fazio ha presentato una giovane cantautrice franco-africana; non la solita mesta cantautrice che intona melodie angeliche e melense accompagnandosi con la sua fedele chitarra, ma una carichissima DJ armata di consolle e microfoni che faceva una musica altrettanto semplice, ma che aveva qualcosa in più rispetto al solito.

E così ho scoperto Jain – classe 1992, soggetto particolare, francese di nascita ma africana di sangue – e il suo, finora, unico album: Zanaka, pubblicato sotto l’etichetta Spookland nel novembre del 2015, nominato Disco d’Oro nel febbraio del 2016 e arrivato in Italia l’aprile successivo.

Dall’album sono stati estratti due singoli: “Come”, diventato per breve tempo tormentone anche tra noi stivalopodi; e “Makeba”, dedicato alla divina cantante sudafricana famosa per il suo attivismo contro l’apartheid.

Zanaka è un album fatto di testi malinconici ma permeato da un’atmosfera solare ed ottimistica. Racconta della nostalgia verso la mama Africa in cui è cresciuta ma da cui è dovuta partire per seguire il padre petroliere; è carico della sua speranza per un mondo senza confini politici e religiosi.

Come racconta un articolo del Corriere della Sera, musicalmente è: “un frullato di Miriam Makeba, Bob Marley e Stromae”, descrizione abbastanza rappresentativa, in quanto il suo sound unisce un autenticissimo spirito afro con un’importante componente elettronica e qualche sprazzo qua e là di ritmiche e sonorità reggae. I suoni e gli arrangiamenti sono molto ricercati; musica semplice e orecchiabile ma ricchissima nelle sfumature e nei dettagli.

Ma in studio, con produttori e fonici, sono capaci tutti – verrebbe da dire. E invece la cara Jain dal vivo dimostra di sapere esattamente il fatto suo: sfida i palchi e le folle sottostanti da sola con la sua consolle; mixa musica e cori live con l’aiuto di un loop, facendosi aiutare di tanto in tanto da un coro a cappella o da una sezione fiati, sempre arrangiati in modo magistrale. Oltretutto si può constatare che, stilisticamente, rappresenta un piacevole spiraglio di sobrietà e buon gusto nell’universo di eccesso ed esibizionismo in cui navighiamo oggi. Insomma, grande da ascoltare e da vedere.

Particolare menzione la meritano anche i video dei suoi due singoli: ispirati ai paradossi geometrici delle opere di Escher, sono dei piccoli capolavori di sceneggiatura e fotografia. Perfettamente in sintonia con la musica, guardandoli si ha la sensazione che ogni fotogramma sia esattamente al posto giusto nel momento giusto; senza bisogno di nulla di più, né di meno.

Jain è senz’altro un’artista che, ai nostalgici come me, ridona un po’ di fiducia nella moderna industria musicale. Per questo meriterebbe sicuramente più attenzione dal pubblico italiano.

Speriamo arrivino presto notizie di qualche nuova canzone e, magari, di un tour che tocchi anche i nostri frastagliati confini!


FONTI:

  • Il Corriere della Sera
  • Wikipedia
  • Immagini: ART News, pose-mag.fr, flickr